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Ricciardi: “Probabile fine emergenza il 31 marzo, ma mascherine al chiuso per tutto il 2022”

Il docente di Igiene della Cattolica di Roma e consigliere scientifico del ministro Speranza apre all'allentamento delle restrizioni ma avvisa: "La pandemia non è ancora finita"

walter ricciardi

ROMA – Dopo la quarta ondata che ha colpito l’Italia a dicembre e gennaio, i numeri della pandemia rallentano. E il Governo è pronto ad allentare le restrizioni: già in vigore il nuovo protocollo per la scuola, domani toccherà allo stop all’obbligo di indossare la mascherina all’aperto. Ma per Walter Ricciardi, docente di Igiene all’Università Cattolica di Roma e consigliere scientifico del ministro della Salute Roberto Speranza, non è ancora il momento di cantare vittoria contro il virus. Ben vengano le misure più morbide, ma la prudenza va mantenuta e non è tempo di mandare in soffitta mascherine, vaccini e green pass: è questo il ragionamento dell’esperto, espresso in questa intervista rilasciata alla Dire.

LA FINE DELLO STATO DI EMERGENZA

Non solo Fratelli d’Italia: nella maggioranza che sostiene il governo Draghi, c’è chi si sta già muovendo per chiedere che il 31 marzo non venga ulteriormente prorogato lo stato di emergenza. Per Ricciardi, ci sono i presupposti per agire in tal senso: “La situazione è in miglioramento e credo che continuerà a migliorare, penso che avremo un febbraio migliore e un marzo probabilmente con la curva appiattita, quindi arriveremo alla fine di marzo probabilmente con un numero di casi relativamente ridotto – spiega il consigliere scientifico del ministro Speranza -. A quel punto il Governo si dovrà chiedere ‘Posso gestire questa situazione con gli strumenti di ordinaria amministrazione?’. Probabilmente sì, però bisognerà vedere al momento la situazione epidemiologica che si presenterà”.

“AVANTI CON LE MASCHERINE PER TUTTO L’ANNO”

Se all’aperto si potrà tornare a fare a meno delle mascherine, Ricciardi avvisa che nei luoghi chiusi i dispositivi di protezione individuale continueranno a farci compagnia a lungo. “Penso che con le mascherine dovremo convincerci ancora a lungo. Ora c’è l’attenuazione della misura all’aperto, però soltanto quando non ci sono assembramenti, altrimenti quando ci sono la mascherina va indossata. È una misura conforme all’attuale scenario epidemiologico, quindi una stagione che sta migliorando, persone che sono vaccinate e persone che sono prudenti. Però – ha proseguito il docente di Igiene della Cattolica – nel momento in cui si va all’interno di locali chiusi, perché siamo ancora di fronte a decine di migliaia di casi al giorno e una contagiosità enorme da parte di Omicron, è necessario continuare a portare le mascherine per un periodo prolungato”. E a domanda esplicita se indosseremo le mascherine al chiuso ancora per tutto il 2022, Ricciardi replica: “Io penso di sì”.

“FONDAMENTALE MANTENERE GREEN PASS A LUNGO”

“Credo sia importante continuare a presidiare questa strada del vaccino e del green pass per un tempo più prolungato“. Questa l’opinione di Ricciardi in merito alle parole pronunciate oggi dal sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, secondo cui già nel mese di marzo si potrebbe prevedere un allentamento graduale del green pass. “Credo che si debbano prendere decisioni esclusivamente in base alla situazione epidemiologica. Questo non è un virus dell’influenza ma un virus molto grave e quindi le misure devono essere prese in funzione della sua circolazione“, sottolinea il consigliere di Speranza.

Ma con la fine dello stato emergenza, previsto per il 31 marzo, il certificato verde – la cui durata è illimitata per chi ha fatto il booster – rimarrà in vigore o pensa che il suo compito sia stato ormai assolto? “Non penso affatto che il compito del green pass sia stato assolto – afferma Ricciardi -, nel momento in cui c’è una circolazione del virus così intensa. Credo invece che la vaccinazione e il green pass siano due parametri fondamentali per la normalità, noi possiamo fare praticamente tutto se siamo coperti dal vaccino e se entriamo in degli ambienti sicuri. Questo naturalmente durerà, io spero, fino a quando circolerà il virus. Nel momento in cui il virus sarà ridotto ai minimi termini, allora si potrà pensare ad attenuare questa misura che ora invece è così fondamentale”.

