venerdì 16 Ottobre 2026

Tumore ovarico, Salutari (Gemelli di Roma): “Dalla paura alla fiducia con nuovi farmaci”

Arriva l'app Vik per tornare alla normalità: dialoga con le pazienti, dà supporto e ricorda loro le terapie

ROMA – “Quando una paziente riceve una diagnosi di carcinoma ovarico il sentimento che prevale in lei è la paura. La prima cosa che fa è andare a cercare informazioni su internet e lì si trova davanti alla ‘brutalità’ dei dati. Molte donne, infatti, vanno incontro a recidive. Allo stesso tempo, però, queste pazienti hanno molta fiducia nelle nuove cure e una volta finita la chemioterapia il sentimento prevalente in loro è la voglia di tornare a una vita pressoché normale”. Vanda Salutari, specialista della Uoc di Ginecologia oncologica della Fondazione Policlinico Agostino Gemelli Irccs di Roma, parte da qui per presentare ‘Vik Tumore Ovarico’, un assistente virtuale in grado di dialogare, attraverso una chat box, con le pazienti e dare risposte a (quasi) tutte le domande di chi sta affrontando un tumore ovarico.

Realizzato dall’azienda francese Wefight, in collaborazione con Gsk e Acto-Alleanza contro il tumore ovarico Onlus, il patient support program è disponibile gratuitamente sugli appstore e sui website dell’azienda e dell’associazione pazienti. Vik non si sostituisce al medico, ma rappresenta un importante alleato alla sua attività.

Nello specifico l’applicazione è costruita con algoritmi in grado di elaborare il linguaggio e di comprendere le richieste delle pazienti. I contenuti scientifici si basano sulle linee guida di ogni Paese e sono stati costruiti e validati da esperti medici, mentre quello che riguarda l’aspetto ‘sociale, dalle associazioni dei pazienti. Vik conosce molto bene il tumore ovarico: definizioni, livelli, tipi, sintomi, diagnosi, impatto sulla qualità della vita (sport, lavoro, sessualità, alimentazione). È informato sui trattamenti e sulle classificazioni delle terapie. Ne conosce i foglietti illustrativi e ha un dialogo aperto con i siti governativi in caso di variazioni. Inoltre ha anche tante informazioni che riguardano proprio la qualità della vita, dalla sessualità all’alimentazione.

“Quando le pazienti concludono il percorso chemioterapico si sentono ‘scoperte’, vengono poco in ospedale, continuano a casa la terapia di mantenimento, e quindi anche per abituarsi a questa nuova fase della vita può essere utile avere un supporto come Vik”, sottolinea ancora Salutari.

I NUMERI DEL TUMORE OVARICO

“Il tumore ovarico è l’ottava neoplasia più comune nelle donne nel mondo. In Italia si calcola siano 5.200 ogni anno le nuove diagnosi- spiega l’esperta- È definito il silent killer perché non esiste uno screening e i sintomi sono spesso aspecifici, per cui la diagnosi avviene quando ormai la malattia è in fase avanzata, nel 70% dei casi si scopre di averlo quando è già al terzo e quarto stadio. La sopravvivenza oggi, purtroppo, è ancora molto bassa, siamo intorno al 50-55%”. Però negli ultimi anni sono stati fatti tanti importanti progressi.

“I farmaci della classe dei Parp-inibitori- prosegue Salutari- hanno rivoluzionato il trattamento del carcinoma dell’ovaio e di conseguenza le prospettive e la qualità di vita delle pazienti.
Sono farmaci orali che vengono somministrati come terapia di mantenimento sia dopo la prima linea di chemioterapia che nelle linee successive, per questo la qualità di vita e la corretta istruzione delle pazienti è fondamentale per la compliance al trattamento, sopratutto nei primi due mesi di terapia”. Rispetto al passato “dove l’aspettativa era intorno ai 3 anni, ora abbiamo fatto un passo avanti nella cronicizzazione della malattia- evidenzia Salutari- per cui molte pazienti vivono più a lungo, con la malattia, facendo delle cure che nella maggior parte dei casi sono sotto forma di compresse”.

LE PROSPETTIVE

Ora il futuro “è lavorare per abbattere il rischio- dice l’esperta- dunque sensibilizzare, soprattutto i medici di base e i ginecologi, sul discorso della familiarità, per poter individuare precocemente i portatori di alterazioni genetiche. È così che si può fare una reale prevenzione”. Per questo tipo di tumore “il fattore di rischio è essere portatori di una mutazione germinale del Brca, questo predispone a un maggior rischio di sviluppare non solo il tumore dell’ovaio ma anche quello della mammella. Per cui nelle donne che hanno questa predisposizione genetica la sorveglianza è importante”, evidenzia ancora Salutari. Poi l’esperta ribadisce che “l’avvento dei Parp-inibitori ha cambiato il paradigma terapeutico di questo tipo di tumore. Se non si guarisce si può però vivere a lungo con una terapia che si sposa bene con la propria qualità di vita”.
Dunque tre le parole chiave per il futuro: prevenzione, cura e qualità di vita.

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