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Don Ciotti: “Contro le mafie c’è tanta retorica della memoria, serve una sommossa della società”

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Lo dichiara il presidente di 'Libera' alla cerimonia di anniversario dell'omicidio dei fratelli Luciani, uccisi il 9 agosto perché testimoni scomodi dell'assassinio del boss Romito e di suo cognato
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BARI – “Luigi e Aurelio sono morti ma noi dobbiamo essere più vivi, dobbiamo vivere – come non mi stanco di ripetere da 26 anni con Libera – con la memoria che ci sfida, ci sfida tutti ad avere più responsabilità e impegno. C’è tanta retorica della memoria nel nostro Paese, con il rischio che si facciano solo cerimonie e celebrazioni” mentre “abbiamo bisogno di poterci guardare in faccia, sentire mordere le nostre coscienze” perché servono “più responsabilità e impegno 365 giorni all’anno”. Lo ha detto don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione “Libera contro le mafie” partecipando alla cerimonia in ricordo di Aurelio e Luigi Luciani, i fratelli uccisi quattro anni fa nelle campagne di San Marco in Lamis (Foggia) perché testimoni scomodi dell’assassinio di Mario Romito, boss di Manfredonia e del cognato Matteo De Palma.

“La quotidianità – ha continuato il sacerdote antimafia – deve vederci più attenti e responsabili. Il diritto alla verità è fondamentale, è fondamentale sapere perché” altrimenti “rimangono nubi di silenzi e di verità nascoste. Ma voi lo sapete bene e molti sanno bene che le verità passeggiano per le vie della Capitanata”. Don Luigi Ciotti ha poi elencato “le malattie più terribili” che sono “assieme all’indifferenza, la delega di una sorta di rassegnazione di quelli che dicono “tanto le cose non cambieranno mai” e l’omertà che uccide la speranza e la libertà nelle persone. E c’è tanta omertà”. “Mi auguro che tutti diventiamo immuni al virus ma non alle responsabilità – il monito di don Luigi – noi vogliamo essere immuni al virus ma non da impunità che calpesta chi cerca”. Per il presidente di Libera “è sacrosanto il diritto alla verità” e bisogna combattere “lo scandalo dei mezzi silenzi, dei calcolati compromessi, delle zone di ombra che continuano nel nostro Paese a esserci”. “C’è solo una strage di cui si conosce la verità: piazza della loggia, Brescia. Delle altre non si conosce la verità – ha continuato – l’80% dei familiari delle vittime innocenti della criminalità mafiose non conosce la verità o ne conosce solo una parte. Abbiamo bisogno – ha concluso – di cambiamenti veri, non di adattamenti”.

“SERVE UNA SOMMOSSA DELLA SOCIETÀ

“Serve una sommossa della società. Ci vuole una società più responsabile e più attenta. Anche il mondo degli imprenditori deve avere più coraggio. Dobbiamo avere tutti quanti più coraggio”. Lo ha detto don Luigi Ciotti a San Marco in Lamis (Foggia) nell’ambito della cerimonia organizzata in occasione del quarto anniversario dell’omicidio dei fratelli Aurelio e Luigi Luciani, uccisi il 9 agosto quando sono stati assassinati il boss Mario Luciano Romito e suo cognato. “In questi quattro anni tante cose sono cambiate – ha continuato – Lo Stato ha dato una risposta. Ora ci vuole più continuità, ci vuole più corresponsabilità e ci vuole una vera condivisione”. Per il sacerdote antimafia serve “un’assunzione di responsabilità della politica. Per la politica sociale, per la cultura, per la scuola. Perché la lotta alle mafie non è solo una lotta giuridica”.

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