Hong Kong, Ken Tsang: “La mia band dà voce a proteste democratiche”

II tastierista di 'Boyz' Reborn' alla Dire: "Il cambiamento deve avvenire ora o mai più"
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ROMA – “Noi giovani siamo in prima linea nelle proteste di Hong Kong perche’, rispetto agli adulti, siamo piu’ disposti a sacrificarci e a credere che possiamo contribuire a creare un mondo migliore, piu’ democratico. Non e’ il momento di andare a scuola, mentre tanti amici sono in carcere.

Inoltre partecipare alle proteste e’ una sorta di ‘formazione civica’. Io penso che o otteniamo riforme democratiche ora, o sara’ molto difficile ottenerle in futuro: per questo con la mia band abbiamo deciso di dare voce al movimento di protesta”.

Ken Tsang ha 18 anni ed e’ uno dei tantissimi studenti che da giugno sta partecipando alle proteste di Hong Kong. La ‘Dire’ lo ha raggiunto al termine della manifestazione di ieri, in cui una parte del corteo si e’ diretta verso il consolato americano sventolando la bandiera a stelle e strisce e invocando il nome di Donald Trump, affinche’ “liberi” la regione autonoma.

La polizia, come riportano i media internazionali, e’ intervenuta con i lacrimogeni per disperdere i manifestanti. “Le autorita’ stanno reprimendo con forza le proteste, quindi credo che per molte persone non resti altra strada che chiedere il sostegno della comunita’ internazionale” commenta il giovane.

Tsang si e’ messo a disposizione del movimento di protesta anche attraverso la musica: e’ infatti il tastierista di una “boy band” di sette elementi, abbastanza nota tra i teenager: “Boyz’ Reborn” e’ stata fondata nel 2014, autoproduce i propri album e segue uno stile che va dal rock all’hip-hop. “Nelle nostre canzoni ci piace trattare anche di liberta’ e democrazia- prosegue Tsang- ad esempio in ‘The Freedom song’ (‘La canzone della liberta”. ndr)- ricordiamo la protesta degli universitari del 1989, repressa da Pechino, mentre ‘Tear gas’ (‘Gas lacrimogeni’, ndr) e’ dedicata al ‘Movimento degli ombrelli’ del 2014, quando la polizia interveni’ con forza per disperdere la folla inerme”.

Il gruppo di Tsang ha anche suonato lunedi’ scorso davanti a centinaia di studenti che hanno aderito all’appello lanciato dai movimenti studenteschi di licei e universita’ a boicottare la ripresa delle lezioni: “Vogliamo dar voce al movimento di protesta” dice il musicista. Una iniziativa che e’ proseguita anche oggi, con nuove “catene” umane di giovani intorno agli edifici scolastici.

Per cosa state manifestando? “A Hong Kong manca il suffragio universale, e dall’avvento del presidente cinese Xi Jinping, la situazione per la nostra regione autonoma e’ peggiorata”. Lo studente, come molti, denuncia ingerenze da parte della Cina nelle scelte politiche di Hong Kong, a partire dalle pressioni per la scelta di un esecutivo filo-cinese nelle ultime elezioni del 2016.

Nei giorni scorsi la governatrice Carrie Lam ha annunciato il ritiro della contestata legge sull’estradizione – che ha originato le proteste di giugno – e l’avvio di un dialogo aperto con la societa’ civile per uscire dalla crisi. Cosa ne pensate?
“Non le crediamo” risponde Ken Tsang. “Lam ha ‘dialogato’ tante volte con i movimenti dal basso, ma senza risultati. E’ servito solo a rafforzare la sua propaganda. Per questo la protesta non si ferma. E poi ci sono stati troppi feriti e arresti, tanti giovani che si stanno sacrificando per la causa”. Secondo Tsang, “se il governo ha ammesso che presentare quel disegno di legge e’ stato un errore, allora deve assumersi la responsabilita’ anche delle manifestazioni e degli incidenti che ne sono seguiti. Non puo’ criminalizzare i cittadini che hanno marciato pacificamente.
Serve una amnistia”. Quanto all’autonomia dalla Cina? “Non siamo pronti- dice il tastierista- il movimento di protesta non ha ragionato a un testo costituzionale, e bisogna decidere come risolvere tanti punti, come ad esempio quello delle relazioni economiche e commerciali. Per ora basterebbero piu’ diritti”.
E’ difficile per te conciliare lo studio, la musica, la vita privata e ora anche l’attivismo civile?: “Le proteste sono nel fine settimana, non portano via molto tempo. Pero’ tolgono molte energie sul piano emotivo”. Tsang ricorda gli scontri con la polizia: “E’ triste vedere dei concittadini lottare tra loro. Ma la colpa e’ del governo”.

Una volta laureato andrai via? “Io voglio restare- dice Tsang, che subito aggiunge- ma serve un cambiamento democratico ora, altrimenti saro’ costretto ad emigrare. Nessuno vuole vivere in un paese in cui manca la liberta’”.

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