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VIDEO | In Sicilia 6 milioni di euro nel 2021/22 per lo screening gratuito dell’epatite C

Asl Catania: "Su circa 5 milioni di abitanti il 3% è affetto da Hcv. Importante recuperato il sommerso"
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CATANIA – Sono 6 i milioni di euro che la Sicilia avrà a disposizione per avviare lo screening gratuito sull’epatite C. È quanto emerso dal corso di formazione ECM sulla gestione dei tossicodipendenti con epatite C, organizzato dal provider Letscom E3 con il contributo non condizionante di AbbVie. Il corso, dal titolo ‘Diagnosi e cura dell’epatite C nelle popolazioni specialI – La rete territorio-ospedale nell’area Catanese’, rientra nell’ambito di ‘Hand – Hepatitis in Addiction Network Delivery’, il progetto di networking a livello nazionale patrocinato da quattro società scientifiche (SIMIT, FeDerSerD, SIPaD e SITD) che dal 2019 coinvolge i Servizi per le Dipendenze e i Centri di cura per l’Hcv afferenti a diverse città italiane. Al corso ha preso parte il Dottor Francesco Benanti, Dirigente Medico, UO Malattie Infettive Azienda Ospedaliera ‘Garibaldi’ di Catania, che dopo aver fatto un cenno ai test rapidi ha spiegato come dovrebbero essere ripartiti questi fondi per rispondere al meglio ai bisogni dei pazienti.

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Credo che gran parte di questi -ha sottolineato Benanti- vadano dedicati alla logistica per ottenere il risultato. Logistica significa risorse umane, perché per poterci concentrare in questo lavoro che, riguarda come noi sappiamo nel Decreto Milleproroghe l’attività sui Ser.T. e i Ser.T. hanno bisogno di ulteriore personale che possa essere di supporto nelle attività di screening da Hcv e di counseling dei pazienti afferenti ai Ser.T. In secondo luogo, servono delle risorse o degli incentivi per i medici curanti per andare a screenare il secondo gruppo che viene indicato dal Decreto Milleproroghe, cioè la fascia di età tra i nati dal ’69 e l’89. Infine, le carceri: anche qua chiaramente è necessario il supporto logistico. Quindi, se dovessi puntare sul cavallo vincente per mettere a sistema questa somma, investirei in supporto logistico e personale”. Al corso è intervenuto anche il Dottor Fabio Brogna, Direttore UOC Servizio Territoriale Dipendenze Patologiche Asp Catania e Presidente regionale della Società Italiana TossicoDipendenze (SITD). Brogna si è soffermato sui test rapidi, a suo giudizio la carta vincente per far emergere il sommerso.

“Certamente i test rapidi sono pratici e veloci– ha informato- e il Decreto prevede test rapidi con un Hcv Ab point of care test o direttamente con Hcv Rna test rapido, previa valutazione del contesto epidemiologico locale. Sicuramente devono essere accompagnati da una dovuta informazione e da una formazione per sensibilizzare il personale sanitario e l’utenza. Per questo, sarà utile la presenza dell’infettivologo, individuato nel progetto regionale Hand, presente alla somministrazione del test e punto di contatto per l’invio alle cure successive nei vari centri Hub and Spoke. Si tratta di interventi di prossimità su pazienti specifici che ancora non sono totalmente consapevoli del rischio nel quale incorrono. Tra i nostri pazienti ve ne sono alcuni cirrotici o che in passato hanno già effettuato una terapia con interferone. Inserire i Ser.T. nella Rete Hcv regionale sarà vincente. So che la Rete ha già individuato 20mila pazienti, di cui 16mila già sono in cura. In Sicilia, su circa 5 milioni di abitanti si calcola un 3% di epatite C, quindi uno 0,3% della popolazione. Quindi va recuperato il sommerso, che per noi dei Ser.T., come diceva il Dottor Benanti, potrebbe arrivare addirittura a 30mila utenti. Per identificare tutto il serbatoio, cioè anche coloro che non afferiscono ancora ai servizi, significherà potenziare in qualche modo gli organici dei Ser.T. negli anni a venire, per metterli in grado di esprimere tutto il potenziale che possono rappresentare e per non occuparsi solo dell’ordinario”.

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Parlando dei pazienti che afferiscono alla sua struttura, il Dottor Brogna ha poi affermato che “finalmente c’è l’attenzione su questi pazienti. Nel mondo ci sono circa 12 milioni di persone che si iniettano droghe per via endovenosa. Queste persone vengono definite ‘People who inject drugs’, ossia ‘Pwid’; di questi, 6 milioni sono Hcv positivi. In Europa gli Hcv positivi sono circa 3 milioni. In Italia la prevalenza dei Pwid è stimata tra lo 0,5 e l’1% della popolazione totale e quelli positivi al test per anticorpi HCV sono valutati fra il 40 ed il 60%. In Italia circa 148mila sono i Pwid in carico ai Ser.T. e si calcola un sommerso di circa 450mila-500mila persone. Si consideri che l’uso concomitante di sostanze è responsabile del 23% delle nuove infezioni. Quindi ogni positivo infetta in media, in tre anni, 20 consumatori. In Sicilia vi sono circa 20mila pazienti in carico, su Catania e provincia 9 sono i Ser.T. presenti, con una popolazione di 1 milione e centomila abitanti. I pazienti Pwid e altri consumatori con comportamenti a rischio che vanno considerati si attestano a circa 4.000, 4.500 da screenare per il virus C”.

Analizzando il tema ‘farmaci’, il Dottor Benanti ha infine fatto il punto sullo stato di salute della Sicilia, e in particolar modo di Catania, nell’ambito delle cure e del trattamento dell’epatite C. “Oggi siamo sicuramente in una nuova era del trattamento farmacologico, con i nuovi farmaci antivirali diretti, l’acronimo è DAA. Se dovessi sintetizzare le caratteristiche di questi farmaci, punto su tre aspetti: l’efficacia, sono farmaci che permettono di raggiungere l’eradicazione del virus in oltre il 95% dei casi. Secondo, la tollerabilità, e questo li differenzia straordinariamente dalle terapie precedenti a cui facevo riferimento; sono farmaci con pochissimi, o nulli effetti collaterali. Posso dire che nella mia esperienza di trattamento di circa 800 pazienti, in questi anni non ne ho mai perso uno al trattamento a causa di idiosincrasia o per effetti collaterali. Terzo aspetto, sono terapie veramente brevi. Anche questa è una chiave di volta rispetto alle terapie precedenti che duravano 6, 12 mesi con punture fatte una volta a settimana. Ora sono terapie con le quali siamo in grado di eradicare il virus in 8 o 12 settimane. Terapie veramente brevi, senza effetti collaterali e che garantiscono quasi nel 100% dei casi la guarigione, soprattutto in pazienti particolari e fragili come quelli afferenti ai Ser.T, sono una carta vincente. Devo dire che nella provincia di Catania, ma così come nel contesto di tutta la Sicilia, noi siamo messi veramente bene nel trattamento della terapia dell’Epatite. Ne ha già fatto cenno nel precedente intervento il dottor Brogna; esiste un sistema strutturato in centri Hub che sono i centri abilitati alla prescrizione del farmaco, quindi alla presa in carico del paziente e centri Spoke che fanno la definizione diagnostica e poi re-inviano al centro Hub per il trattamento e la prescrizione”, ha concluso.

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