Brasile, padre Bossi: “La propaganda di Bolsonaro è al servizio dell’élite”

Il Paese è il secondo più colpito dal Covid dopo gli Stati Uniti, il missionario: "Il Presidente pensa alla produzione e dimentica i popoli"
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ROMA – “Siamo molto preoccupati di dover affrontare una crisi tanto grave con politici così impreparati, interessati solo ad affermare un progetto di potere tutto personale e della ristretta élite alla quale sono legati”: padre Dario Bossi, superiore provinciale dei comboniani in Brasile, parla con l’agenzia Dire del Covid-19 e di Jair Bolsonaro.

BOLSONARO SI È PRESO IL COVID A UN RICEVIMENTO

Il presidente, dopo aver partecipato con ministri e diplomatici a un ricevimento all’ambasciata degli Stati Uniti per la festa del 4 luglio, è risultato positivo al nuovo coronavirus.

Prima la febbre a 38°, poi il test e l’annuncio, con nuovi appelli all’utilizzo della clorochina, un antimalarico indicato come rimedio efficace nonostante il monito dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Secondo padre Bossi, Bolsonaro continua a ridimensionare la gravità del virus, definito in più occasioni “una lieve influenza”. “Le sue dichiarazioni – dice il missionario – sono parte di un progetto politico e personale che svaluta l’impatto sociale della pandemia e riflette solo la pressione per una ripresa dei ritmi di produzione e di commercio delle principali città del Brasile”.

L’ENORME STOCK DI CLOROCHINA DATO AI NATIVI

Quarantotto anni, esponente della Rete ecclesiale panamazzonica (Repam) e della Commissione della Conferenza episcopale per l’estrazione mineraria e l’ecologia integrale, padre Bossi lavora al fianco di comunità vulnerabili e conosce anche le regioni più remote. Con la Dire parla dello “scandalo del Roraima”, denunciando la distribuzione di clorochina nei villaggi dei nativi. “Sull’impiego di questo farmaco – accusa – c’è una propaganda banalizzata, che si spiega con l’esigenza di smaltire un enorme stock costituito dall’esercito nelle prime settimane della pandemia”.

Secondo il missionario, pesano da un lato la “militarizzazione del ministero della Sanità” e dall’altro l’assenza di un indirizzo politico unitario. “Lo stesso presidente riconosce la mancanza di direttive – sottolinea padre Bossi – salvo poi sostenere che questo è dovuto alla legittima pluralità di disposizioni adottate dai governi degli Stati”.

Secondo stime diffuse ieri dal ministero della Sanità, i decessi accertati per o con nuovo coronavirus sono stati 67.964. In 24 ore le vittime sarebbero state almeno 1.223, confermando il Brasile come il secondo Paese più colpito al mondo dopo gli Stati Uniti, con oltre un milione e 710.000 casi di contagio.

FRONTE COMUNE DELLE ONG: NASCE IL “FRENTE PELA VIDA”

Dopo essersi sottoposto al test che ne ha rivelato la positività al virus, Bolsonaro ha approvato una revoca all’obbligatorietà dell’uso della mascherina. La tesi del Covid-19 come “lieve influenza” e “poco più che un raffreddore”, però, è contestata da partiti e associazioni. A inizio luglio è nato il Frente pela vida, un’alleanza tra ong, tra le quali Red Unida, Associação Brasileira de Saúde Coletiva (Abrasco), Conselho Nacional de Saúde (Cns) e Centro Brasileiro de Estudos de Saúde (Cebes). L’impegno è contrastare “l’inazione del governo federale” con una strategia di contrasto al nuovo coronavirus sia in ambito sanitario che sul piano economico-sociale e del rispetto dei diritti umani.

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