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Un passo avanti e due indietro, Conte come Lenin

L'editoriale del direttore Nico Perrone per Direoggi
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ROMA – Pericolo scampato. Per il momento. Oggi il premier Giusepep Conte è intervenuto alla Camera e al Senato per chiedere il via libera del Parlamento alla riforma del Mes, il cosiddetto salva stati, al centro del Consiglio europeo di domani a Bruxelles. Dopo le polemiche roventi di questi giorni, alla fine la quasi totalità dei ‘grillini’ ha votato la risoluzione della maggioranza, il no è arrivato solo da uno sparuto gruppetto di irriducibili.

Il premier sul punto in questione ha sottolineato che adesso “l’Italia si farà promotrice di una proposta per integrare il nuovo Mes nell’intera architettura europea. Il modello a cui ispirarsi lo abbiamo già adottato, è il Next Generation Eu… Che auspico possa diventare una misura strutturale”. Questo il passo in avanti, ma per quanto riguarda l’altra ‘grana’, la cabina di regia pensata da Conte per la gestione dei 196 miliardi di euro che arriveranno dall’Europa, il premier invece ha dovuto fare due passi indietro.

Dopo l’entrata a gamba tesa di Matteo Renzi, che si è subito scagliato contro la struttura di manager e tecnici pensata dal premier, minacciando di far uscire Italia Viva dal Governo e di non votare la legge di Bilancio, si è preferito mettere da parte la questione. Resta da vedere se, passata la bufera di oggi, Conte ritornerà sulla sua proposta o se sarà costretto a cedere alle ‘voglie’ dei partiti che intendono dettar legge sulle risorse. Il cui utilizzo, hanno detto e ridetto Pd e Italia Viva, deve essere discusso in Parlamento e allargato a tutti i soggetti sociali interessati (sindacati, imprenditori ecc.).

Una partita, quella contro il premier Conte, giocata in prima persona da Matteo Renzi, che voci raccolte tra i parlamentari dicono intenzionato, dopo l’approvazione della legge di Bilancio, ad arrivare ad una vera e propria resa dei conti a gennaio. A Renzi, raccontano diverse fonti, non è andato giù l’affronto del premier di pochi giorni fa, che dopo averlo ricevuto a Palazzo Chigi e ascoltato sulla necessità di arrivare ad un rimpasto di Governo, il giorno dopo ha rilasciato un’intervista per metterlo alla berlina dichiarando che “la sua squadra è la migliore del mondo”.

Renzi come apripista, ma anche dentro il Pd cresce il mugugno sulla gestione in solitaria del premier Conte, che lascia fermi importanti dossier e cerca sempre di affidarsi a suoi amici fidati. Ma, gli ricordano ogni volta i Dem, lui è presidente del Consiglio non per volontà divina, ma grazie ai voti dei partiti che lo sostengono. E qui, sotto traccia, scorre un altro fiume di polemiche che rischia di esondare molto presto. Una situazione, quella che si è vista oggi, che come diceva il grande Stanislaw Jerzy Lec: “Ci sono troppe aquile, e troppo poco pollame”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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