Network Ong: “Fuori dalla pandemia solo con riforme globali”

VACCINO_MONDO
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ROMA –  Definire strategie a breve termine per sviluppare la produzione dei vaccini, dei trattamenti e della diagnostica per il Covid-19, ma anche pensare a riforme strutturali dei sistemi sanitari sul lungo periodo, senza “mettere in secondo piano” le altre situazioni critiche che “da tanto tempo affliggono le comunità più fragili”. E poi mettere proprio queste ultime, colpite in modo “sproporzionato” dalla pandemia, al centro dei piani sanitari globali, come “soggetti attivi”, però, e non solo come “target”. Queste alcune delle proposte e linee di indirizzo che emergono dal documento ‘La salute globale oltre l’emergenza’, realizzato dal Network italiano salute globale. L’iniziativa è nata con il progetto ‘Global Health 4 All’, coordinato da Aidos, con la collaborazione di Medicus Mundi Italia, World Friends e Amref Health Africa. Il documento è stato presentato oggi durante un incontro online trasmesso in diretta dalle pagine Facebook del Network, di Aidos e dell’agenzia Dire.

A elencare i punti chiave del testo è stata Stefania Burbo, animatrice del Network italiano salute globale e “chair” del Civil 20, piattaforma delle società civili mondiali che ha il compito di dialogare e monitorare l’operato del G20, quest’anno a presidenza italiana. Burbo ha premesso che “la pandemia di Covid-19 non è la grande causa della crisi della sanità pubblica a livello internazionale ma ha acuito e portato alla luce carenze negli investimenti che caratterizzano da anni i sistemi della salute nazionali”. La sua tesi è che servano “riforme strutturali del sistema della salute a livello globale“, che non dimentichino però le “tre pandemie”, ovvero “hiv, tubercolosi e malaria”, nonchè “la malnutrizione”.

I TRE CARDINI DI UNA STRATEGIA GLOBALE

Per cercare di mettere fine alla crisi sanitaria attualmente in corso invece, ha sottolineato Burbo, il documento mette in luce una strategia che si sviluppa attorno a tre cardini: “L’Access to Covid-19 Tools Accelerator, per la distribuzione e l’accesso equo a vaccini, diagnostica e terapie; il C-Tap, realizzato sotto l’egida dell’Organizzazione mondiale della sanità per la condivisione di dati e informazioni; il Trips Waiver, per la deroga della proprietà intellettuale sui brevetti dei vaccini”.

Della centralità del primo di questi tre elementi ha detto Davide La Cecilia, consigliere diplomatico del ministro della Salute Roberto Speranza, che nel suo intervento ha parlato della Dichiarazione di Roma approvata al Global Health Summit del 21 maggio con l’evidenziazione della necessità di finanziare l’Act-A con 18 miliardi aggiuntivi. “Ben poca cosa – ha osservato il consigliere – se pensiamo al costo previsto di 2.400 miliardi per l’economia mondiale se questo strumento non dovesse raggiungere il suo obiettivo”.

Priorità delle presidenza italiana del G20, ha aggiunto La Cecilia, sono “ridare forte centralità alla solidarietà e alla cooperazione“. Valentina Mangano, docente di parassitologia e immunologia dell’Università di Pisa e vicedirettrice del Centro interdisciplinare scienze per la pace (Cisp), ha invece messo l’accento sulla questione della metodologia a livello di ricerca scientifica e di come questa debba essere “inclusiva”. Forte dell’esperienza del Cisp, la docente ha evidenziato la necessità di mettere al centro i concetti di “coinvolgimento” e “autodeterminazione”, soprattutto quando si opera in scenari che sono spesso complessi come quelli dei Paesi più svantaggiati, nell’ottica di evitare “punti di vista esterni e quindi coloniali” di “imporre tecnologie” senza tenere presente “il contesto culturale e sociale intesi nel senso più ampio”.

L’Africa e la necessità di un cambio di passo per quanto riguarda il programma di vaccinazione sono state invece il cuore dell’appello di Roberta Rughetti, di Amref Health Africa. “C’è la necessità urgente – ha detto – di 200 milioni di dosi per arrivare a raggiungere il traguardo del 10 per cento di popolazione immunizzato entro settembre”. Secondo la rappresentante della ong, “la politica dell’Africa Center for Disease Control and Prevention ha segnato un cambiamento nel continente” e oggi “ci sono piani virtuosi di coordinamento e riduzione dell’arbitrarietà a livello sanitario” che vanno sostenuti per rafforzare la capacità di produrre i vaccini in loco.

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