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Zerocalcare e Wu Ming saranno al Salone del libro di Torino

Oggi apre le porte il Salone del Libro di Torino, ma quest’anno il debutto è stato preceduto da un dibattito pubblico sulla presenza di uno stand della casa editrice Altaforte, vicina a Casapound
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ROMA – “L’antifascismo ha ottenuto un risultato importante, che farà precedente: Casapound è fuori dal Salone internazionale del libro di Torino”. Il collettivo di scrittori bolognese Wu Ming esulta dopo la decisione del Comitato d’indirizzo del Salone del Libro di rescindere il contratto con l’editore Altaforte e e gli fa eco anche il fumettista romano Zerocalcare: “I nazisti stanno a casa e quindi ci vediamo al Salone di Torino!”, si legge sui social.

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Oggi apre le porte il Salone del Libro di Torino, evento attesissimo tra gli amanti della cultura, ma quest’anno il debutto è stato preceduto da un dibattito pubblico molto acceso, nato a causa della presenza di uno stand della casa editrice Altaforte, vicina a Casapound. A iniziare la polemica è stato il consulente Christian Raimo che si è dimesso per questo motivo. Ad aderire alla ‘protesta’ il collettivo Wu Ming, lo storico e saggista Carlo Ginzburg e Francesca Mannocchi, giornalista, e Zerocalcare.

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“Mi è davvero impossibile pensare di rimanere 3 giorni seduto a pochi metri dai sodali di chi ha accoltellato i miei fratelli, incrociarli ogni volta che vado a pisciare facendo finta che sia tutto normale- scriveva qualche giorno fa Zerocalcare- 
Non faccio jihad, non traccio linee di buoni o cattivi tra chi va e chi non va. Oggettivamente sta roba prima non sarebbe mai successa. Qua ogni settimana spostiamo un po’ l’asticella del baratro”.

Molte, infatti sono state le critiche di chi ha giudicato la scelta di non partecipare al Salone solo un modo per “dare ai fascisti visibilità e far loro un favore”, o a chi li ha criticati designandoli ‘antifascisti da divano’.

“Aprire la contraddizione è servito, eccome se è servito. Dare un segnale chiaro è stato determinante. Grazie a tutte e tutti quelli che, insieme a noi, lo hanno dato”, scrive oggi il collettivo Wu Ming. Credere nella libertà d’espressione “non significa considerare ogni espressione equivalente a qualunque altra. Ci sono idee alle quali non si può concedere la dignità del dibattito, perché rappresentano la negazione di ogni dibattito – e lo hanno dimostrato in mille occasioni. Non si può concedere spazio a chi difende e inneggia al nazifascismo, perché non si tratta di una semplice ‘idea’, della quale discettare belli comodi, seduti sul divano. Nelle strade i fascisti ancora prevaricano, bastonano e uccidono. Per questo vanno tenuti fuori dalla porta e gli va conteso il terreno oltre quella porta”.

Oggi “Casapound ha uno spazio di meno da inquinare- conclude il colletivo- E adesso, metro dopo metro, vanno ricacciati indietro.Vanno cacciati non solo dai festival letterari, ma dalle strade, dai quartieri, dalle città”.

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