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Iori (Pd): “Che fine hanno fatto le pari opportunità?

di Vanna Iori, senatrice del Pd
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ROMA – ‘Non dovevi fare un altro figlio, ora al lavoro ti faremo morire’. Queste sono le terribili minacce con cui l’emissario di un datore di lavoro stava invitando una donna ad accettare la buonuscita e togliersi di mezzo. La sua gravissima colpa era quella di essere diventata mamma per la seconda volta. La donna non si è piegata, ha respinto l’offerta ed è tornata sul luogo dove lavorava da ormai 15 anni. Il suo capo aveva già deciso di sostituirla, assumendo, mentre lei era in maternità, una persona a tempo indeterminato che avrebbe svolto le sue mansioni. La scelta della donna di non tornare al lavoro viene subito punita e alle minacce viene dato corso”. E’ la storia di una lavoratrice riportata dalla senatrice del Pd, Vanna Iori, all’agenzia Dire. La donna aggiunge la Iori nel racconto, “Non solo viene riposizionata con il compito di svolgere altre attività, ma non può più avere accesso alla posta o agli indirizzi aziendali, non viene coinvolta ma, ancora peggio, ignorata e si trova a triturare carta e archiviare documenti. Se ne deve semplicemente andare. Con le buone o le cattive maniere. Purtroppo, non si tratta di casi isolati. Tra il 2018 e il 2019, l’ufficio vertenze della Cgil ha aperto 41 mila pratiche. Un numero davvero incredibile. Senza contare le 5.695 vertenze aperte dalla Cgil per recuperare stipendi mai o non del tutto pagati dai datori di lavoro, 2.757 le violazioni contrattuali, di cui 1.623 licenziamenti illegittimi. Per non parlare delle dimissioni estorte di cui, purtroppo, non possiamo avere contezza ma che rappresentano uno strumento nelle mani dei datori di lavoro per cacciare le proprie dipendenti”.

“Ancora oggi, purtroppo, per essere lavoratrici e madri insieme, le donne devono essere delle equilibriste- spiega la senatrice del Pd- Non sono, cioè, messe nelle condizioni di svolgere serenamente la loro professione e, insieme, tutelate nel loro diritto di diventare madri. Ancora molto si deve fare perché le donne, ma anche gli uomini, possano decidere di costruire una famiglia senza rinunciare alle proprie ambizioni professionali. La normativa vigente offre degli strumenti per i neogenitori come il congedo e l’indennità di maternità, il congedo parentale, i permessi di riposo o gli assegni di maternità. Ma ancora troppo poco perché si riesca ad affrontare e risolvere il problema endemico della denatalità, in un Paese dove si diventa madri sempre più tardi e dove, troppo spesso, si rinuncia alla dimensione professionale quando si deve scegliere tra famiglia e lavoro. Il 37% delle donne tra i 25 e i 49 anni con almeno un figlio risulta inattiva, percentuale che sale all’aumentare del numero di figli, fino al 52,5% delle donne con tre o più figli inattive”.

Difatti argomenta ancora la Iori, “Se non agiamo sulle discriminazioni nel mondo del lavoro sul riequilibrio dei carichi familiari, su strumenti per conciliare vita e lavoro, non usciremo dal tunnel. E il nostro resterà un Paese dove non si fanno figli e dove le donne non possono contribuire, come meriterebbero, alla crescita e allo sviluppo del paese. Siamo un Paese dove si è costretti, troppo spesso, a scegliere tra il lavoro e la maternità che rappresentano, a tutti gli effetti, elementi di realizzazione. La civiltà di un Paese si misura anche da questo. Il nuovo governo si sta impegnando perché in legge di bilancio sia dato un primo segnale importante attraverso l’implementazione di interventi in favore delle famiglie, con particolare riguardo all’azzeramento delle rette per gli asili nido per i redditi medi e bassi e con un complessivo riordino e unificazione degli strumenti esistenti per la valorizzazione e il sostegno delle responsabilità familiari e genitoriali. Credo che questo governo, che ha deciso di dare una risposta seria sulle politiche sociali e di welfare, non possa esimersi dal costruire nei prossimi mesi, a partire dalle legge di bilancio, altre iniziative di sostegno economico e fiscale alle famiglie e di incentivo al lavoro femminile. Se vogliamo tornare a crescere, da qui bisogna cominciare. La svolta decisiva è questa”.

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