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Lombardia, il sindaco di Bergamo Gori: “Mancano i medici, Regione investa su borse di studio”

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Giorgio Gori richiama l'attenzione della Regione sulla medicina territoriale: "Le province lombarde in cui la pandemia ha deflagrato tutte in coda per numero di medici"
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Di Nicolò Rubeis

MILANO – “Tanti Comuni sono privi di medici e non è sufficiente mettere in campo i giovani specializzandi: vorremmo vedere da parte delle Regione delle politiche di lungo respiro sulle borse di studio”, ma anche azioni mirate a rendere “più attrattivo”, per i giovani, un percorso lavorativo come questo. A dirlo è il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, oggi a Milano con i suoi ‘colleghi’ amministratori di centrosinistra per discutere della riforma sanitaria lombarda che sta portando avanti il Pirellone.

A mancare sono anche i medici di medicina generale: “Un’emergenza molto seria in cui versano i territori”, dice Gori. “Quando quelli che ci sono vanno in pensione- spiega- non ci sono i sostituti e i quartieri rimangono senza presidio“. In ogni caso “siamo al fianco delle Regioni per quello che hanno rappresentato” durante la pandemia con l’interlocuzione col governo, ma ognuna “può incrementare i fondi per le borse di studio”.

Anche perché “il destino ha voluto- ricorda il sindaco- che le province lombarde in cui la pandemia ha deflagrato fossero tutte in coda per numero di medici e oggi la situazione è peggiorata”. Per quanto riguarda la riforma in corso, la speranza di Gori “è che il dibattito in Consiglio regionale, che comincia domani, sia congruo- conclude- è lì che il testo può essere migliorato”.


Il sindaco Gori, durantel ‘evento a Palazzo Marino con i suoi ‘colleghi’ amministratori di centrosinistra, fa il punto anche sulla revisione della riforma sanitaria sulla quale sta lavorando la Regione: “Avremmo auspicato un maggiore coinvolgimento dei Comuni più importanti nella fase di elaborazione della riforma sanitaria. La Regione Lombardia ha colto solo parzialmente l’opportunità di cambiamento”.

Secondo Gori, innanzitutto il Pirellone dovrebbe investire di più anche a livello economico, visto che la maggior parte delle risorse per esempio destinate alle Case di Comunità arrivano dal Pnrr con solo “un modesto contributo” del bilancio regionale. E comunque, per il primo cittadino bisognerebbe insistere di più sul tema della medicina territoriale: “Un argomento affrontato solo per quanto riguarda i luoghi- dice Gori- e anche qui avremo voluto maggior coinvolgimento nella localizzazione”. Non solo, visto che “quei luoghi- avverte il sindaco- saranno utili se il loro contenuto sarà ben organizzato”. Dunque “serve un potenziamento che non vediamo” e poi “medici e infermieri”, e da questo punto di vista “speriamo che la Regione faccia di più di quello che leggiamo nella bozza di riforma”. Soprattutto perché, se le Case di Comunità dovranno diventare un vero presidio sanitario sul territorio, considerando che “il 70% dei casi in ospedale non sono gravi” e non dovrebbero essere trattati in pronto soccorso, ecco che il personale diventa fondamentale.

“La numerosita delle Case di Comunità- spiega Gori- dipende dall’investimento determinato dal Pnrr. Confermo però che in questa è stata fatta solo un’opera di ottimizzazione del patrimonio delle Asst”.

Una battuta il primo cittadino la riserva anche alla relazione pubblico-privato che ‘domina’ il sistema sanitario regionale: “Riteniamo che l’assetto che la sanità lombarda ha guadagnato non sia da mettere radicalmente in discussione– commenta- ma vorremmo che la Regione facesse la regia di questa offerta dicendo ai privati dove lavorare in funzione sussidiaria ed operativa”. Così “si riuscirebbero a evitare carenze e sovrapposizioni che generano sprechi”, conclude.

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