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Due discariche abusive su tre fuori dalle sanzioni Ue, Italia risparmia 20,4 milioni all’anno

Il 67% dei siti illegali è stato portato fuori dal perimetro delle infrazioni dell'Europa, per il restante 33% da bonificare e mettere in sicurezza la chiusura dei lavori è prevista entro il primo semestre del 2024
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ROMA – Oltre 200 discariche illegali in infrazione europea nel 2007, nel 2014 la Corte di giustizia europea condanna l’Italia con una multa di 80 milioni di euro (40 milioni subito più 40 milioni per ogni semestre di ritardo) con l’accordo che tale multa sarebbe stata ridotta di 200mila euro per ogni discarica bonificata e quindi espunta dalla sanzione. Dal 2014 al 2017 abbiamo quindi pagato all’Ue 200 milioni di euro, che ad oggi, 2021, sono diventati 280 milioni di euro. Per bonificare le aree, ridurre la multa e chiudere definitivamente la sanzione il governo Gentiloni nomina un Commissario straordinario che si avvale di una task force creata appositamente dall’Arma dei Carabinieri. Ad oggi, su 81 discariche consegnate il 24 marzo 2017 nelle mani del Commissario di Governo per la bonifica dei siti inquinati (poi Commissario Unico con il dl Clima del 2019), più della metà, 51, sono state portate fuori dalla procedura di infrazione permettendo all’Italia di risparmiare 20milioni e 400mila euro ogni anno. Ma al primo giugno scorso potremmo anche dire 55 di cui 7 ancora al vaglio dell’Ue. La sanzione europea iniziata, nel 2014, con 42 milioni di euro oggi si è ridotta a 6.600.000 euro – calcolando anche i 3 dossier al vaglio della Commissione Ue – portando così un rilevante risparmio economico per l’erario e soprattutto restituendo aree di territorio, pezzi di Italia, alle collettività. Al 30 maggio calcolando 55 siti, il 67% di quelli oggetto dell’infrazione sono stati espunti, mentre i restanti 26 siti, il 33%, rimangono da bonificare e mettere in sicurezza. Chiusura dei lavori prevista per dicembre 2023 – primo semestre 2024 con aree tra le più difficili, le bonifiche da svolgere a Chioggia (Venezia) e Ascoli Piceno. Questi i numeri presentati oggi dal Commissario unico per la realizzazione degli interventi necessari all’adeguamento alla normativa vigente delle discariche abusive presenti sul territorio nazionale, il Generale di Brigata dei Carabinieri Giuseppe Vadalà e dalla sua squadra.

CONTABILITÀ SPECIALE E COORDINAMENTO LE CHIAVI DEL SUCCESSO

“I fondi per messa in sicurezza e la bonifica dei siti contaminati sono abbastanza per poter lavorare e mettere in sicurezza, ce ne vorranno altri ma rispetto a 10 anni fa la situazione è cambiata”, spiega il Generale di Brigata dei Carabinieri Giuseppe Vadalà, Commissario unico per la messa in sicurezza delle discariche oggetto di infrazione, “ma la contabilità speciale è stato il vero asso nella manica del commissario, i poteri speciali, di deroga sono importanti ma la contabilità speciale permette di utilizzare subito i fondi. Sembra banale ma tra Unione europea, Stato, Regioni e Province i passaggi sono lunghi, e accade che ci si ritrovino decreti ingiuntivi perché le ditte operano e i Comuni non riescono a pagare”.
Altro elemento chiave “il coordinamento, altra grande funzionalità del Commissario, riusciamo a fare molto di più e sbagliare meno”, spiega Vadalà, “anche se avessimo avuto più uomini non sarebbe stata ragione sufficiente per maggiori risultati, ma con la collaborazione di Regione e Comuni, Magistratura, associazioni, enti di ricerca, tutto ciò è stato possibile con soluzioni migliori e più percorribili”. E l’Arma dei Carabinieri “è stata fondamentale nella capacità di coordinamento, in particolare il Cufaa (Comando Carabinieri Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari, ndr) con una simbiosi e osmosi efficace che crea consenso in maniera democratica nel rapporto con le istituzioni”. Dal punto di vista operativo “servono le stazioni appaltanti“, segnala il Commissario, “avessimo anche molti più uomini non saremmo riusciti a far tutto, servono le varie professionalità e la scelta felice è stata di non sceglierne una sola, ma averne diverse in house e no, tutte valide, e mettendole in concorrenza riusciamo a giostrare appalti e avere risultati più efficaci”.

