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Haiti, mercenari colombiani sotto accusa per l’uccisione del presidente

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Per la polizia si tratta di un commando di 28 persone. Iscritti nel registro degli indagati anche i responsabili della sicurezza del presidente Moïse
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ROMA –  Ad assassinare il presidente Jovenel Moïse è stato un commando composto perlopiù da soldati di nazionalità colombiana non più in servizio: lo ha riferito il capo della polizia di Haiti, Léon Charles.
Secondo questa ricostruzione, comunicata nella serata di ieri durante una conferenza stampa, del gruppo facevano parte 26 cittadini colombiani e due statunitensi. La polizia ha riferito che otto sospetti sono stati arrestati mentre altri 17 sono tuttora latitanti. L’altra persona coinvolta nell’agguato sarebbe stata uccisa in uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza.

Charles ha riferito che la notte tra martedì e mercoledì Moïse è stato raggiunto all’interno della sua residenza a Port-au-Prince da 12 proiettili. Sua moglie Martine, ferita, resta ricoverata a Miami, negli Stati Uniti, e sarebbe in condizioni stabili.
Secondo Claude Joseph, primo ministro ad interim di Haiti, il presidente potrebbe essere stato ucciso perché stava battendosi contro “oligarchi”.

Durante la conferenza stampa, Charles ha detto: “Degli stranieri sono venuti nel nostro Paese per uccidere il presidente”. Mostrate ai giornaliste armi, passaporti colombiani e altri presunti elementi di prova.
Un’ultima notizia, diffusa dal quotidiano Le Nouvelliste, riguarda l’iscrizione nel registro degli indagati di Dimitri Hérard e di Jean Laguel Civil, responsabili della sicurezza del presidente.
Bed-Ford Claude, commissaria del governo di Port-au-Prince, ha sottolineato che non c’è stato alcun poliziotto tra le vittime a parte Moïse e la moglie. “Se siete responsabili della sicurezza del presidente dove siete?” ha chiesto la dirigente, interpellata da Le Nouvelliste. “Cosa avete fatto per scongiurare l’uccisione del capo dello Stato?”

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