FOTO | VIDEO | Nasce a Tangeri il porto-ponte tra Africa ed Europa

L'obiettivo è triplicare la capacità entro il 2025. Spiega tutto Hassan Abkari, direttore generale aggiunto di Tanger Med Port Authority, la compagnia pubblica che gestisce la piattaforma portuale
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TANGERI (Marocco) – Il Marocco punta a diventare il principale snodo commerciale nello spazio euro-mediterraneo, imponendosi come un ponte tra Nord Africa, Africa e Europa, e confermandosi come il primo porto dell’Africa, superando Durban, in Sudafrica, e Port Said, in Egitto. Questo grazie a Tanger Med 2, l’hub inaugurato a fine giugno che, una volta entrato a pieno regime, dovrebbe essere in grado di triplicare la capacità del porto di Tangeri, sullo Stretto di Gibilterra, intercettando il 20 per cento degli scambi globali.

L’hub, finanziato con fondi pubblici e privati, va infatti ad aggiungersi a due piattaforme già presenti e operative da una decina d’anni: Tanger Med 1 e il porto passeggeri, che sorgono in continuità a pochi chilometri a ovest di Tangeri. Stando ai costruttori, entro il 2025 l’intero complesso sarà in grado di accogliere 9 milioni di container – a fronte dei 3 milioni attuali – e di gestire il passaggio di 700mila tir, di un milione di veicoli e di di ben 7 milioni di passeggeri all’anno.

Un mega progetto “ideato dal re Mohammed VI, strategico, integrato e sostenibile, che permette di inserire il nostro Paese nel commercio internazionale” dice Hassan Abkari, direttore generale aggiunto di Tanger Med Port Authority, la compagnia pubblica che gestisce la piattaforma portuale. Lo scalo, la cui prima pietra è stata posta nei primi anni Duemila, “è connesso con altri 186 porti in 77 Paesi” sottolinea Abkari. Circa il 40 per cento delle merci movimentate però provengono, o sono dirette, verso l’Africa occidentale: “Questo permette di sviluppare quelle aree, ponendo fine al loro isolamento, e di connetterle col resto del mondo. Senza infrastrutture, come farebbero quei prodotti a raggiungere altri mercati?” chiede il dirigente. Che, ricordando la vastità della regione del Sahel, osserva: “Se mancano strade e ferrovie non ci resta che usare il mare”. L’hub, d’altra parte, guarda anche oltre lo spazio euro-africano: un altro 40 per cento dei traffici di Tanger Med coinvolge Asia e Americhe. Secondo Abkari, l’Europa occupa circa il 20 per cento ma “resta il nostro partner principale, con Spagna in testa, poi Francia, Regno Unito e Germania”. La Spagna gode di una posizione di primo piano: grazie al porto di Algeciras, prospicente quello di Tanger Med, è stato possibile stringere “una collaborazione molto forte e proficua”, formalizzata a febbraio con la firma di un accordo di partenariato tra il re del Marocco Mohammed VI e quello di Spagna Filippo VI, volto a facilitare il traffico delle merci e delle persone attraverso lo Stretto. “Passando da noi e poi da Algeciras – calcola Abkari – le merci impiegano otto ore per raggiungere Madrid, 48 per Parigi“.

Quanto all’Italia, c’è volontà di creare partnership: il pensiero va al porto di Trieste, che nei prossimi mesi dovrebbe diventare il punto finale del corridoio commerciale euro-asiatico noto come Via della seta.

“Trieste – dice il direttore – gode di acque profonde, una caratteristica ottima per accogliere le navi cargo di grandi dimensioni”. Più in generale, prosegue Abkari, nuove collaborazioni tra super-porti “incoraggiano la competitività e attirano le aziende” e “noi siamo aperti a tutte le proposte”.

porto tangeri

Su una delle colline che guardano verso il porto campeggia la scritta in arabo “Allah, wal-watan, wal-malik”, vale a dire “Dio, la patria, il re”. Un adagio che ben richiama i pilastri su cui poggia il Marocco, un Paese il cui sovrano da anni promuove azioni volte a far crescere l’economia, e che Abkari definisce “consapevole” dell’urgenza di trovare una risposta alla disoccupazione giovanile: “Il re ha lanciato questo progetto per ridare slancio all’economia di questa regione del Marocco, meno sviluppata di altre”.

Il direttore fornisce alcuni dati: il complesso in dieci anni ha creato 75mila nuovi posti di lavoro – 5mila nel porto, più di 70mila nelle oltre 900 imprese connesse al progetto. E il 98 per cento dei lavoratori sono “locali”, assicurano al porto. Perché sebbene Tanger Med abbia convinto molte aziende straniere a delocalizzare qui – grazie anche a particlari agevolazioni fiscali – nelle filiali non lavorano molti “foreigners”. Quello dell’automotiv è il primo settore: decine le file di auto Renault-Nissan e Dacha ferme al porto, in attesa di essere esportate. A seguire, aeronautica, tessile e agribusiness. Importanti anche i settori dell’elettronica, del biomedicale e delle rinnovabili, per un giro d’affari di 8,3 miliardi di dollari. Quanto all’impatto del progetto sulla regione, secondo Abkari, “ha permesso un notevole sviluppo infrastrutturale grazie alla creazione di un’autostrada e di una nuova linea ferroviaria”. Anche la tutela dell’ambiente sarebbe stata garantita: “Per ottenere i fondi della Banca centrale europea – uno dei finanziatori esterni del progetto – si devono rispettare gli standard Ue” spiega il dirigente, sottolineando che sono state seguite “anche le leggi nazionali”. Secondo Abkari, la prova sarebbe il fatto che “Tanger Med è il solo porto extra-europeo a godere della qualifica di EcoPort”, un marchio di qualità attribuito dall’Ue in tema di tutela ambientale. Parte dei profitti vengono poi impiegati in progetti di sviluppo locale, tra cui educazione e salute, implementati dalla Tanger Med Human Development Foundation. Tra il 2007 e il 2017, questi i numeri ufficiali, sono stati raggiunti oltre 200mila beneficiari a Tangeri e nella provincia.

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9 Luglio 2019
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