IL PERICOLO DELLE INFILTRAZIONI CRIMINALI

Ottimi risultati, ma “dobbiamo fare velocemente e bene ma servono i controlli”, prosegue il Generale di Brigata dei Carabinieri Giuseppe Vadalà, Commissario unico, “dobbiamo correre e far bene, aiutandoci con il sistema tecnologico Snpa, Arpa e Ispra, e loro devono lavorare con noi da subito, non arrivare dopo due anni, e questo lo abbiamo ottenuto e si lavora molto bene”. Poi, naturalmente, “purtroppo le infiltrazioni criminali ci sono, questa è una spesa pubblica obbligatoria e ci si buttano in tanti, e questa è l’altra grande attività che stiamo portando avanti”. La struttura è al lavoro anche per un nuovo contenzioso europeo, quello 2019, “ci sono stati assegnati altri tre siti in Basilicata e uno in Abruzzo, e siamo già al lavoro per non farli arrivare a sanzione come gli altri”, segnala Vadalà. Insomma, “dal 2014 il Paese ha pagato molti fondi ma non siamo stati con le mani in mano. Dalla ‘Caporetto’ da 42 milioni ogni 6 mesi c’è stata una reazione, una costruzione, una realizzazione, fatta tutti insieme”, dice il Commissario. Per il futuro, però, “i Comuni non possono essere lasciati da soli, non hanno risorse economiche e di personale, quindi servono task force che li supportino, e per gli ordinari e i siti orfani chiunque sia in campo deve accompagnare i Comuni. Questo – conclude Vadalà – ci ha insegnato la nostra esperienza, e lo mettiamo al servizio del Paese”.

“PUBBLICO E PRIVATO COLLABORINO PER NON PERDERE PEZZI DI PAESE”

“Il nostro lavoro, focalizzato al benessere del territorio, dell’ambiente, dovrà essere sempre sinergico, dieci persone anche fossero Superman non ce la farebbero mai, ma nemmeno fossero di più”. Però “la macchina pubblica se vuole può unirsi e agire coordinata per un obiettivo comune finale che è la restituzione del territorio, per non perdere 81 pezzi di Paese, e se l’obiettivo pubblico e privato è comune, di tutti, si potranno ottenere risultati”, spiega il Capo Divisione Coordinamento, logistica e comunicazione dell’Ufficio del Commissario del Governo, Maggiore dei Carabinieri Alessio Tommaso Fusco. I risultati sono eloquenti anche dal punto di vista economico, con 55 bonifiche effettuate su 81, 48 espunte dalla procedura, oltre 20 milioni di euro risparmiati ogni anno dalla sanzione, che passa da circa 42 milioni a 6,6 milioni, “considerando i 7 siti al vaglio della Commissione europea che speriamo ci risponda a breve”, precisa Fusco, “detraendone la quota se la valutazione sarà positiva”.

DALLA DISCARICA AL CAMPO DA BEACH VOLLEY E ALL’IMPIANTO TERMALE

C’è un caso emblematico, presentato da Fusco, quello della discarica di località Camponi a Villa Latina (Frosinone), risolta con Fytocapping, essenze vegetali locali piantate sopra il sito. Per questo sito con 11 semestri in infrazione è stata pagata una multa da 2,2 milioni di euro (200mila euro a semestre, come le altre), per 4.200 metri quadri di estensione e 7mila metri cubi di rifiuti. Su 1,87 milioni di euro stanziati il Commissariato ha speso poco più di 88mila euro. Facendo due conti, spiega Fusco, “di sanzione europea per ogni metro quadro sono stati pagati 523 euro, mentre il costo di bonifica al metro quadro è stato di appena 21 euro“, questo il costo della non azione, insomma. E il Fytocapping è stato scelto “per evitare che la discarica bonificata rimanga un luogo chiuso, abbandonato, la nostra idea è recuperare territorio, così nel sito di Vasto (Chieti) pensiamo a un canile, in quello di Pizzo (Vibo Valentia), sulla spiaggia, campi di beach volley o impianti termali, vogliamo cambiare l’orientamento delle bonifiche”.

