ROMA – Secondo il New York Times “Hamas ha corso un rischio significativo accettando di rilasciare gli ostaggi rimasti a Gaza, rinunciando a gran parte della sua influenza su Israele senza alcuna certezza di ottenere in cambio tutto ciò che desiderava”. Hamas, in cambio, porta a casa solo una delle sue tre richieste storiche: il rilascio dei prigionieri palestinesi. Niente fine certa della guerra, niente ritiro totale delle truppe israeliane, solo promesse da verificare.
Gli analisti parlano di un compromesso forzato, specchio del logoramento del gruppo dopo due anni di conflitto e delle pressioni crescenti di alleati come Qatar e Turchia. “Hamas ha appena fatto importanti concessioni”, spiega l’analista palestinese Esmat Mansour, ex detenuto nelle carceri israeliane. “Si assume un rischio credendo che la guerra finirà, ma non ha molte altre opzioni”.
L’intesa prevede lo scambio di tutti gli ostaggi sopravvissuti – e dei corpi degli altri – con centinaia di prigionieri palestinesi. Restano però fuori le questioni più spinose: il futuro governo di Gaza, la richiesta israeliana di disarmo di Hamas, il ruolo degli Stati Uniti come garanti di un cessate il fuoco che per ora sembra scritto a matita. Netanyahu ribadisce che senza disarmo non ci sarà pace, mentre Hamas considera l’arma in mano come il suo ultimo biglietto da visita, definendo la lotta armata “resistenza legittima”.
Secondo il Nyt l’accordo risolve la partita degli ostaggi, ma lascia aperto il capitolo principale.




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