“NETTO MIGLIORAMENTO, MA NON SIAMO USCITI DALLA PANDEMIA”

Intanto, però, l’Italia si avvia a settimane di relativa tranquillità sul fronte Covid-19. “Siamo sicuramente in un periodo di netto miglioramento che io credo proseguirà per la primavera e l’estate, quindi forse dall’emergenza, intesa come quella che abbiamo passato negli scorsi due anni, ci stiamo avviando ad uscirne”, è la posizione di Ricciardi. Che tiene a rimarcare: “Non siamo però usciti dalla pandemia, che è pienamente in tutto il mondo e abbiamo una serie di problemi gravi in molti Paesi. Quindi dobbiamo stare attenti, non dobbiamo abbassare la guardia e dobbiamo continuare a vigilare e ad adottare le misure che sono sostanzialmente due: vaccinazione e green pass“.

intervista walter ricciardi dire

“IL COVID NON È UN’INFLUENZA, RIPRISTINARE TESTING E TRACCIAMENTO”

Anche perché, secondo il consigliere scientifico di Speranza, paragonare l’infezione causata dalla variante Omicron all’influenza è improprio. “Ho i miei dubbi, perché di fatto questa non è un’influenza, dell’influenza ha soltanto le modalità di trasmissione ma è molto più contagiosa e più grave, determina tutta una serie di sequele, non c’è la ‘long-influenza’, mentre invece c’è il long Covid, non ci sono comunque tassi di letalità così alti, non ci sono così tanti morti al giorno. È un quadro sostanzialmente diverso”.

In merito all’eventuale ipotesi che il vaccino anti-Covid, nel prossimo autunno, possa essere consigliato soltanto ad anziani e fragili, Ricciardi nota: “Certo che il virus diventerà endemico, nel senso che in qualche in modo starà qui con noi per molto tempo ma l’endemia deve essere bassa, cioè ristretta a pochi numeri e questo lo possiamo fare solo se abbiamo la copertura vaccinale e poi ripristiniamo il sistema di testing e tracciamento. Noi questo per l’influenza non lo facciamo, la lasciamo correre e vacciniamo soltanto le persone più a rischio. Credo che questa sia una strategia fattibile per un virus che è profondamente diverso dall’influenza“.

“VACCINO E GREEN PASS SONO STRUMENTI DI LIBERTÀ”

“Di fatto vaccinazione e green pass sono le condizioni per il ritorno alla normalità, sono i due requisiti su cui in qualche modo si fonda la libertà di muoversi e di fare praticamente tutto”, spiega Ricciardi. “Se vengono tolti questi due strumenti, cioè se la protezione vaccinale scema o non c’è e se il green pass viene tolto, è chiaro che (i contagi) risalgono, perché questo non è un virus estinto né esaurito, anzi è contagiosissimo. Quindi spero che non si ripeta, per la terza volta consecutiva, quello che è successo negli anni scorsi. Sarebbe un ‘anno della Marmotta’, cioè ricominciamo tutto da capo perché non si è capito che il virus non sparisce da solo”.

Il virus, secondo il consigliere del ministro della Salute, “può essere controllato e vaccino e green pass, oltre che i comportamenti, sono gli strumenti per controllarlo e per essere liberi”. Ma quando si potrà essere davvero liberi come prima? “Liberi come eravamo prima, cioè senza mascherine e abbracciandoci con l’uno con l’altro, finché c’è la circolazione del virus non si può essere – ammette l’esperto – e non perché c’è uno Stato cattivo che non lo vuole, ma perché c’è un virus molto pericoloso”.

“DUBBI SUL VACCINO RIGUARDANO LA DURATA DELL’IMMUNITÀ”

Ricciardi è certo dell’importanza del vaccino per contrastare le forme aggressive del Covid e tenere basso il numero di vittime: “Noi ci troviamo in questa condizione perché abbiamo avuto un’ottima campagna vaccinale, ci sono moltissime persone vaccinate che anche se entrassero in contatto con il virus lo supererebbero agevolmente avendo, eventualmente, nel peggiore dei casi, una malattia blanda. Il problema – aggiunge lo studioso – è quanto dura questa immunità, cioè quanto questa possa essere sopravanzata da eventuali varianti. Questi sono i dubbi”.

“VACCINO SALVAVITA PER CHI HA PATOLOGIE PREGRESSE, PREVENTIVO PER GLI ALTRI”

“Come si farà a convincere di nuovo le persone a vaccinarsi? Va spiegato loro che questa vaccinazione è salvavita, soprattutto in alcune fasce d’età”. Per Ricciardi, i numeri parlano chiaro: “Oggi vediamo una netta differenza, cioè quelli che muoiono e vanno in ospedale sono non vaccinati e hanno delle conseguenze soprattutto se hanno fattori di rischio come sovrappeso, obesità, diabete, patologie pregresse. Quindi per loro è salvavita. Per gli altri la vaccinazione è preventiva, così come lo è per i bambini, perché purtroppo stiamo vedendo che vengono interessati e che il 10% di loro va incontro al long Covid, cioè ad una sindrome lunga, che li spossa e ne compromette la funzionalità. Insomma è una malattia seria, un virus brutto, per cui non può essere trattato come un virus banale, cosa che non è“, specifica l’esperto.

