Genova, lavoratori dello spettacolo in piazza: “La cultura non è lusso decorativo”

Lavoratori arte e spettacolo genova
Il 23 febbraio, ad un anno esatto dalla prima chiusura degli spettacoli dal vivo, il collettivo 'Emergenza spettacolo Liguria' chiama tutti a raccolta dalle 18 in De Ferrari
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GENOVA – Il 23 febbraio sarà il triste primo compleanno del fermo pressoché totale alla loro attività. E i lavoratori del mondo dello spettacolo di Genova sono pronti a “celebrarlo” in piazza, con una manifestazione a De Ferrari a partire dalle 18. L’iniziativa è stata lanciata via Facebook dal collettivo “Emergenza spettacolo Liguria”, che chiama tutti a raccolta per preparare la protesta. “Il 23 febbraio torniamo in piazza a un anno esatto dalla prima chiusura dello spettacolo dal vivo- si legge nell’invito- la pandemia è stata per molti aspetti una cartina tornasole che ha fatto emergere fragilità pregresse. Qual è l’investimento che si è disposti a mettere in campo a difesa e salvaguardia della cultura? La cultura non è un lusso decorativo che ci si concede solo nei momenti buoni”.

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Per il collettivo, “un progetto di cura sociale è quanto mai necessario per tornare a tessere quei legami di comunità inevitabilmente recisi dalle misure di contenimento e garantire spazi di riflessione collettiva. I luoghi di cultura sono stati troppo a lungo e pesantemente penalizzati, ma con noi a essere penalizzata è stata la società, privata del suo nutrimento culturale, di occasioni di condivisione e di opportunità di riavvicinamento elettivo in un’epoca di distanziamento fisico”. Per i lavoratori del mondo dello spettacolo liguri, “l’ancora dello streaming non è e non può essere un appiglio. Non ci ha salvato e non ci salverà, anzi rischia di snaturare un’arte antica quanto il mondo. Chiediamo un piano di ripartenza che restituisca agli operatori dello spettacolo la dignità del lavoro, che preveda un sostegno alle piccole e medie realtà culturali che rischiano di scomparire e protocolli di sicurezza per aprire il prima possibile i luoghi di cultura e spettacolo. Chiediamo una data, una progettualità. Il settore è allo stremo”.

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