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Il via libera alla riforma della Giustizia disintegra il M5S, anche Conte prende le distanze

L'editoriale di Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – Marco Travaglio furioso, ma quale riforma della Giustizia, questo provvedimento è il ‘Nuovo salvaladri’ urla dal ‘Fatto quotidiano’, con pure una vignetta che immortala Grillo e i ministri Di Maio e Patuanelli in ginocchio davanti a Draghi. Ancora una volta il M5S si disintegra in mille pezzi, con alcune parti che provano a difendere la riforma e gli altri che gridano al tradimento dei valori e delle battaglie del Movimento. Non saranno giorni facili, qualcuno mette in giro anche la voce sulla possibilità che una parte dei parlamentari del Movimento, alla fine, possano uscire dalla maggioranza. Una eventualità che qualcuno ha visto anche dietro la presa di posizione dell’ex premier Giuseppe Conte: “Apprezzo il lavoro fatto dalla ministra Cartabia ma io non canterei vittoria. Non sono sorridente su questo aspetto della prescrizione, siamo tornati a quella che è una anomalia italiana. Chi canta vittoria non trova il mio consenso” ha detto al convegno di Confindustria Giovani a Genova. Che significa? Che una volta che la riforma arriverà in Parlamento si scatenerà la guerra degli emendamenti per modificarla? Su questo ieri il premier Draghi è stato molto chiaro, e pure netto, quando ha detto che si aspetta che tutti siano leali e che la riforma si approverà così com’è. Ma tra i grillini è tutto un ribollire di rabbia e frustrazione, perché pur essendo ancora prima forza politica in Parlamento è sempre più evidente che ormai il M5s non ha più peso e forza di imporsi. Per questo qualcuno pensa che alla fine possa essere proprio Conte a rompere gli indugi, a chiamare e raccogliere attorno al suo progetto di rilancio una forte rappresentanza di parlamentari con i quali cominciare a far ballare tutti, “come per anni ha fatto Renzi” sottolinea un esponente grillino. Si vedrà. Altra significativa novità politica, l’indicazione da parte del Governo di Carlo Fuortes e Marinella Soldi come Amministratore delegato e Presidente della Rai. Fuortes, fino ad oggi, era amministratore delegato del Teatro dell’Opera di Roma. Tra gli avversari qualcuno lo ha soprannominato “Mani di forbice, perché sa solo tagliare non soltanto i costi ma pure posti di lavoro”. In molti ricordano la sua decisione di licenziare in tronco tutta l’orchestra, che secondo lui aveva accumulato privilegi e costi non più giustificabili. Se questa è la sua arma vincente non saranno in tanti a gioire alla Rai per i tagli che presto cominceranno a colpire quello che in molti ormai chiamano il ‘carrozzone’. Anche la prossima settimana non sarà affatto tranquilla e l’aria condizionata del Senato non riuscirà ad abbassare lo scontro che ci sarà martedì nell’aula di palazzo Madama dove si comincera a votare il Ddl Zan contro l’omotransfobia. Tutto il centrodestra è pronto ad alzare le barricate, a metter in atto tutto l’ostruzionismo possibile, forte anche dell’appoggio di Italia Viva di Matteo Renzi, che si è sfilata dalla maggioranza ed ha proposto modifiche al testo.

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