“SPERIAMO NON ARRIVINO NUOVI VARIANTI CHE BY-PASSINO I VACCINI”

Secondo Ricciardi, “rispetto agli anni scorsi, quando eravamo certi che (i virus) sarebbero tornati, quest’anno abbiamo la grande copertura vaccinale, però quanto dura lo dobbiamo verificare. Questo sempre nella speranza che non ci siano varianti che bypassano i vaccini, ma speriamo di no. Una nuova ondata in autunno è difficile prevedere se e come possa essere. Però di fatto – avvisa il docente di Igiene – ci deve in qualche modo preoccupare, perché la nostra situazione di positività dipende dalla vaccinazione e quella contro i coronavirus non è probabilmente permanente. È probabile che a mano a mano che il tempo passa questa protezione si attenuerà e potrebbe farlo proprio in autunno e in inverno, quando ci troveremo alle prese con fattori di rischio come il ritorno di tutti i virus respiratori e il fatto che il freddo ci conduce a stare al chiuso, quindi gli uni vicini agli altri. È un’incognita, in questo momento non lo sappiamo”.

“SÌ AD AUMENTO CAPIENZA STADI, MA CON SUPER GREEN PASS E MASCHERINA”

Un altro provvedimento allo studio del Governo è l’aumento della capienza degli impianti sportivi, per tornare ad accogliere più pubblico rispetto al 50% attuale. Un’ipotesi attuabile, secondo Ricciardi, a una condizione: “Nel momento in cui si abbassano i casi è possibile anche eventualmente aumentare il riempimento, purché però tutte le persone all’interno dello stadio siano immuni, cioè siano o guarite o vaccinate”.

Per ora c’è la “conferma delle misure attuali – ricorda l’esperto – cioè in questi luoghi di affollamento si può entrare con il super green pass, quindi con condizioni certe di immunità, o perché si è vaccinati o si è guariti. E ovviamente con i comportamenti saggi delle mascherine e del cercare di stare per quanto possibile distanziati“.

Ma che tipi di controlli ci saranno? “Credo che ci saranno dei controlli individuali, nel senso che per garantire questo status quo è chiaro che bisogna fare dei controlli rigidi. Lo stadio – spiega il consigliere di Speranza – è sicuramente un ambiente in cui ci si assembra, però con determinate condizioni può diventare un ambiente in cui entrano soltanto le persone che hanno un rischio estremamente ridotto, quindi è un rischio calcolato”.

“NUMERI DEL COVID SOTTOSTIMATI, FORSE UN TERZO DEL TOTALE”

“I numeri rispecchiano la reale situazione e nel caso di una malattia infettiva sono comunque sempre sottostimati. Quelli che vengono notificati formalmente sono probabilmente la metà o addirittura un terzo di quelli reali, quindi quando diciamo che ci sono 10mila casi significa che nel Paese reale ci sono almeno 20mila, forse 30mila casi. E così come il numero dei morti, probabilmente è superiore e non inferiore. Non ha senso quella distinzione tra ‘con coronavirus’ o ‘per coronavirus’, ormai lo stiamo dicendo da anni”. Lo sottolinea il professor Walter Ricciardi in merito all’esattezza dei numeri relativi a ospedalizzazioni e decessi per Covid.

“La cosa importante – prosegue l’esperto – è che quando si presenta un paziente infetto in un ospedale deve essere gestito attentamente, sia per la sua patologia da coronavirus sia per le patologie che ha concomitanti. È un problema assistenziale enorme questo, che mette a dura prova il servizio sanitario, che peraltro è già sotto dotato, quindi dobbiamo essere molto attenti. Le dimensioni sono importanti, siamo ancora in una pandemia e cerchiamo di gestirla come tale”.

Ma come mai c’è ancora un numero così alto di morti? “C’è una combinazione di eventi – analizza Ricciardi – noi siamo un Paese vecchio e dal punto di vista demografico abbiamo una percentuale altissima di persone anziane; inoltre le nostre persone anziane sono fragili, è noto che gli italiani vivono molto ma passano parte consistente dell’ultima parte della loro vita in condizioni di cattiva salute. Infine vengono curate da un servizio sanitario ampiamente insufficiente dal punto di vista della quantità, basti pensare agli infermieri: ce ne mancano 53mila per pareggiare i conti con la Germania. È chiaro che quando un anziano va in ospedale e ha un infermiere di notte che vede 20, 30 o 40 letti la qualità di assistenza di quell’infermiere non può essere la stessa di come se ce ne fossero dieci”.

“PANDEMIA GESTITA BENE NELLA PRIMA FASE, POI MANCATA FORZA PER NUOVI LOCKDOWN”

“La pandemia è stata gestita molto bene bella prima fase, cioè quando l’Italia coraggiosamente ha scelto di fare, come primo Paese democratico, il lockdown. Poi ci sono state un po’ di defaillance nella seconda e terza ondata, perché si è scelto di non fare il lockdown”. Secondo Ricciardi sono state queste le mancanze nella gestione dell’emergenza sanitaria. “Il lockdown è una misura estrema molto impopolare, non c’è stato la forza di farlo, mi riferisco all’ottobre del 2020 e al febbraio del 2021. In quella fase l’abbiamo pagata cara”, conclude l’esperto.

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2022-02-10T16:08:05+02:00