ROMA – La Camera – con tre votazioni distinte – ha votato “no” al processo per i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e per il sottosegretario Alfredo Mantovano per il caso Almasri. L’aula ha accolto la relazione di maggioranza per non concedere l’autorizzazione a procedere. Gli esponenti del Governo non saranno processati per la liberazione e il rimpatrio del generale libico avvenuto a inizio anno. Il caso verrà quindi archiviato. In Aula ha esultato il centrodestra, presente anche la premier Giorgia Meroni. Per le opposizioni Nordio, Piantedosi e Mantovano avrebbero dovuto rinunciare all’immunità spiegando le ragioni della liberazione di Almastri davanti ai giudici.
Così sono andate le tre votazioni per il caso Almasri in Aula alla Camera. Chi ha votato per la relazione di Pietro Pittalis – la maggioranza – era per il “no” all’autorizzazione a procedere. Chi ha votato contro la relazione Pittalis- le opposizioni – erano per il sì al processo.
Per il ministro della Giustizia Carlo Nordio 251 sì e 117 no. Per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi 256 sì, 106 no e un astenuto. Per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano 252 sì e 112 no. La votazione era a scrutinio segreto.
Gli applausi dai banchi della maggioranza e del Governo, le pacche sulle spalle da parte di Giorgia Meloni, presente alla votazione, prima al suo sottosegretario Mantovano, poi ai ministri Piantedosi e Nordio.
ANM: DA NORDIO AGGRESSIONE SCOMPOSTA A MAGISTRATI
“La magistratura, nel pieno rispetto del dettato costituzionale e seguendo le procedure previste per i procedimenti nei confronti di componenti dell’esecutivo, ha adempiuto a un suo dovere d’ufficio. Stupisce e rammarica che il ministro della Giustizia, che ha un alto compito istituzionale, decida invece di venir meno a ogni principio di continenza, rispetto e misura, aggredendo in maniera scomposta dei colleghi, peraltro sorteggiati per far parte del Tribunale dei ministri, contraddicendo il più volte decantato intento di abbassare i toni”. Lo afferma in una nota la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati.




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