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Recovery Fund, le ministre renziane minacciano le dimissioni. Conte: “Serve coesione”

Si lavora al disgelo, il premier non cita la task force che non piace a Italia Viva
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ROMA – Inizia all’insegna della tensione il giorno dell’atteso chiarimento tra Matteo Renzi e il premier Giuseppe Conte. In gioco la fiducia al governo, il sostegno dei renziani all’esecutivo giallorosso. Il leader di Italia viva parlera’ in Senato, alle 18 e 30. Conte, invece, ha gia’ parlato alla Camera, riferendo sul Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre. Sul tavolo diverse questioni, ma su tutte quella della task force per il recovery plan. Italia viva non vuole che si crei una struttura esterna al governo e al Parlamento. Per questo ha chiesto al premier Giuseppe Conte un passo indietro, il ritiro dello schema di decreto che circola sotto forma di bozza da ieri sera.

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Mes, raggiunta l’intesa in maggioranza sulla risoluzione

Questa mattina in aula alla Camera il presidente del consiglio ha sferzato Italia Viva in un passaggio dedicato al confronto con le opposizioni, ringraziate invece per l’apporto fornito al confronto parlamentare. Ma Conte non ha fatto nessun accenno alla task force che dovra’ gestire il recovery fund. Un silenzio interpretato come un dietro front e una chiara apertura alle posizioni dei renziani. Italia Viva, non a caso, subito dopo aver ascoltato il premier in aula ha firmato la risoluzione di maggioranza sul Mes.

“Il tavolo del confronto con le opposizioni rimane sempre aperto ma il governo ha bisogno anche della massima coesione delle forze di maggioranza per continuare a battersi in Europa e continuare a fare il suo lavoro. Il confronto dialettico interno e’ un segno di vitalita’ e ricchezza ma e’ salutare che sia fatto con spirito costruttivo, che non ci faccia disperdere energie e non ci distragga”, ha detto Conte che ha aggiunto di assicurare personalmente “la piu’ forte determinazione per fornire il giusto contributo critico alle riforme in corso”.

BONETTI E BELLANOVA MINACCIANO LE DIMISSIONI

Eppure proprio mentre il presidente del consiglio parlava a Montecitorio, la ministra della famiglia Elena Bonetti ad Agora’ ribadiva la minaccia al governo nella forma delle dimissioni. “Se si arrivasse a una rottura” sulla task force esterna per il Recovery fund “io e Teresa Bellanova daremmo le dimissioni”, diceva Bonetti ricordando di aver “giurato sulla Costituzione Italiana che prevede un processo democratico che deve essere tutelato e mantenuto. Nel momento in cui non fossi messa nelle condizioni di rispettare questo giuramento, anche per coscienza personale, si’ sarei pronta anche a dimettermi”. Parole che non sono state accolte bene nel Pd. Il ministro per gli affari regionali, Francesco Boccia, si dichiara indisponibile a discutere di quelle che definisce ‘polemiche surreali‘.

“Se Bonetti non crede piu’ a questa maggioranza e riterra’ di doversi dimettere se ne assumera’ la responsabilita’ come il suo partito. Io spero che questa maggioranza vada avanti, tuttavia non dimentico chi a settembre ci ha lasciato soli a combattere a mani nude in campagna elettorale durante la pandemia. E’ una parentesi dolorosa, di una battaglia fatta contro la destra e in alcuni casi contro partiti maggioranza”, dice Boccia rievocando la spaccatura tra renziani e democratici alle regionali. Il secondo atto questo pomeriggio al Senato. Conte parlera’ alle 16. Renzi replichera’ alle 18 e 30.

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