Lingua straniera, gli studenti ‘bocciano’ Vendola e Salvini

Nessun politico italiano passa l'esame d'inglese a pieni voti. E' questo il risultato di un sondaggio condotto fra mille studenti italiani dall'accademia online ABA English
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lingue straniere politiciROMA – Nessun politico italiano passa l’esame d’inglese a pieni voti. E’ questo il risultato di un sondaggio condotto fra mille studenti italiani dall’accademia online ABA English. Matteo Renzi sarebbe promosso per il 34% degli intervistati. Diversi invece i suoi colleghi rimandati a settembre. E’ il caso di Giorgia Meloni (19%), Silvio Berlusconi (17%) e Beppe Grillo (13%). Bocciati sarebbero, invece, Nichi Vendola (11%) e il leader del Carroccio Matteo Salvini (6%).

Dallo studio condotto da ABA, l’inglese risulta essere ‘questo sconosciuto’ a causa di politiche d’insegnamento di questa lingua – fra i banchi delle scuole superiori – “non sufficienti” per 9 italiani su 10. I dati variano di poco se si tratta di insegnamento all’interno della scuola dell’obbligo (93% insufficienti; 7% sufficienti) o all’interno dell’universita’ (86% insufficienti; 14% sufficienti).

Le ‘colpe’ sono attribuite dall’85% del campione in egual misura ai governi di destra e di sinistra. Per il 9% degli intervistati i governi di entrambi gli schieramenti hanno realizzato buone politiche linguistiche, mentre se ne e’ occupata di piu’ la sinistra per il 3% e di piu’ la destra per il 2%. Gli italiani sembrano apprezzare le riforme introdotte dal governo con la legge Buona Scuola in materia linguistica. In particolare, la possibilita’ di usare il metodo Content Language Integrated Learning, ovvero l’insegnamento di alcune materie in lingua inglese. Il 61% degli intervistati, infatti, ritiene che possa essere un metodo efficace per imparare l’inglese e il 33% lo ritiene utile anche se non sufficiente. Solo per il 6% l’introduzione di questo metodo non servirà a molto.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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