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‘Io sono libero’, in un libro l’intervista a Giuseppe Scopelliti

La prefazione è di Gianfranco Fini. L'ex governatore della Calabria, e sindaco di Reggio Calabria è detenuto per una condanna definitiva a 4 anni e 7 mesi per falso ideologico
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REGGIO CALABRIA – Uscirà domani, giovedì 10 dicembre, il libro-intervista di Franco Attanasio a Giuseppe Scopelliti dal titolo “Io sono libero” (Luigi Pellegrini editore), con prefazione di Gianfranco Fini.

Il testo ripercorre uno spaccato di vita personale e professionale dell’ex governatore della Calabria, e sindaco di Reggio Calabria, al momento detenuto in carcere per una condanna definitiva a 4 anni e 7 mesi per falso ideologico emessa nell’aprile del 2018. Nel processo sono state considerate alcune vicende accadute tra il 2008 e il 2009, quando Scopelliti era primo cittadino della città dello Stretto. “Ho conosciuto e cominciato a stimare Scopelliti a metà degli anni ottanta”, scrive Fini nella prefazione aggiungendo: “e il modo con cui egli ripercorre le tappe della sua carriera politica, da ragazzino, che scappava dall’oratorio per sentire il comizio di Almirante, a segretario nazionale del Fronte della gioventù. Da sindaco, plebiscitato dai suoi concittadini, a governatore della regione, ha rafforzato il mio giudizio positivo sulla sua figura”. “Innanzitutto, sul piano umano – ricorda Fini – Scopelliti non ha mai recitato il ruolo impostogli dalla carica ricoperta. Credeva davvero in quel che diceva e ha cercato di comportarsi di conseguenza, senza presunzione e, meno che meno, arroganza”. “Era cosciente delle difficoltà e dei pericoli cui poteva andare incontro, ma ciò – afferma Fini – non ha mai attenuato la sua ostinata caparbietà di non mollare. Per uno strano scherzo del destino – conclude – questo libro va alle stampe in concomitanza con la tragicomica vicenda dei commissari della sanità calabrese, e per la quale la parola vergogna è la sola possibile”.
Il libro sarà acquistabile anche online su Mondadori store, Amazon, Libreria universitaria, Ibs, Unilibro, Rakuten kobo.

SCOPELLITI: “ANCHE 7 OSPEDALI A POCHI CHILOMETRI DISTANZA”

“Si potrebbe argomentare che l’ottimizzazione della spesa sanitaria sia stata conseguita a causa della chiusura di 18 ospedali e del blocco delle assunzioni. Anche su questo è stata montata artatamente una mistificazione”. Così l’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti nel libro intervista di Franco Attanasio ‘Io sono libero’. Il piano di rientro del settembre del 2009, aveva previsto la riconversione di 11 presidi ospedalieri in case della salute: 8 da trasformare in strutture di lunga assistenza, 5 da riconvertire in strutture riabilitative. Si trattò quindi una razionalizzazione della rete sanitaria che cercava di mettere ordine alla crescita esponenziale di ospedali pubblici senza un criterio oggettivo e di necessita’. “Nella sola Piana di Gioia Tauro – ricorda Scopelliti – in molti evidenziarono che vi fossero sette ospedali a pochi chilometri di distanza, che effettuavano prestazioni ed operazioni chirurgiche inappropriate, ricoveri inopportuni, utili solo a garantire e giustificare il posto di lavoro, anche non necessario, piuttosto che un buon livello di tutela della salute dei cittadini. Erano definiti ‘presidi di morte’. In qualche ospedale erano a stipendio sei o sette cuochi, ma mancava il servizio di mensa”. Nel Reggino, ad esempio, l’ospedale di Taurianova nel 2010, con una produzione di circa 0,4 mln di euro, con un personale di 93 addetti di cui 17 per l’ufficio attività tecniche e patrimonio e 21 direzione sanitaria costava alle casse della Regione 7,3 milioni di euro. A Palmi, sempre in provincia di Reggio Calabria e sempre nel 2010, a fronte di una produzione di 0,3 milioni di euro la Regione spendeva 14 milioni di euro, con un personale di 99 unità di cui 17 di sola direzione sanitaria.
E ancora, a Chiaravalle (Catanzaro) nel 2010 l’ospedale produceva 0,6 milioni di euro a fronte di un costo di 10,4 milioni, con un personale di 166 unità di cui 26 di direzione amministrativa e 24 di direzione sanitaria. L’ospedale di Soriano (Vibo Valentia) nello stesso anno produceva 0,6 milioni di euro con un costo di 8,1 milioni di euro, con 109 unita’ di personale. A San Marco Argentano (Cosenza) nel 2010 il costo era di 8,9 milioni di euro a fronte di una produzione di 1,2 milioni di euro con 121 unita’ di personale. Ma anche nella sanità ospedaliera privata si registrò una sensibile diminuzione dei budget, con un circa 30% di tagli. Dal 2014 ad oggi, da parte dei successivi commissari, ancora non si ha notizia della successiva riorganizzazione della rete ospedaliera pubblica che ha portato in questi ultimi mesi ad acuire maggiormente le difficoltà del settore, sotto pressione per via dell’emergenza coronavirus.

“NDRANGHETA È NEGAZIONE DELLA CIVILTÀ E DELLA CULTURA”

“Le organizzazioni criminali e, più in particolare, la ndrangheta, sono la negazione della civiltà, della cultura, dell’umanità; tradiscono il patto sociale, alterano le leggi dell’economia e del mercato, generano morte e distruzione. Al di là di questi aberranti effetti, a tutti noti, ho sempre creduto che la ndrangheta sia il principale fattore di limitazione dello sviluppo e del progresso del nostro territorio“. Risponde così l’ex governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti nel libro intervista ‘Io sono libero’ di Franco Attanasio, in uscita domani (Luigi Pellegrini editore).

“Da sindaco – si legge ancora – mi sono fortemente battuto per l’adozione di un provvedimento che, mai prima di allora, Reggio Calabria aveva conosciuto: l’assegnazione alla collettività dei beni confiscati alla criminalità organizzata”. “Firmai io, da sindaco – precisa Scopelliti – lo sgombero e l’attribuzione degli immobili occupati dai familiari delle principali cosche di ndrangheta del territorio di Reggio. Nessun altro prima di me l’aveva fatto”.

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