mercoledì 16 Settembre 2026

Caso Magherini, la Cedu condanna l’Italia. Il papà: “Ottenuto giustizia”

"Abbiamo combattuto dieci anni, se fanno vedere che i colpevoli sono innocenti io cosa devo pensare?"

ROMA – “In questi giorni in cui si parla di quanto accaduto a Torino capisco che se si dice qualcosa si è subito di sinistra o di destra. Anche il fatto di Riccardo era talmente limpido, ma abbiamo combattuto dieci anni, se fanno vedere che i colpevoli sono innocenti io cosa devo pensare?”. Sono le parole alla Dire di Guido Magherini, il papà di Riccardo, 39 anni, l’uomo che morì durante un fermo operato dai carabinieri in una lunga e dolorosa notte, il 3 marzo del 2014 a Firenze. Riccardo correva in strada agitato e spaventato, ricorda suo padre, “dopo esser stato ammanettato a terra in posizione prona aveva tre carabinieri che gli erano sopra, fu preso a calci, schiacciato a terra a faccia in giu“, come anche i video girati dai palazzi e i racconti dei cittadini in strada, che chiedevano di chiamare l’ambulanza, hanno documentato. “Aiuto, ahia ahia, chiamate l’ambulanza vi prego” si sente ancora nel video gridare da Riccardo; “Vuoi un altro po’ di ca…” si sente dire, poi la voce si fa sempre più fioca, diventa un rantolo.

LO STATO DEVE GARANTIRE IL DIRITTO INVIOLABILE ALLA VITA

Quando viene avvisato della morte di suo figlio gli parlano di un infarto: “Io ci ho creduto, ma poi ho visto il corpo”. E il corpo di Riccardo mostrava numerosi segni: lividi al volto, sulle mani, sulla schiena e il viola di profondi ematomi. La Cedu, con una sentenza del 16 gennaio, ha condannato l’Italia: nei fatti che hanno portato alla morte di Riccardo Magherini c’è stata una violazione dell’articolo 2 della Convenzione dei diritti umani, che sancisce come diritto inviolabile quello alla vita e che lo Stato deve garantire. La sentenza, oltre a stabilire una verità sulla morte di Riccardo, apre la strada a una riflessione importante e di grande attualità sull’uso della forza da parte dello Stato e i limiti che deve avere presente e osservare. Riccardo quella notte aveva assunto cocaina, era agitato e mentre chiedeva aiuto venne ammanettato e tenuto immobile schiacciato a terra, oltre il necessario e in un modo che insieme al resto delle condizioni si rivelerà fatale, stabilisce la Cedu. Dopo le condanne arrivate nei primi due gradi di giudizio al Tribunale di Firenze i carabinieri sono stati assolti in Cassazione e per questo la famiglia, difesa dall’avvocato Fabio Anselmo, non si è arresa e si è rivolta a Strasburgo.

CASSAZIONE: “I CARABINIERI NON POTEVANO PREVEDERNE LA MORTE”

Per la Cassazione che li ha assolti “i carabinieri non potevano prevederne la morte”. Il fratello di Riccardo, Andrea, a Fanpage aveva dichiarato: “Ci sentiamo presi in giro. Riccardo diceva sto morendo, chiedeva aiuto… i calci sono diventati di contenimento”. La Cedu segna un epilogo diverso della storia giudiziaria: nella sentenza scrive che “l’articolo 2 della Convenzione impone allo Stato l’obbligo positivo di formare i propri funzionari di polizia in modo tale da garantire che essi abbiano un elevato livello di competenza e da prevenire qualsiasi trattamento contrario a tale disposizione”. “Dalle conclusioni dei tribunali nazionali nel contesto del procedimento penale emergeva che Riccardo fosse stato immobilizzato in posizione prona a terra al fine di essere ammanettato e, una volta ammanettato, è stato mantenuto in tale posizione per circa venti minuti… la Corte ritiene provato l’uso della forza denunciato” dai familiari dell’ex giovane calciatore sottolineando proprio come questo lasso temporale oltre l’arresto non sarebbe stato necessario.

IL PADRE: “QUELLI CONTINUANO A ESSERE CARABINIERI E MAGARI TRA QUALCHE ANNO RICEVERANNO ANCHE ENCOMI”

(DIRE) Roma, 10 feb. – “Quando siamo entrati in Tribunale- continua il papà nel suo racconto- non pensavamo ci fosse una lotta. Noi non abbiamo niente contro l’Arma. Mio figlio è stato dipinto da loro come un cocainomane, un fallito ma con questa sentenza storica abbiamo avuto ragione e giustizia, e di questo siamo felici. Certo- aggiunge con amarezza- quelli continuano a essere carabinieri e magari tra qualche anno riceveranno anche encomi… chissà” e lo dice da persona che ha vissuto accanto a un familiare, suo suocero, che a quell’uniforme ha dedicato tutta la sua stessa vita.

CEDU: “SORPRENDENTE CHE RICCARDO SIA STATO MANTENUTO IN TALE POSIZIONE”

Si legge nella sentenza della Cedu che “la Corte ritiene particolarmente sorprendente che Riccardo sia stato mantenuto in tale posizione anche dopo che aveva smesso di muoversi e di parlare ed era diventato apparentemente privo di reazioni. I ricorrenti (i familiari di Riccardo, ndr) hanno denunciato, ai sensi dell’articolo 2 della Convenzione, che il loro parente era deceduto a causa di un uso eccessivo e sproporzionato della forza da parte degli agenti di polizia e che lo Stato aveva inoltre mancato in diversi aspetti al suo obbligo positivo di proteggere la sua vita. Hanno inoltre sostenuto che l’indagine sulle circostanze rilevanti non era stata efficace”. La Corte ha “ritenuto accertato che l’uso della forza in questione nell’immobilizzazione e nel mantenimento di Riccardo in posizione prona abbia contribuito alla sua morte”. Questo è il nesso causale che ha portato alla condanna dello Stato italiano, che per i danni morali subiti dalla famiglia dovrà risarcire con 140mila euro 8 persone e 40mila per le spese processuali. Tra queste persone c’è il figlio di Riccardo, un bimbo che allora aveva 2 anni.

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