“Giù le mani da Bologna, Zaky dev’essere liberato”, parte la mobilitazione. In campo anche il sindaco

Gli studenti invitano tutti gli accademici alla mobilitazione: ricercatori, dottorandi, docenti e personale tecnico e amministrativo. Il sindaco: "È un nostro studente"
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BOLOGNA – “Abbiamo bisogno che questa persona sia liberata perchè non riteniamo possibile, noi che siamo uno Stato di diritto, che delle persone siano detenute e torturare perchè hanno idee diverse dal regime attualmente al potere. E’ una battaglia di civiltà. E poi è un nostro studente: quindi giù le mani da Bologna, qui siamo per la dignità delle persone e cerchiamo di farla rispettare ovunque”. Così il sindaco di Bologna, Virginio Merola, torna ad intervenire sulla vicenda di Patrick George Zaki, ricercatore dell’Alma Mater arrestato in Egitto. Il caso di Zaki richiama quello dell’italiano Giulio Regeni e questo “indipendentemente dalla nazionalità delle persone- sottolinea Merola, oggi a margine del Consiglio comunale- perchè non possiamo assistere passivamente al fatto che i diritti umani vengano continuamente calpestati”.

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STUDENTI SI MOBILITANO PER ZAKY: OGGI PRESIDIO

Dopo la mobilitazione di ieri in piazza Maggiore promossa da Amnesty International, oggi sono gli studenti dell’Alma Mater ad organizzarsi in un presidio alle 18 in piazza Scaravilli. “Crediamo che, alla luce di questo contesto, sia oggi necessario che la comunità accademica dell’Università di Bologna, in primis, e di tutti gli altri Atenei d’Italia, si unisca al fine di rivendicare e ottenere verità e giustizia per Zaky”, scrive Link, il collettivo studentesco promotore dell’iniziativa. L’invito alla mobilitazione è aperto a tutta la comunità accademica: ricercatori, dottorandi, docenti e personale tecnico e amministrativo. Tutti insieme per chiedere al ministero degli Esteri la liberazione di Zaky, il ritiro degli ambasciatori, l’interruzione di ogni rapporto economico e militare con l’Egitto, una posizione del ministero dell’Università “contro questo attacco alla libertà della ricerca”.

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ALMA MATER BOLOGNA ISTITUISCE “UNITÀ DI CRISI” PER ZAKY

L’Alma Mater di Bologna ha istituito “una piccola unità di crisi, un gruppo di lavoro” per prendere subito i contatti col Governo e la Farnesina e seguire da vicino la vicenda di Patrick Zaky, attivista egiziano e studente dell’Ateneo felsineo, arrestato giovedì a Il Cairo. A spiegarlo è Rita Monticelli, coordinatrice del master ‘Gemma’ frequentato da Zaky. “Spero che sappia che non sarà mai lasciato da solo“, dice Monticelli ai microfoni di Rainews 24. Quando è emersa la notizia dell’arresto, e delle torture inflitte al giovane, “la prima reazione è stata di grande dolore”, spiega la docente, ma anche di “perplessità e quasi di incredulità”, perchè è un fatto “lontanissimo da come abbiamo conosciuto Patrick. Sicuramente era impegnato per l’uguaglianza sociale e i diritti umani, ma come spero tutti noi lo facciamo. Quindi siamo rimasti increduli per quello che gli hanno fatto”.

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A quel punto, però, “abbiamo capito che dovevamo metterci tutti insieme- racconta Monticelli- col rettore, il vicario e i prorettori abbiamo cercato di costituire una piccola unità di crisi, un gruppo di lavoro, per prendere immediatamente contatto col Governo e il ministero”. Zaky, racconta ancora la docente dell’Alma Mater, in aula mostrava “sempre grande interesse, attenzione e serietà di studio. Era molto attento anche alle discipline che per lui erano nuove, come la letteratura, che gli ha aperto nuovi orizzonti. Ha sempre mostrato anche molta competenza e capacità per quanto riguarda le teorie e le metodologie degli studi di genere, su diversità e inclusione, con molta passione e rispetto per le opinioni altrui. Dibatteva sempre all’interno della classe con originalità di pensiero e pensiero critico, pronto anche a cambiare la propria direzione. E’ evidente che Patrick è qua da noi, e tornerà, con questa idea di una formazione forte sugli studi di genere”, dice Monticelli.

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10 Febbraio 2020
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