I SITI PIÙ PROBLEMATICI: CHIOGGIA, AUGUSTA E ASCOLI PICENO

Quello della discarica di località Camponi a Villa Latina (Frosinone), “è solo uno degli 81 siti, con i 55 fatti ne restano 26, sono i casi più difficili”, prosegue il Capo Divisione Coordinamento, logistica e comunicazione dell’Ufficio del Commissario del Governo, Maggiore dei Carabinieri Alessio Tommaso Fusco. Sono stati scelti per primi i casi meno problematici perché così “siamo andati veloci, per ognuno c’erano 200mila euro da pagare a semestre, quindi abbiamo cercato di lavorarli per prima, anche perché come nel caso di Villa Latina servivano pochi soldi per riparare”, prosegue Fusco, “ovviamente i più difficili, come Chioggia, Augusta o Ascoli Piceno richiederanno più tempo ma stiamo lavorando, e speriamo per la fine del 2023 o nel primo semestre 2024 di uscire finalmente dalla sanzione e restituire il territorio per il benessere e la vita dei cittadini e dei Comuni”.

IL COMMISSARIO VADALÀ: “IL PNRR DARÀ UNA SPINTA MA BISOGNA AIUTARE I COMUNI”

“Dal Pnrr potremmo indubbiamente avere una grande spinta per la bonifica e la messa in sicurezza delle bonifiche perché ci sono risorse importanti, potrebbe essere una grande spinta alle bonifiche e al disinquinamento”. Il Generale di Brigata dei Carabinieri Giuseppe Vadalà, Commissario unico per la messa in sicurezza delle discariche oggetto di infrazione Ue, lo dice a margine della VII relazione semestrale sulle attività svolte dal Commissariato. Servirà però un sostegno ai Comuni, che hanno bisogno di strutture tecniche adeguate. “È una grandissima questione, sicuramente è un problema di risorse”, spiega Vadalà, “i Comuni devono essere aiutati, con un aiuto di prossimità, non possono essere lasciati da soli perché non ce la fanno”. Oppure, prosegue il Commissario, “le circa 29mila stazioni appaltanti, ipotesi che è stata fatta da altri, potrebbero essere ridotte, arrivando a un numero ridotto di stazioni molto ben funzionanti. Per spendere bene i fondi pubblici o meno servono competenze e risorse, e dove non ce la fanno i Comuni occorrono strutture di prossimità: possiamo essere noi, le Regioni o altri”. Strutture “che non si sostituiscano ma si affianchino” ai Comuni, precisa Vadalà, puntando a un coordinamento. “Il Commissario per questo non sostituisce, non ce la farebbe, serve far tesoro delle professionalità che ci sono, e ce ne sono tante. Anzi, molti Comuni aspettano una funzione coordinante che li aiuti a esprimere il meglio che hanno, fin nei più piccoli comuni – conclude il Commissario – Dobbiamo lavorare con loro”.

IL GENERALE MARZO: “IL CUFA IN CAMPO PER LA TUTELA E L’EDUCAZIONE AMBIENTALE”

“Il Cufa agisce a 360 gradi, una componente, una forza di polizia importante, perché l’osmosi fra l’Arma dei Carabinieri che aveva ed ha una tradizione anche ambientale e nelle attività di controllo del territorio, si è aggiunta la professionalità e la cultura forestale dei Carabinieri oggi forestali allora Corpo forestale dello Stato”. Il Generale di Corpo d’Armata Antonio Pietro Marzo, Comandante dell’Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri (Cufa), lo dice lo dice a margine della VII relazione semestrale sulle attività svolte dal Commissario per la messa in sicurezza delle discariche oggetto di infrazione Ue. “Un’osmosi che ha creato dei risultati importanti per la tutela del territorio, del paesaggio e da dei riscontri obiettivi ogni giorno, nelle attività quotidiane”, spiega Marzo. “Ne è testimonianza questa VII Relazione che il commissario, che si avvale dei carabinieri sul territorio per svolgere la sua attività, un concreto momento di bilancio alquanto positivo”, rileva il Generale. Un’attività che “purtroppo quando è repressiva vuol dire che il danno c’è già stato“, conclude Marzo, “ma noi ci sforziamo di fare soprattutto quella preventiva per educare alla responsabilità ambientale i cittadini, alle buone pratiche, cercando di insistere sull’aspetto della comunicazione e dell’educazione ambientale”.

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