Contro la violenza sulle donne ora si ‘adottano’ anche gli avvocati online

Ecco 'Adotta una lavoratrice', piattaforma webinar promossa dall'associazione Stati generali delle Donne hub
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

MODENA – Grazie all’innovazione tecnologica anche un portale web può diventare il proprio psicologo di fiducia, ma anche avvocato, fiscalista, commercialista o consulente del lavoro, pronti ad aiutare ‘da remoto’ le donne vittime di violenza. Quando una donna si trova in una condizione di fragilità infatti sorgono spesso due problemi: non sapere a chi rivolgersi e non potersi ‘permettere’ economicamente l’incontro con un professionista.

E’ da qui che nasce ‘Adotta una lavoratrice’, piattaforma webinar promossa dall’associazione Stati generali delle Donne hub che ha come obiettivo prioritario “il sostegno delle donne che desiderano inserirsi nel mondo del lavoro, o che lo sono già, ma hanno necessità di aiuto e supporto in termini di consulenza e formazione”, spiega Giuseppina Rosato, vicepresidente dell’associazione.

In pratica, basta collegarsi alla piattaforma online e, dopo aver cliccato sulla sezione ‘consulente’, scegliere tra i vari profili disponibili quello più adatto alla propria situazione. Su ‘Adotta una lavoratrice’ si passa dalla revisione del proprio curriculum a consigli utili su come fondare una start up. Una volta preso l’appuntamento in base agli orari e giorni disponibili non rimane che iniziare la video consulenza gratuita.

Tra gli obiettivi, spiega Rosato, c’è anche quello di “creare possibilità di lavoro in autonomia, al fine di eliminare le disparità sociali e lavorative attraverso un’adeguata formazione e supporto professionale, senza dover però pagare o senza doversi esporre fisicamente”. Anche se partita da poche settimane ‘Adotta una lavoratrice’ adesso, grazie alla vittoria del contest ‘Libere: tecnologie innovative per la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne’, si è aggiudicato 3.000 euro che “saranno reinvestiti per implementare il sito web, renderlo più accessibile e immediatamente attivo”, spiegano le ideatrici in occasione di un evento-mostra svolto a Milano e a Modena, dove sono state presentate le idee finaliste al concorso organizzato dalla Fondazione Giacomo Brodolini e Cultura lavoro, finanziato dal dipartimento ministeriale per le Pari opportunità.

Lo scopo della due giorni è “mettere in contatto una serie di enti e di progetti che si occupano di empowerment femminile, quindi usare la tecnologia e l’innovazione come strumenti utili per contrastare qualsiasi tipo di discriminazione di genere”, spiega Chiara Longobardi, della fondazione Brodolini.

‘Adotta una lavoratrice’ non è l’unico progetto ad essersi candidato con un sito web: tra i finalisti c’è anche ‘Chayn’, piattaforma che fornisce, tra le altre cose, manuali d’istruzione e consigli utili (anche dal punto di vista legale) alle donne vittime di violenza psicologica o fisica.

“La categoria più cliccata è quella ‘aiuta un’amica’- spiega Silvia, una delle progettiste- molto spesso quando ci vengono confidati comportamenti strani da parte del partner di qualche nostra conoscente ci limitiamo a consigliare di scappare o di denunciare la situazione, senza renderci conto che così la vittima spesso è portata all’isolamento, per paura”.

Tra i dieci progetti selezionati da ‘Libera’ però, più che i siti web vincono le applicazioni per smartphone. Come ‘My tutela’ che, una volta scaricata, conserva tutto ciò che arriva sul cellulare, dalle chat dei messaggi su Whatsapp o Telegram fino alle registrazioni delle telefonate.

“L’app è nata dopo il delitto di Sara Pietrantonio- spiega uno degli ideatori, che di professione fa l’ingegnere forense- al suo fidanzato la pena è aumentata (da 30 anni all’ergastolo) proprio grazie al ritrovamento del cellulare della ragazza, dov’erano chiaramente presenti elementi riconducibili ad attività di stalking”.

Se ‘My tutela’ prendesse piede non sarebbe utile solo alle donne ma anche, ad esempio, ai più giovani vittime di bullismo, oggi ancora più aggravato dall’uso dei social network. Altro utile strumento è ‘Stop stalking’ applicazione creata da Telefono donna, onlus nata nel 1992 a Milano che offre supporto telefonico alle donne più fragili.

Adesso, grazie all’app sarà possibile registrare su un’agenza virtuale tutti i casi in cui ci si sente violate nella propria privacy, come comportamenti persecutori. “Molto spesso è difficile riconoscere quando si tratta del reato di stalking perchè molte donne tendono a sottostimare l’entità del problema. Ma se si inizia ad appuntare ogni episodio, e magari lo si visualizza in un calendario, è molto più facile rendersi conto del problema”, spiegano le ideatrici, che hanno messo a disposizione dell’utente anche ‘otto consigli’ da mettere subito in pratica quando ci si trova in queste situazioni.

Tra le applicazioni selezionate c’è anche ‘Wher’, una sorta di Google Maps rivolto alle donne che indica le strade più o meno sicure della città in cui si vive. Al Laboratorio Aperto Modena, nell’ex centrale Aem, è stata presentata anche ‘App-Elles’, l’applicazione più ‘adulta’ tra quelle scelte dal contest di ‘Libere’. Nata in Francia, ‘App-Elles’ fornisce tre servizi principali: avviso/allarme; rubrica servizi telefonici e consigli/informazioni utili.

Per spiegare meglio il funzionamento Diarita, una delle fondatrici dell’app, si allontana dalla mostra di corsa e premendo quattro volte sullo schermo del suo smartphone fa partire un allarme che avvisa immediatamente il suo collega, uno dei tre contatti scelti in caso di emergenza. Quelli di ‘App-Elles’, disponibile in quattro lingue (tra cui anche l’italiano) e 25 paesi, hanno pensato ad ogni situazione di pericolo, anche quelle in cui magari non si riesce a mandare l’allarme direttamente dallo smartphone. Per questo, si può scegliere di mettere in funzione l’applicazione anche solo strappando le cuffie (azione che può essere voluta oppure indotta, in caso di violenza fisica) o cliccando su un braccialetto creato ad hoc, che può essere acquistato insieme all’applicazione. “Il braccialetto è molto simile a quelli che oggi si usano per fare sport, scusa che può usare una donna che subisce violenze domestiche e che viene interrogata dal partner”, spiegano i progettisti.

Idea simile, ma tutta made in Italy, anche ‘E24Woman’, pensata da Sabrina Di Fazio dopo essere stata coinvolta in un incidente automobilistico. E24woman è una linea di orologi (in versione sport o ‘luxury’) che attraverso una microsim permettono di geolocalizzare in ogni momento chi lo indossa, attraverso l’uso del sistema satellitare (che permette anche di trovare una persona quando sul cellulare manca la connessione). Ciò che rende questi orologi diversi dagli altri sistemi di geolocalizzazione è il fatto che si attivi anche quando subisce una botta forte o viene strappato: modalità utile sia quando si subisce una violenza fisica ma anche, come nel caso di Sabrina, quando si rimane vittime di incidenti.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»