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VIDEO | Dilemma prezzi e incertezza, la dura fase 2 dei ristoratori di Milano

di Martina Mazzeo

MILANO – “Il bar ha sospeso momentaneamente l’attivita’. Ci scusiamo per il disagio“. A Milano, e’ il messaggio che ancora ricorre su molte delle serrande colorate dai writer. Citta’ Studi, stazione Centrale, corso Venezia, san Babila. Un tragitto di sei chilometri percorso a piedi, in un pomeriggio feriale targato fase 2, e i bar aperti a Milano, in tre dei municipi a piu’ elevata densita’ commerciale della citta’, si contano quasi sulle dita di due mani. Il paesaggio appare cambiato: le bici e i monopattini sono molti, le code di auto ai semafori non rispecchiano certo gli standard milanesi, i marciapiedi sono sgombri e i bus viaggiano semivuoti pure lungo le due circonvallazioni

L’immagine di Milano in fase 2, insomma, non e’ solo quella riflessa nelle foto e nei video dei Navigli che stanno facendo il giro del web. I proprietari dei locali di queste zone della citta’, allora, come stanno affrontando la situazione? La ‘Dire’ ne ha raccolto umori e pareri. Riaprire tutto e in fretta e’ davvero cio’ che gli esercenti vogliono e possono fare? E i sostegni economici disposti dal governo stanno arrivando? C’e’ poi da considerare una grossa variabile della partita che a Milano si gioca sui prezzi al dettaglio: quanto sono compatibili le misure di sicurezza come i plexiglass con gli interessi economici delle attivita’ d’impresa in termini di costi per la dotazione, spazi e bilanciamento con gli incassi?

Affitti mediamente elevati, il gran movimento che ora manca, prezzi al dettaglio che a Milano non sono ‘popolari’; i ristoratori e gli altri pubblici esercenti di uno dei settori piu’ colpiti dalla crisi economica connessa all’emergenza sanitaria si sentono stretti nella morsa tra sicurezza da garantire e risorse che non arrivano, in uno scenario di tira e molla tra Regione Lombardia e Comune di Milano– che premono per riaprire gia’ dal 18 maggio- e Governo, che invece si rimette alle decisioni dei comitati scientifici: a pieno regime non e’ sicuro ripartire prima dell’1 giugno, hanno comunicato gli scienziati, e comunque tutto dipende dagli indici R0. 

Citta’ Studi, piazza Leonardo Da Vinci, via Pacini non si riconoscono, silenzio e spazi vuoti: “Senza gli studenti e’ difficile, ma non voglio alzare i prezzi, a meno che mi costringano i grossisti– commenta il proprietario di una gelateria che ha gia’ alzato un alto muro di plexiglass sul suo frigo dei gelati- ieri sera ho chiuso alle 22 quando l’anno scorso in questo periodo tiravo gia’ fino a mezzanotte. Pensi che in tutta via Pacini ho incontrato 2 persone alle 22, si immagini. La verita’ e’ che la gente ha paura ad uscire. I miei incassi, adesso che faccio solo d’asporto, non sono nemmeno la meta’ dell’anno scorso”. Persino la storica gelateria ‘Sartori’ di piazza Luigi di Savoia comunica ai clienti assenti che riaprira’ il 14 maggio. In Centrale, infatti, tutti i locali intorno sono chiusi; poliziotti e carabinieri (numerosi) intenti a disciplinare la circolazione dentro la stazione, e senzatetto (pochi) sono praticamente gli unici a popolare lo scalo e i suoi dintorni. Colpisce proprio cio’ che non c’e’, il via vai di shuttle, i viaggiatori dentro e fuori da ‘Starbucks’, dal caffe’ ‘Motta’ o dalla pasticceria Panzera; “continuera’ a costare 1 euro il suo caffe’?” e’ la domanda che non abbiamo potuto fare.

