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A Ostia aggressione alla troupe di Nemo, Saviano: “Capitale della mafia, come Corleone”

Saviano invita ad indagare i rapporti tra Casapound e le famiglie mafiose, ma il leader dei neofascisti taglia corto con i giornalisti: 'Inventate tutto'
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ROMA  – Dopo la brutale aggressione fisica subita dalla troupe del programma Nemo di Rai 2 da parte di Roberto Spada, Ostia, a dieci giorni dal voto, torna sotto i riflettori per la radicata presenza di mafia nel suo territorio.


L’aggressore, infatti, è membro del clan Spada e fratello del più noto Carmine, ritenuto boss della zona e condannato a dieci anni di carcere per estorsione con metodo mafioso.

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SAVIANO: OSTIA COME CORLEONE E CASAL DI PRINCIPE

“Durante la campagna elettorale a Ostia, Roberto Spada (fratello del boss Carmine, considerato dagli inquirenti leader del clan Spada) ha pubblicamente sostenuto CasaPound, che non ha mai preso le distanze da questo sostegno. La persona che in questo video spacca il naso al giornalista di Nemo, Daniele Piervincenzi, è proprio Roberto Spada, il cui fratello è stato condannato a 10 anni per estorsione aggravata dal metodo mafioso”, ha scritto su facebook Roberto Saviano.

Ostia è terra di mafia e di intimidazione, di racket e di riciclaggio– aggiunge-: il non dissociarsi di CasaPound da questo endorsement fa sorgere il tremendo sospetto che i voti ottenuti siano anche il frutto di una campagna elettorale che i neofascisti si sono ben guardati dal fare contro le attività del clan di Ostia dei Fasciani e del loro braccio operativo, gli Spada”.

“Ostia è come San Luca, Ostia è come Corleone, Ostia è come Casal di Principe. Capitale di mafia. Bisogna tracciare subito i rapporti tra CasaPound e le famiglie mafiose di Ostia. Per quanto mi riguarda, alla luce di tutto questo, combattere CasaPound significa fare antimafia”, ha poi concluso.

DI STEFANO (CASAPOUND): NON C’È ONESTÀ INTELLETTUALE, E ORA INVENTATE

“Visto che a quanto pare un minimo di onestà intellettuale non esiste, sulla vicenda di Roberto Spada dirò solo “no comment”. E ora scrivete quello che vi inventate, come sempre”, è stato invece il Simone Di Stefano, leader di Casapound.

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