Myanmar, San Suu Kyi al 70% dei voti

San Suu Kyi ha chiesto alle parti in competizione di accettare il risultato delle urne "perdendo con coraggio e vincendo con umilta'"
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ROMA – Vittoria certa per l’opposizione democratica nel voto birmano di ieri per eleggere parlamento e assemblee locali. Valutazioni di fonte democratica indicano una vittoria con oltre l’80% in diverse aree urbane, mentre attorno al 65% in quelle rurali e in stati etnici, come quelli Mon e Kayin. Nessuna conferma finora dalla Commissione elettorale, anche se in giornata sono attesi i primi risultati, ma la Lega nazionale per la democrazia, il partito di Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace e icona della lotta democratica contro il regime militare, avrebbe conquistato la maggioranza nella maggiore città del paese, Yangon, e in importanti centri, come Mandalay e Bago, roccaforti del partito per l’unione, la solidarietà e lo sviluppo erede del regime militare durato dal 1962 al 2010.

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Una conferma indiretta e’ arrivata dal presidente del parlamento e ex mediatore tra militari e Aung San Suu Kyi al tempo della dittatura, Shwe Man. Un’ammissione di sconfitta che apre per lui le porte di una candidatura bi-partisan alla presidenza, il cui voto si terra’ una volta convocato il nuovo parlamento nel febbraio 2016. La leader carismatica del partito,  Aung San Suu Kyi, anche stamattina ha invitato pero’ i sostenitori a limitare l’entusiasmo per la probabile vittoria e ad attendere nelle proprie case il responso ufficiale. La signora ha chiesto alle parti in competizione di accettare il risultato delle urne “perdendo con coraggio e vincendo con umilta’”. Lei e altri esponenti della Lega frenano l’entusiasmo dei sostenitori, da ieri nelle piazze e attorno le sedi del partito, non solo per il rischio di una reazione delle forze legate a precedente regime (nel 1990 il voto, ultimo a cui partecipo’ l’opposizione democratica, venne sconfessato e gli oppositori incarcerati in massa), ma anche coscienti che il periodo del dopo-elezioni sara’ un tempo di difficili trattative per convincere i militari a lasciare i privilegi politici e i vasti interessi economici garantiti dalla costituzione attuale che essi hanno dettato e consentire l’affermazione di un reale processo democratico. Aung San Suu Kyi, The Lady, come e’ ormai nota nel paese e all’estero, si e’ candidata nei giorni scorsi alla carica di premier del prossimo esecutivo, sapendo che quella di presidente le sara’ negata fino a quando non si concretizzeranno modifiche costituzionali su cui i democratici hanno deciso di impegnarsi. (Dire Misna)

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