Roma, Agostini (Art. 1): “Centrosinistra non percepito in città, si parli di temi”

"Calenda sta in uno schema vecchio, esattamente come Raggi", dice il segretario regionale di Art. 1
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ROMA – “Se procediamo così, procediamo male. Bisogna cambiare passo, questi tavoli sono simbolo di attendismo. Roma merita unità, coraggio e cambiamenti”. Riccardo Agostini, segretario regionale di Articolo 1 (uno dei movimenti fondatori di Leu), in un’intervista all’agenzia Dire prova a scuotere il tavolo del centrosinistra istituito in vista delle prossime elezioni comunali a Roma.

“Nei prossimi giorni lanceremo un appello, un documento per provare ad aprire un confronto serio e rigoroso per ridare credibilità e autorevolezza alle forze di progresso che si candidano a governare Roma. Serve un surplus di iniziativa politica- ha spiegato- Se restiamo chiusi in questi tavolini che sembrano ‘leopoldine de noantri’ rischiamo di fare un flop“.

La “sensazione” di Agostini è che “questi tavoli servano a prendere tempo e che il Pd sia in difficoltà. Ripetere la parola ‘primarie’ in un momento in cui ci sono mille morti al giorno per questa maledetta pandemia la dice lunga. Siamo quasi al ridicolo. Abbiamo l’obbligo e il dovere di costruire l’alleanza dei progressisti, mettendo al centro dell’agenda almeno sette-otto punti programmatici: ricostruire la rete dei servizi di trasporto pubblico, le politiche sociali, i beni comuni, la gestione dei rifiuti, la qualità dell’ambiente in cui viviamo, la rigenerazione urbana (partire dalle nostre periferie), innovazione tecnologica e Ricerca e quale funzione dare a Roma. Su questi punti dirimenti, sui quali probabilmente arriveranno le risorse del recovery fund, va aperta una discussione seria”.

Una discussione che alla fine potrebbe anche determinare una difficoltà sulle convergenze. Perché, ad esempio, sulla possibilità di privatizzare il trasporto pubblico non tutti nel centrosinistra la pensano allo stesso modo. Come pure sull’allargamento ai Cinque Stelle, rispetto ai quali secondo Articolo 1 è necessario abbassare i toni. “Bisogna abbassare i toni del conflitto con i 5 stelle- ha detto Agostini- Bisogna superare la Raggi ma evitare veti e controveti perché non aiutano la ricomposizione del campo progressista, di cui i Cinque stelle possono essere parte. Perché non fare anche a Roma ciò che già avviene a livello nazionale? È paradossale che Italia Viva sia al governo nazionale con i 5 Stelle e a Roma metta il veto su questa alleanza”.

Proprio l’intenzione di allargare la coalizione ai 5 Stelle e’ la ragione per cui diventa difficile per Articolo 1 sostenere Carlo Calenda: “Mantiene uno schema superato sulle alleanze omettendo a se stesso che gli stessi 5 Stelle hanno finito con il cambiare, e non di poco, la loro linea politica sull’Europa. Roma merita unità e chi non lavora all’unita’ e alla sinergia con chi sta affrontando (non senza difficoltà) questa pandemia, che ha accelerato anche una crisi economica sociale e sanitaria a livello nazionale, fa un errore politico che non lo porta a tenere insieme l’unità della coalizione e a fare il bene del paese- ha evidenziato Agostini- A meno che lui non abbia in testa l’impianto ‘europeisti contro populisti’ ma è un punto superato dai cambiamenti dei 5 Stelle in Europa. Calenda sta in uno schema vecchio, esattamente come Raggi“.

In attesa dell’arrivo del candidato che tenga unito il ‘campo largo’ del centrosinistra, secondo Agostini spetta al principale azionista della coalizione battere un colpo: “Il Pd deve lanciare un appello alle forze democratiche, si deve muovere. E’ compito del soggetto più grande promuovere e sollecitare un’ampia convergenza di forze progressiste sia sul programma che sul candidato sindaco. La percezione che si ha e’ che si cerchi dentro una nuova e ovattata lotta correntizia la proposta che si intende avanzare, consegnando alle primarie la certificazione di un sostegno maturato in altri luoghi. Invece, bisogna mettere in campo una squadra per la città e una discussione: questa staticità che si avverte non porta niente di buono”.

Anche perché “il Pd pensa che una volta trovato il candidato, noi vinceremo le elezioni. La mia opinione è che non sia sufficiente un buon candidato. Il centrosinistra deve ricominciare a fare politica per tornare a essere empatico con la città, deve stare sulle cose e con le persone, parlare meno di primarie e più di cose da fare. Questo è il compito dell’oggi, altrimenti si avverte solo un gioco di specchi. Per questo bisogna liberare tutte le energie e aprire tra di noi un confronto serrato dove ci si confronta sulle idee, e se necessario anche duramente”.

Tornando alle primarie “per me non sono mai state un totem- ha sottolineato Agostini- Si fanno quando ci sono le condizioni e nel tempo hanno dimostrato che non sono sufficienti. Ricordiamoci cosa è accaduto con Marino, sulla cui defenestrazione non c’è mai stata alcuna discussione. Il tema è la condivisone di un candidato sindaco e di un programma per Roma”.

Più in generale “noi di Articolo 1 lavoriamo e privilegiamo la costruzione di una lista unitaria, composta dai partiti del centrosinistra, aperta alle forze del civismo e dell’associazionismo e da quanto si muove nella società romana, per sostenere un programma di rinascita della Capitale d’Italia, non escludendo la stessa possibilità di dar vita ad una lista civica coerente con questa impostazione”.

Ma Agostini avverte: “E’ del tutto evidente che laddove nessuna delle proposte unitarie che avanziamo dovesse raccogliere consenso e sostegno, altro non potremmo fare che presentare la nostra lista, aperta a quanti volessero presentarsi in essa per dare sostegno ad una svolta di profondi cambiamenti. Unità e coraggio ispireranno in questi pochi mesi dal voto i nostri comportamenti”.

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