Vaccino, la Lombardia propone il passaporto sanitario a immunizzati ma Pregliasco frena

A dirlo in commissione sanità è Marco Trivelli, direttore generale Welfare della Lombardia, che annuncia per domani sera una riunione con il Comitato tecnico scientifico
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di Laura Iazzetti

MILANO – La Lombardia si sta interrogando sulla possibilità di fornire un passaporto sanitario a chi riceve la seconda dose del vaccino anti-covid. A dirlo in commissione sanità è Marco Trivelli, direttore generale Welfare della Lombardia, che annuncia per domani sera una riunione con il Comitato tecnico scientifico. “Vorremmo sapere dal Cts se una persona che ha ricevuto la seconda dose è immune per qualche mese, se è in grado di muoversi liberamente, almeno per 3 mesi, e se può rinunciare alle misure di distanziamento. Vorremmo sapere se il certificato di avvenuta vaccinazione può diventare un tesserino”, spiega Trivelli.

Fabrizio Pregliasco, virologo e membro del Cts lombardo, spiega alla ‘Dire’ che istituire un passaporto sanitario è una possibilità da prendere in considerazione, “che però non deve coincidere con una riduzione dell’attenzione, perché non è ancora possibile abbassare la guardia“. Anche se si è concluso il proprio ciclo di vaccinazione, quindi, va mantenuto il distanziamento e va indossata la mascherina. Il passaporto sanitario può essere utilizzato piuttosto come escamotage per convincere le persone a sottoporsi alla somministrazione, decidendo ad esempio che chi è vaccinato può andare allo stadio”, ipotizza Pregliasco. L’importante è rimanere prudenti. “L’indicazione dovrebbe essere nazionale”, aggiunge il virologo.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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