Curarsi i denti all’estero? Si risparmia ma ci sono rischi e bugie

All'incirca va all'estero il 4% degli italiani per farsi curare i denti: il 50% di chi torna non è soddisfatto
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ROMA – Andare all’estero per curarsi i denti. Attratti dai prezzi bassi e da una pubblicità spesso ingannevole. I numeri dicono che il fenomeno riguarda il 4% degli italiani, un dato in crescita. Ma che nasconde molte insidie. “Ciò che non viene detto, per esempio- esordisce subito, parlando con l’agenzia Dire, il presidente della Cao (Commissione Albo Odontoiatri) di Roma, Brunello Pollifrone– è che il 50% di chi ritorna da questi viaggi per curarsi i denti all’estero non è soddisfatto”. Alcuni risvolti possono anche essere pericolosi. “Per questi studi, infatti, un fattore di risparmio sono, ad esempio, gli impianti, che provengono dalla Cina o dall’India– spiega Pollifrone-. Il problema sono i materiali che vengono utilizzati per fabbricarli. I familiari di un paziente italiano che si è rivolto a una di queste cliniche sono venuti all’Ordine disperati a raccontarci che il loro caro era deceduto dopo aver subito 15 estrazioni in una sola seduta. E poi risparmiano sulle protesi mobili, sulle dentiere, oltre che sul lavoro”.

Già, lì “un assistente guadagna 300 euro al mese e certo non 2.000 come qui“, magari però non è così qualificato. E comunque in realtà anche la convenienza, alla fine, spesso non è quella prospettata: “Hanno dei trucchi– dice-. Ti raccontano per esempio che hanno dovuto fare un piccolo innesto osseo o hanno dovuto mettere un moncone sopra l’impianto dove poi verrà messa la capsula. E i costi comunque lievitano“. Un altro fattore di rischio è rappresentato dalla mancanza di un dentista di riferimento in queste cliniche. “Il lunedì lavora un dentista- conclude Pollifrone- il martedì lavora un altro e se un paziente ha una urgenza per il giorno dopo rischia di trovare qualcuno che non sa cosa è stato fatto il giorno prima. A questo bisogna aggiungere che molto spesso questi medici sono in competizione l’uno con l’altro”, per cui si rischia di cambiare più volte diagnosi e, di conseguenza, la cura. Contro la pubblicità ‘selvaggia’ in ambito sanitario è stata lanciata da Gilberto Triestino, presidente della commissione Formazione ed Ecm dell’Omceo Roma e vicepresidente dell’Andi Roma, una petizione indirizzata al presidente della Repubblica e al ministero della Salute. “Una petizione che sostengo fortemente” conclude Pollifrone.

di Edoardo Romagnoli, giornalista professionista

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