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Rifiuti. Bonafè (Pd): “Economia circolare, +7% del Pil e 1 milione di posti in UE”

Non si parla solo di tutela dell'ambiente, perché "dietro all'economia circolare c'è una politica industriale"
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ROMA – Un intervento sul ciclo vitale dei prodotti – quindi sul ciclo dei rifiuti che ne è la fine ma anche sulla fase di progettazione che ne è l’inizio – che porti al recupero di tutto ciò che può essere ancora utile, trasformando scarti in ‘materia prima seconda’ ed evitando sprechi. Un’azione, quella che si realizza nelle proposte di direttiva che modificano le attuali norme Ue sui rifiuti (il ‘pacchetto Economia circolare’) capace secondo alcuni studi di far crescere fino al 7% in più il Pil su base Europa con un aumento fino a 1 milione di posti di lavoro di qualità. Lo dice Simona Bonafè, europarlamentare Pd, membro della commissione Ambiente, Sanità pubblica e Sicurezza alimentare del Parlamento europeo e relatrice sulle proposte di direttiva in materia di rifiuti nota come ‘pacchetto Economia circolare’, in audizione alla commissioni riunite Ambiente e Politiche Ue della Camera e Ambiente del Senato.

Non si parla solo di tutela dell’ambiente, perché “dietro all’economia circolare c’è una politica industriale“, spiega Bonafè, riferendo appunto che secondo un autorevole studio “se il sistema è ottimizzato potremmo avere beneficio fino a 7% in più di Pil su base Europa, un aumento fino a 1 milione di posti di lavoro di qualità, perché economia circolare significa innovazione”. Da questo punto di vista, l’iniziale proposta, poi ritirata dalla Commisisone europea, “era sbilanciata sul conferimento rifiuti, invece l’economia circolare deve comprendere tutto il ciclo vitale dei prodotti, inclusa la fase di progettazione”, spiega l’eurodeputata Pd. La versione attuale invece “modifica la framework directive su rifiuti, ma guarda alla progettazione degli oggetti e i materiali usati”, spiega Bonafè, quindi “‘close the loop’, chiude il cerchio”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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