ROMA – Il prossimo 17 aprile le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata incroceranno le braccia per uno sciopero nazionale che culminerà in una grande manifestazione a Roma, in piazza Santi Apostoli, dalle 9 alle 13. Proclamata da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, la mobilitazione nasce con un obiettivo chiaro: dire basta alla continua penalizzazione di oltre 300mila professionisti del settore e riportare al centro del dibattito il tema della dignità del lavoro.
Nonostante siano già previsti consistenti aumenti delle tariffe sanitarie (oltre 1,3 miliardi di euro nel 2026 e fino a 2 miliardi nel 2027) i sindacati denunciano l’assenza di risposte concrete da parte delle associazioni datoriali Aiop e Aris, così come del ministero della Salute e della Conferenza delle Regioni. Una situazione che si trascina da anni e che ha lasciato i lavoratori senza rinnovo contrattuale: circa 8 anni per la sanità privata e addirittura 14 per le Rsa.
Al centro della protesta c’è soprattutto il forte divario retributivo rispetto al settore pubblico, spiegano le organizzazioni sindacali, differenza che può arrivare fino a 500 euro mensili in meno a parità di mansioni e responsabilità. Un gap considerato ormai insostenibile, che sta provocando una progressiva fuga di personale verso il Servizio sanitario nazionale o verso il lavoro autonomo, con effetti diretti sulla qualità dei servizi offerti, in particolare nei confronti dei pazienti più fragili.
I sindacati sottolineano anche un paradosso poco noto ai cittadini: numerose prestazioni erogate nelle strutture private accreditate vengono percepite come pubbliche a tutti gli effetti. Tuttavia, la perdita di professionisti qualificati e l’aumento dei carichi di lavoro rischiano di tradursi in un peggioramento dell’assistenza, dalle Rsa alla riabilitazione, fino alle prestazioni ambulatoriali.
La richiesta avanzata da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl è netta: serve un intervento immediato che leghi il finanziamento pubblico all’applicazione dei contratti nazionali firmati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. In altre parole, senza il rispetto delle regole sul lavoro non dovrebbe essere possibile ottenere o mantenere l’accreditamento con il Servizio sanitario nazionale. Inoltre, i rinnovi contrattuali dovrebbero essere allineati nei tempi e nei contenuti a quelli della sanità pubblica, perché, ribadiscono i sindacati, ‘a parità di lavoro devono corrispondere stessi salari e stessi diritti’.
La vertenza si inserisce in un contesto più ampio e strutturale. Il comparto della sanità privata, pur registrando negli ultimi anni una crescita significativa in termini di fatturato e margini, continua a mantenere i salari bloccati da oltre un decennio. Una contraddizione che, secondo le sigle sindacali, evidenzia come i profitti vengano spesso costruiti anche attraverso il cosiddetto ‘dumping contrattuale’, ovvero la compressione del costo del lavoro.
Nel Lazio il fenomeno coinvolge circa 35mila addetti tra sanità privata e Rsa, un numero che rende evidente la portata del problema anche a livello regionale. Tra le figure maggiormente trainanti il settore riabilitativo ci sono i fisioterapisti, quelli rappresentati a livello ordinistico dall’Ofi Lazio, il cui ruolo è fondamentale e non sostituibile nei percorsi riabilitativi ma che oggi si trovano a fare i conti con stipendi meno competitivi, minori prospettive di carriera e un riconoscimento professionale limitato.
Questi i temi alla base dell’incontro che si è tenuto nella giornata di ieri nella sede dell’Ordine dei Fisioterapisti del Lazio, al quale hanno preso parte i vertici di Ofi Lazio e quelli delle OOSS maggiormente rappresentative nelle persone di Barbara Francavilla, segretaria nazionale Fp Cgil Sanità privata e segretaria generale Fp Cgil Roma Centro Ovest Litoranea, con lei Massimiliano Rizzuto Fp Cgil Roma e Lazio Sanità privata, Antonio Cuozzo, coordinatore nazionale Cisl Fp della Sanità privata e segretario regionale della Cisl Fp Lazio, con lui Alessandra Casuccio, Giosuè Sorrentino, Uil Fpl Roma e Lazio, responsabile del settore, con lui Stefania Ricchiuti.
