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Etiopia, il Tigray si appella all’Unione Africana: “Fermate la guerra”

Stime non ufficiali indicherebbero decine di morti mentre l'esercito federale annuncia di aver preso il controllo di quattro città nel Tigray occidentale
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ROMA – In Etiopia i combattimenti nella regione settentrionale del Tigray non si arrestano e cosi’ il presidente tigrino Debretsion Gebremichael si e’ appellato direttamente all’Unione africana affinche’ convinca il governo federale a porre fine alla spirale di violenza, “che rischia di portare alla guerra civile”.

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In un intervento televisivo, il leader del Tigray People’s Liberation Front (Tplf) ieri ha spiegato che le forze locali continueranno a difendersi dagli attacchi dell’esercito federale fintanto che il governo di Addis Abeba non accettera’ di negoziare una tregua. Da parte dell’esecutivo pero’, la volonta’ di dialogo sembra esaurita: mercoledi’ scorso, annunciando l’offensiva militare contro questa regione, il primo ministro Abiy Ahmed Ali ha spiegato che le violazioni commesse dal governo regionale, sostenuto da milizie armate, sono troppe e ormai “e’ stata superata la linea rossa”.

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A dimostrare che il clima e’ cambiato ci sarebbe anche la sostituzione, annunciata ieri senza ulteriori spiegazioni, dei principali quadri della sicurezza: in un tweet, il premier Abiy ha licenziato il Capo di Stato maggiore dell’Esercito, il capo dell’intelligence e il ministro degli Esteri.

I combattimenti nel nord dell’Etiopia intanto proseguono e starebbero coinvolgendo anche la vicina regione dell’Amhara, dove fonti locali riferiscono di un centinaio di militari curati per le ferite riportate negli scontri, mentre stime non ufficiali indicherebbero decine di morti. Berhanu Jula, il nuovo generale in capo alle Forze armate, ha dichiarato che l’esercito federale ha preso il controllo di quattro citta’ nel Tigray occidentale.

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