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Migranti, in Libia sgomberato sit-in: ong denunciano 600 arresti

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Lo sgombero dei migranti è avvenuto con "violenza", mentre le tende di fortuna messe su dai dimostranti "sono state bruciate"
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ROMA – In Libia sono stati arrestati “più di 600” tra migranti, rifugiati e richiedenti asilo che campeggiavano da mesi davanti a un ex struttura delle Nazioni Unite della capitale Tripoli chiedendo un migliore trattamento da parte delle autorità locali. A denunciarlo in una nota sono le ong Norwegian Refugee Council (Nrc) e International Rescue Committee (Irc).

Stando a quanto riferito dal direttore per la Libia dell’Irc, Thomas Garofalo, il personale sanitario della ong ha soccorso anche “una persona colpita da arma da fuoco”. Sarebbero quindi “centinaia”, secondo le testimonianze raccolte dall’International Rescue Committee, “i migranti, compresi donne e minori, che sarebbero stati trasferiti in centri di detenzione dove le condizioni sono già molte dure“.

Il responsabile di Nrc nel Paese nordafricano, Dax Roque, ha rilanciato le testimonianze di alcune persone presenti e ha riferito che lo sgombero dei migranti è avvenuto con “violenza”, mentre le tende di fortuna messe su dai dimostranti “sono state bruciate”.

I richiedenti asilo e rifugiati si erano accampati a ottobre davanti a una struttura dell’Onu, poi chiusa a dicembre, per chiedere migliori condizioni di vita in Libia e a seguito di un’altra serie di arresti da parte delle autorità. In quell’occasione circa 5mila migranti, tra i quali oltre 250 minori e più di 700 donne, erano stati trasferiti in centri di detenzione gestiti dal ministero degli Interni, alcuni dei quali già pesantemente sovraffollati.

Nrc e Irc hanno esortato il governo di Tripoli a liberare “tutte le persone arrestate” e a “proteggerle da ulteriori violenze”. Le organizzazioni hanno inoltre lanciato un appello alla comunità internazionale affinchè “estenda percorsi sicuri e legali per le persone che vogliono lasciare la Libia”.

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