‘Le criticità legate ai rinnovi contrattuali e la disparità tra settore pubblico e privato stanno influenzando pesantemente l’attrattività della professione di fisioterapista nella sanità privata regionale. Sebbene la domanda di cure fisioterapiche e riabilitative sia in costante aumento, molti professionisti percepiscono una perdita di valore del proprio ruolo. Il privato convenzionato, gli istituti accreditati e le Rsa faticano sempre di più a trovare personale qualificato disposto ad accettare contratti non aggiornati ma soprattutto non rispettosi della professionalità competenza e responsabilità assunta dalla professione’- commenta il presidente di Ofi Lazio, Annamaria Servadio, esprimendo forte preoccupazione per il perdurare dello stallo nel rinnovo del contratto della sanità privata e per le crescenti disparità nelle condizioni di lavoro e di riconoscimento professionale del fisioterapista.
‘In un contesto caratterizzato da un aumento costante della domanda di prestazioni riabilitative, legato all’invecchiamento della popolazione, alla diffusione delle patologie croniche e alla crescente complessità dei bisogni assistenziali, i fisioterapisti rappresentano un pilastro fondamentale per la tenuta del sistema sanitario e della Riabilitazione. Tuttavia, tale centralità non trova oggi un adeguato riscontro nelle condizioni contrattuali applicate nel comparto privato. Le criticità principali- continua Servadio- riguardano il mancato aggiornamento dei livelli retributivi, spesso non coerenti con le competenze cliniche e le responsabilità assunte oggi dai professionisti; fenomeni diffusi di sottoinquadramento e utilizzo di forme contrattuali atipiche; l’assenza di un riconoscimento strutturato del ruolo del fisioterapista nei percorsi di carriera dei professionisti’.



A queste problematiche si aggiungono marcate differenze tra regioni, determinate da modelli organizzativi disomogenei, diversi sistemi di accreditamento e vari livelli di investimento nella riabilitazione che incidono fortemente sulla determinazione del costo del lavoro e della retribuzione dei professionisti. ‘Riceviamo continue sollecitazioni dai fisioterapisti del Lazio che denunciano il persistere di condizioni di precarietà, minori tutele e limitate opportunità di sviluppo professionale. Queste disuguaglianze nei nostri territori- evidenzia Servadio- non solo incidono negativamente sulla qualità del lavoro dei professionisti, ma rischiano di tradursi in un accesso non uniforme alle cure per i cittadini, compromettendo i principi di equità e universalità del sistema sanitario sopratt utto in una visione futura’.
Dal punto di vista tecnico-professionale, il fisioterapista svolge un ruolo chiave nella valutazione funzionale, nella definizione e gestione dei programmi riabilitativi e nel monitoraggio degli esiti clinici, contribuendo in modo significativo alla riduzione dei tempi di recupero, delle complicanze e dei costi sanitari complessivi. Il mancato riconoscimento di queste competenze rappresenta un limite non solo per la professione, ma per l’intero sistema.
‘Non è più rinviabile un intervento che restituisca dignità e prospettive ai fisioterapisti della sanità privata e garantisca ai cittadini standard omogenei di qualità delle cure fisioterapiche su tutto il territorio regionale e nazionale – prosegue il presidente Servadio. L’attenzione di Ofi Lazio su queste tematiche è massima, perché sul riconoscimento delle competenze, della professionalità e del valore dei professionisti si basa la tenuta del sistema salute’.
‘Sin dall’inizio del mandato- conclude- abbiamo creato occasioni di incontro con le organizzazioni sindacali, occasioni come questa, per dialogare e far emergere le peculiarità di una professione che rappresenta il traino del settore della riabilitazione. Ringrazio a nome di tutto il Consiglio direttivo i rappresentanti, regionali e nazionali, che sono interventi per il clima di proficua collaborazione che si è instaurato e porto il sostegno del nostro Ordine alla mobilitazione che si sta portando avanti in questi giorni’.
Lo sciopero del 17 aprile rappresenta, dunque, un passaggio cruciale, ‘non solo per ottenere il rinnovo dei contratti, ma anche per difendere la qualità del sistema sanitario nel suo complesso e tutelare la professionalità di chi ogni giorno garantisce la salute dei cittadini’.







