Referendum, Boschi: “Spero che non torni chi per 30 anni ha fallito”

"È una riforma che deve parlare a tutti, a prescindere dalla simpatia o dall'antipatia nei confronti di questo governo"
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Boschi

ROMA – “Sono la prima a riconoscere che questa riforma sicuramente non è perfetta, come difficilmente ne esistono. Ma mi rincuora pensare che anche quando venne approvata la nostra Costituzione, nel 1948, non mancarono le critiche già allora e alcuni rimpiangevano lo Statuto Albertino. Salvemini, per esempio, sostenne che gli unici articoli positivi erano addirittura quelli che permettevano di modificarla”. Così il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, intervenuta alla presentazione del numero bimestrale luglio/agosto 2016 del magazine ‘Strade’ dedicato alle ragioni del sì per il referendum costituzionale, che si è svolta oggi a Roma presso l’Hotel Nazionale.

“Lo stesso Ruini- ha proseguito- che pure aveva presieduto i lavori dell’Assemblea Costituente, nel presentare il lavoro riconobbe pubblicamente che se la prima parte della Costituzione era stata destinata a durare per sempre per la sua bellezza nel sancire i principi fondamentali, sicuramente sarebbe stato necessario rivedere la seconda parte, quella che tocca questa riforma costituzionale. Già allora i costituenti erano consapevoli dei limiti della Costituzione, nella consapevolezza che poteva essere modificata”.

Per Boschi, quindi, oggi si è “nel solco di quanto già era stato previsto dai nostri padri costituenti. Abbiamo deciso di rispettare in toto l’articolo 138– ha sottolineato- seguendo la procedura di revisione prevista dalla nostra Costituzione. E questo, a volte, ha significato scegliere la strada più dura”.

Ha aggiunto il ministro Maria Elena Boschi: “Credo che questo sia un elemento di forza di questa riforma, anche rispetto a chi oggi propone di votare ‘no’ al referendum, buttando via e non rispettando il lavoro del Parlamento di due anni, con 6 votazioni e maggioranze che hanno sfiorato il 60%, e con un dibattito vero”.

Non è una riforma ideale, secondo Boschi, ma “i suoi pregi fanno dire che è positiva perché fa fare un passo in avanti al nostro Paese. È una riforma che fa bene alla nostra democrazia- ha sottolineato ancora- e che avrà anche un’incidenza sullo sviluppo economico del nostro Paese”. Ha concluso quindi il ministro delle Riforme: “È una riforma che deve parlare a tutti, a prescindere dalla simpatia o dall’antipatia nei confronti di questo governo. La scelta deve essere fatta in prospettiva per il nostro Paese, per le future generazioni e per la nostra democrazia. E questo è il miglior augurio che possiamo farci per i prossimi non solo 6 mesi ma per i prossimi 30 anni. Mi auguro che nel 2026 non si debba discutere dell’ennesimo tentativo di riforma che non è andato a buon fine e che non ci siano gli stessi che per trent’anni ci hanno spiegato come si fanno le riforme senza riuscirci”.

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