Oscar 2020, Renée Zellweger miglior attrice nei panni di Judy Garland

Il biopic ‘Judy’ diretto da Rupert Goold, dal 30 gennaio nelle sale italiane
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ROMA – La star di Hollywood Judy Garland torna a vivere sul grande schermo grazie a Renée Zellweger, protagonista di ‘Judy’, biopic sui generis diretto da Rupert Goold, grazie al si è aggiudicata l’Oscar nella categoria miglior attrice protagonista. Zellweger ha dedicato il premio  ai suoi genitori che “emigrati in America con il sogno americano” e a Judy Garland, una “delle eroine che uniscono le persone e ci aiutano a trovare il meglio di noi”. 

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Il film, nelle sale dal 30 gennaio, non racconta i punti salienti della vita di Garland, ma si concentra sulla nascita e il declino dell’artista. Volevo “bilanciare la leggenda con la donna umana e reale: la madre e il mito”, ha dichiarato il regista, che ha deciso di ambientare la pellicola in due precisi momenti della vita di Garland: il 1939, anno in cui girò il film che la lanciò sul grande schermo, il leggendario ‘Il Mago di Oz’, e il 1968, quando l’artista 47enne oramai sul lastrico, decide di accettare una proposta di lavoro a Londra.

‘JUDY’, TRAMA

Lo spettatore viene così a conoscenza della ‘gioventù rubata’ di Judy dagli Studios hollywoodiani, attraverso un controllo pressoché totale la sua vita, dalla dieta forzata a cui viene costretta, alla decisione di spostare il suo 16esimo compleanno in una data più comoda per le riprese, costruendo una festa posticcia, in un cui tutto, dalla torta alla piscina nella quale la ragazza si getta in un atto egoistico di trasgressione, è artificialmente costruito. La scelta a cui il capo dellla MGM, Louis B. Mayer, la mette di fronte è semplice: se seguirà le sue indicazioni diventerà una star, altrimenti vivrà la banale vita di una casalinga qualunque. Con un salto temporale di 30 anni capiamo le conseguenze delle scelte fatte da Judy: è diventata un mito, ma la notorietà non le ha regalato la felicità, così come i suoi 4 mariti ‘usati come antidepressivi’. “Non hanno funzionato”, dice scherzando Garland al suo medico.

‘JUDY’, RECENSIONE

Costretta ad esibirsi per 5 settimane al “The Talk of the Town”, un nightclub alla moda di Londra, per poter pagare i suoi debiti e dare una stabilità ai suoi due figli, per la cui custodia si sta battendo con il padre, Garland è in lotta con se stessa, con le sue paure e i suoi rimpianti. Non ha più la voce di un tempo e va avanti grazie ad alcool e pasticche, ma deve comunque continuare ad esibirsi. “Le mie prime impressioni su Judy Garland erano che fosse estremamente piccola, molto fragile e piuttosto silenziosa, in qualche modo si tendeva a proteggerla”, spiega Rosalyn Wilder, assistente dell’artista durante la sua permanenza a Londra (interpretata nel film da Jessie Buckley), la cui testimonianza ha permesso agli sceneggiatori di ricostruire quel periodo della sua vita. Fragilità, ma anche ironia e effervescenza, che esplodono grazie a Renée Zellweger. E’ lei il vero e unico pilastro di una pellicola convenzionalmente scritta e diretta. Fatta eccezione per alcune smorfiette intrinsecamente sue e di ‘bridgettiana memoria’ (di cui avremmo fatto volentieri a meno) Zellweger si cala perfettamente e in maniera totale nei panni di Garland, dando anima, corpo e voce al personaggio. Attraverso un’ottima prova attoriale e soprattutto canora, l’attrice riesce così a portare sullo schermo l’enorme complessità emotiva di un’artista ingabbiata dal suo stesso dono. 

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10 Febbraio 2020
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