Mestruazione per emancipazione. Dal medioevo del 2021 è tutto

Il ciclo? È un fatto, semplicemente un fatto naturale, che fa parte dell'identità biologica, ma non un elemento da annoverare nei meriti morali
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ROMA – Il bagaglio di luoghi comuni è proprio quello ricorrente che sentivate in case dalle nonne, come una filastrocca. Quando hai il ciclo ‘sei nervosa’, ‘hai le lacrime facili’, ‘hai voglia di cioccolato’ . Ora però, nella pubblicità di una nota marca di assorbenti, c’è l’aggiunta fashion 2021: ‘Essere te stessa è la cosa più bella da mostrare’, ‘Sei forte comunque’ e puoi marciare verso il pieno riconoscimento dei diritti, armata di un flusso maleodorante che ti sporca i pantaloni e ti piega di dolore ogni mese. Resta incomprensibile capire perché il dato naturale del mestruo debba collegarsi alla questione dei diritti o a quella culturale degli stereotipi. Non sarà che mentre si provano a superare gli odiosi recinti del passato si cade in una sorta di razzismo biologico in cui il ciclo diventa un sigillo di non si sa bene quale primato ‘morale’, la fertilità un merito, la procreazione un altro, e la battaglia dei diritti si trasfigura in una faccenda più spartana che altro?

La pubblicità deve vendere e nessuno le vuole imputare grandi missioni culturali, ma un qualche studio sul suo appeal deve esser stato fatto senza dubbio, come sempre. Non mi sento donna perché ho le mestruazioni, anzi mi fanno anche un po’ schifo dalla loro prima comparsa. Possiamo chiamarle scomode e fastidiose o dobbiamo nutrircene come Dracula? Non sono donna perché ho un fagiolo che si chiama utero, o almeno gradirei non essere identificata tutta in quei centimetri di organo, non smetto di essere donna quando il ciclo toglie il disturbo e il tempo passa con quella menopausa che suscita ancora ammiccamenti irriverenti e odiosi tra le donne, spesso più che tra i maschi. Non sarà che proprio le paladine del diritto rischiano di rievocare un insidioso primato biologico? Di che poi, degli apparati genitali? È lo stesso agonismo fallico maschile: chi ha più flusso è il new chi ce l’ha più lungo? Beh stiamoci attente. 

Ho conosciuto schiere di donnissime, ‘fiche’ fino allo svenimento, senza il bisogno di fare bandiera di tutti questi bagagliucci di passaggio. Semmai di ben altro. Femmine nell’anima, nella testa, in ogni centimetro di corpo. Non ho mai visto mia madre rivendicare il proprio femminile da un pannolino puzzolente di sangue. È un fatto, semplicemente un fatto naturale, che fa parte dell’identità biologica, ma non un elemento da annoverare nei meriti morali. C’è da rimanere allibiti da questo inquinamento del pensiero, nel medioevo del diritto c’è di nuovo il primato del corpo. Me la immagino in mille modi la donna del futuro, forte dei suoi diritti e del suo pieno riconoscimento sociale. In mille modi bellissimi, mai mi verrebbe in mente di vederla emancipata e ‘riconosciuta’ per una pila di pannolini sventolati come una bandiera. Mia nonna chissà che direbbe. 

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