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Davide, il ragazzo hikikomori che ha vinto la battaglia contro la scuola

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Affetto da fobia sociale, il ragazzo non era stato ammesso all'esame di terza media nonostante i buoni risultati ottenuti con il piano didattico personalizzato. Dopo una battaglia legale, la famiglia è riuscita a fargli sostenere nuovamente l'esame e ora può iniziare le superiori
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ROMA – “La storia di Davide e la sua condizione psicologica era nota agli insegnanti della sua scuola da ben tre anni, tanto da aver predisposto per lui un piano didattico personalizzato, ma all’esame di terza media il ragazzo non viene ammesso, per cui la famiglia decide di ingaggiare una battaglia legale che solo a fine novembre si è conclusa positivamente. Ci sono voluti due ricorsi al Tar di Brescia, tante Pec, e un ricorso al Consiglio di Stato che ha dato ragione a Davide, il quale oggi può finalmente frequentare un istituto superiore“. A spiegare all’agenzia Dire quello che è accaduto a Davide, un quattordicenne di Brescia, da giugno 2021 ad oggi, sono Giovanni Rao e Domenico Famà, avvocati di Forensics Group, che hanno seguito il ragazzo e la sua famiglia: Rao per la parte legale, mentre Famà per quella tecnico-scientifica.

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La storia di Davide è la storia di un legame spezzato con la scuola, di rapporti interrotti con la famiglia e un comportamento da parte degli insegnanti che allontana anziché avvicinare. Assomiglia alla storia del fanciullo, Davide appunto, che sconfisse Golia, il temibile gigante dei Filistei, tra i brani più famosi narrati nella Bibbia. Simbolo di fede e coraggio che trionfano sulla violenza del gigante, la vicenda reale di Davide non dovrebbe rappresentare una battaglia, perché la scuola è l’ambiente dell’inclusione per i ragazzi e non un Golia. Ma così non è nella vicenda del ragazzo bresciano. Davide soffre di fobia sociale, riconosciuta anche come sindrome di ‘Hikikomori’, non viene ammesso agli esami di terza media, nonostante la certificazione medica già a conoscenza della scuola e un piano didattico personalizzato seguendo il quale Davide ha dato anche buoni riscontri durante i tre anni presso l’istituto medio.

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A causa della sua condizione psicologica, Davide tende ad escludersi dalla società e ad averne timore, sente la pressione della società e dei coetanei, oltre che del mondo adulto. Una condizione, la sua, che la scuola conosceva da ben tre anni ma che ignora l’8 giugno 2021, il giorno in cui decide di non ammetterlo all’esame di terza media. “Con la didattica a distanza, a causa del Covid, Davide ha enormi difficoltà, si oscura perché non riesce a sostenere la pressione esterna, così i docenti a fine anno scolastico decidono di non ammetterlo all’esame, ma la famiglia decide di non sottostare a questa ingiustizia, contesta la decisione e inizia la battaglia legale – spiega l’avvocato Rao – Facciamo quindi un ricorso al Tar di Brescia e il tribunale concede a Davide di fare l’esame il 25 agosto, tuttavia l’atteggiamento degli insegnanti non cambia, non credono a quanto messo nero su bianco dalla psicologa del ragazzo e Davide, sebbene abbia sostenuto un buon esame, viene bocciato. Quel giorno Davide si chiude nella sua stanza per quattordici lunghi giorni, dopo aver trasferito tutti i libri fuori dalla camera”, ricostruisce l’avvocato Rao.

“Decidiamo quindi di fare un nuovo ricorso al Tar, ma viene rigettato“, continuano gli avvocati. “A quel punto decidiamo di fare un nuovo ricorso, questa volta al Consiglio di Stato, che finalmente dà ragione al ragazzo: all’esame del 25 agosto Davide viene trattato come uno studente che non ha problemi e non vengono tenute in conto le sue fragilità”, scrivono i legali nel provvedimento. Il Consiglio di Stato riconosce che “l’esame orale si è svolto con modalità che non hanno tenuto conto del piano didattico e delle condizioni di fragilità e difficoltà del ragazzo, pertanto il ragazzo può rifare l’esame”.

A fine novembre Davide ha sostenuto nuovamente l’esame, lo ha superato e ha iniziato da pochi giorni le lezioni in una scuola superiore. Ma la vicenda lascia profonda amarezza”, commentano Giovanni Rao e Domenico Famà, avvocati di Forensics Group. “È come se la scuola non avesse mai voluto riconoscere che c’era una difficoltà seria – osservano i due – anche se questa difficoltà era certificata da uno specialista ed era stata riconosciuta dall’istituto scolastico che aveva predisposto per Davide un percorso di studi apposito. Anzi – rimarcano i legali Famà e Rao – la certificazione dello specialista privato è stata considerata dalla scuola alla stregua di un falso, come se una famiglia fosse felice di dover far dichiarare ad uno specialista, a pagamento, che il proprio figlio non sta bene”.

Ora che la vicenda sembra essersi chiusa, Rao e Famà sottolineano come solo la forza di questa famiglia ha reso possibile fare i ricorsi e vincere la battaglia contro Golia: “Non possiamo dimenticare quando Davide, che con la sua sindrome tende a non avere contatti fisici con gli altri, ci ha abbracciati dopo l’esito dell’esame. E spiace constatare che la scuola non abbia fatto quello che avrebbe dovuto garantendo l’inclusione soprattutto a chi ha delle fragilità. Anzi, la scuola pretendeva certificazioni firmate da dipendenti del Servizio sanitario nazionale, ovvero specialisti in ambito di sanità pubblica, ma in pieno Covid e con le restrizioni ad esso legate, era impossibile nel breve tempo. Richiesta questa a cui la famiglia ha cercato di far fronte consultando e portando certificazioni non solo dalla psicologa che ha in cura Davide ma anche di altri specialisti in psichiatria, e si è così creata una frizione non più sanabile tra la famiglia e la scuola. Sono sicuro però – specifica Rao – che questo sia stato un caso sfortunato, che molti insegnanti si comportano e si comporteranno in maniera diversa“.

Viene in mente la fiction ‘Un professore’, in cui Alessandro Gassman, nei panni di un insegnante di filosofia, cura personalmente il rapporto con uno dei suoi ragazzi, hikikomori come Davide, andando persino a trovarlo a casa. “Credo sia importante – sottolinea l’avvocato Rao – che le scuole e gli insegnanti debbano essere formati anche su questo per evitare nuovi casi come quello di Davide; la sentenza è storica e come ha sempre detto la famiglia, questo non è stato fatto solo per Davide ma per tutti coloro che sono in condizioni analoghe e che vogliono risposte. Anche perchè – chiosano i due avvocati – non tutti possono permettersi economicamente di portare la propria vicenda fino al Consiglio di Stato, tramite le vie legali, e restano invece nel silenzio. Le soddisfazioni dei propri diritti non possono essere associate solo alla capacità economica”, concludono.

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