“Ogni tanto qualcuno passa e chiede un caffe’, lo preparo e glielo porto fuori. Vede? Abbiamo allestito un tavolino con gel igienizzante per il servizio. Comunque da stamattina avro’ fatto dieci caffe’, signorina. Qui, finche’ non riaprono negozi e uffici, stiamo fermi“. Stazione Centrale angolo via Vitruvio, via Tadino andando verso corso Venezia e San Babila: i baristi ripetono questa stessa storia. “Incognita, vedremo, e’ tutto in divenire”. Si potrebbe riassumere anche cosi’ il sentire comune, di incertezza e domande, degli esercenti intervistati. 

“La nostra politica qui e’ di tenere bassi i prezzi- dice il titolare del chiosco di ‘piazza Leo’, come la chiamano gli studenti del Politecnico- ma vedremo come evolvera’. Finche’ l’universita’ rimane chiusa, noi almeno fino a settembre non potremo tornare a pieno regime e comunque in generale ci andrei coi piedi di piombo prima di riaprire tutto. Abbiamo anche chiuso il nostro spazio esterno per evitare assembramenti. Di cosa abbiamo bisogno per ripartire? Di sicurezza per la salute e di vedere compiersi le promesse del governo, per ora non abbiamo ancora visto niente. Ma io sono comunque ottimista”.

Il titolare di un bar a conduzione famigliare in Citta’ Studi, proprio perche’ non ha dipendenti da mantenere, riaprirebbe anche in tempi stretti nonostante manchi la giovane clientela abituale, “purche’ ci dicano esattamente cosa dobbiamo fare. C’e’ chi dice che devi igienizzare tutto, c’e’ chi dice l’aria condizionata, chi il plexiglass. Si puo’ fare tutto. Non vorrei pero’ che all’ultimo ci dicessero di aprire il 18 maggio, se vogliamo e se abbiamo tutto quanto a norma, e allora a quel punto ci sarebbe la corsa a mettersi a norma con gente che poi ne approfitta sui prezzi dei lavori”. Sui suoi prezzi l’imprenditore e’ fermo: “Ci manca solo che rincariamo, la gente ha gia’ troppi problemi”. Dello stesso avviso anche il proprietario di una tavola calda in Via Tadino, tra Centrale e porta Venezia. È un vivace bar di quartiere, prezzi contenuti rispetto alla media della zona e un dehor da una ventina di coperti: “I miei prezzi rimarranno invariati. Di ribassare non se ne parla perche’ lavoriamo gia’ con margini abbastanza ridotti, ma non mi sembra neanche il caso di aumentare se vogliamo che le persone tornino nei bar”. E sull’ipotesi di erogare finanziamenti a fondo perduto alle piccole imprese prevede: “Io sono convinto che la meta’ degli esercizi del nostro settore chiudera’. Questo vorra’ dire disoccupazione e cassa integrazione, quindi alla fine allo Stato costera’ di piu’ che darci sostegni economici mirati, che a me comunque non sono ancora arrivati”. Sulle misure di sicurezza per il distanziamento fisico invece si domanda: “Dicono che tra un cliente e l’altro devono esserci due metri ma se metto il plexiglass diventa un metro o rimangono due? Non ci spiegano nulla”.

Altro contesto, altre posizioni. Corso Venezia, le nuove piste ciclabili, locali quasi tutti chiusi e i pochi aperti preferiscono non rispondere. San Babila, il centro vuoto: “Io saro’ costretto ad aumentare perche’ i prezzi delle materie prime sono aumentati e non ho recuperato i costi di questi mesi– ammette il titolare di una caffetteria e tabacchi- Ho riaperto per fare delivery e take away ma faccio il 10% di fatturato rispetto a prima. Penso che sarebbe sostenibile per me riaprire a pieno regime il 18 maggio ma ci adegueremo a quello che decidera’ il governo”. Cosi’ anche sulle misure per il distanziamento fisico: “Sono sostenibili si’ ma con una riduzione drastica del mio fatturato. Io ridurro’ almeno del 50% i numeri dei posti a sedere all’interno del locale e fuori non ho un dehor, quindi…”.

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9 Maggio 2020
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