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Decreto sostegni bis, Comma2: “No alla liberalizzazione dei contratti a termine”

Significherebbe "smantellare il 'decreto dignità', cha ha rappresentato una prima inversione di tendenza rispetto all'utilizzo indiscriminato di una tipologia contrattuale che dovrebbe essere riservata ad assunzioni connotate da esigenze temporanee e non strutturali"
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ROMA – “Da notizie di stampa si apprende che la commissione Bilancio della Camera dei deputati, in sede di conversione in legge del decreto sostegni bis, avrebbe approvato un emendamento di modifica dell’art. 19 del decreto legislativo n. 81/2015 in base al quale si potranno stipulare contratti a tempo determinato anche ‘per le specifiche esigenze previste dai contratti collettivi di cui all’art. 51’. Ciò significa che, in caso di approvazione definitiva di una tale disposizione, i contratti collettivi di qualunque livello (nazionali, ma anche aziendali e territoriali), potranno introdurre nuove causali, così liberalizzando del tutto il ricorso ai contratti a termine. Verrebbe così definitivamente smantellato il ‘decreto dignità’ che, pur con tutti i suoi limiti (in particolare per quanto concerne la mancata previsione di una causale per il primo anno), ha pur sempre rappresentato una prima inversione di tendenza rispetto all’utilizzo indiscriminato di una tipologia contrattuale che, va ricordato, dovrebbe essere riservata ad assunzioni connotate da esigenze temporanee e non strutturali“. Lo denuncia il direttivo di Comma2-Lavoro è Dignità, associazione di avvocate e avvocati. Per Comma2 “la liberalizzazione dei contratti a termine, non a caso salutata con grande soddisfazione dal giornale della Confindustria, unitamente alla mancata proroga generalizzata del blocco dei licenziamenti, dimostra con ogni evidenza come il progetto di rilancio dell’economia dopo la pandemia si fondi più che altro sulla progressiva sostituzione di lavoratrici e lavoratori stabili e pagati decorosamente con una pletora di precari, in particolare, come noto, donne e giovani che tanto si declama di voler sottrarre alla precarietà, sottopagati e sempre sotto il ricatto della mancata riconferma”.

Non solo: “Preoccupa, in particolare, il livello aziendale di contrattazione, dove spesso i rappresentanti sindacali interni sono costretti ad operare sotto minaccia di tagli occupazionali e possono conseguentemente essere fortemente condizionati nel loro potere contrattuale. Solo l’inderogabilità della norma di legge relativa alle causali ha sin qui potuto garantire un argine al dilagare incontrollato di contratti a tempo determinato che purtuttavia stanno segnando un significativo incremento anche a prescindere dalla paventata modifica normativa. Per queste ragioni- conclude la nota- Comma2-Lavoro è Dignità chiede che il Parlamento non approvi una norma destinata ad aumentare precarietà ed insicurezza per le lavoratrici ed i lavoratori che hanno mandato avanti il Paese in questo drammatico periodo“.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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