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Mafia, 41 anni fa l’addio a Peppino Impastato: eroe ironico e coraggioso

Ucciso per aver sfidato la malavita siciliana con la sua radio
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ROMA – Il coraggio, l’ironia e soprattutto la forza di rompere con il passato e il presente fatti di un padre legato mani e piedi con la mafia. È il 9 maggio del 1978 quando viene ucciso barbaramente Peppino Impastato, giornalista e soprattutto attivista siciliano di Cinisi, in provincia di Palermo. “Era coraggioso, ha pagato per la sua ironia”, ricorda il fratello Giovanni, impegnato costantemente nel tenere alto il ricordo di Peppino. Non solo in occasione dell’anniversario della scomparsa, ma anche il resto dell’anno, con ‘La Casa della Memoria‘, tramite incontri ed eventi, continua “a lottare con le idee ed il coraggio di Peppino”.

CHI ERA PEPPINO IMPASTATO

Peppino Impastato è nato il 5 gennaio 1948, da una famiglia considerata mafiosa: il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso con una giulietta al tritolo nel 1963. Forse nessuno avrebbe avuto il coraggio di farlo, forse lui ebbe la giusta incoscienza, sta di fatto che Impastato decide di rinnegare il padre, il quale lo caccia di casa, e inizia una attività politico-culturale decisamente antimafiosa. La politica e il giornalismo erano la sua vita, la politica e il giornalismo lo portarono alla morte.

L’ESPERIENZA DI RADIO AUT

L’ironia, dura, durissima, era il fulcro di Radio Aut, radio libera autofinanziata, che usa per denunciare crimini e attività dei mafiosi della sua Cinisi. Soprattutto di ‘Tano Seduto’, il nomignolo con cui indicava il capomafia Gaetano Badalamenti. Sempre più calato nell’attività politica, proprio nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria, vorrebbe essere d’aiuto alla sua comunità.

“Peppino ha avuto coraggio, amava il suo territorio”, ripete convinto Giovanni. Il 1978 sarebbe potuto essere l’anno della sua svolta o consacrazione. La storia disse il contrario: fu assassinato dalla mafia nella notte tra l’8 e il 9 maggio, si cercò di farlo passare per un suicidio o per un attacco terroristico finito male, visto che fu posta una carica di tritolo sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia. Ma qualcosa aveva comunque fatto ed ottenuto: gli elettori di Cinisi scelsero di votare comunque il suo nome, riuscendo ad eleggerlo simbolicamente al Consiglio comunale. Di tributi a Impastato ne sono stati fatti tanti, ma soprattutto due ne spiccano: il film I cento passi, di Marco Tullio Giordana e l’omonima canzone scritta dai Modena City Ramblers prendendo spunto dal film. La mafia, quella “montagna di merda” come lui stesso la definiva, non lo aveva completamente battuto.

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