Congo, la polizia respinge corteo diretto alla sede Onu di Nord Kivu

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Le associazioni cittadine si stanno mobilitando da due giorni per protestare contro l'inerzia delle autorità e delle forze di sicurezza di fronte ai regolari attacchi ai danni dei civili
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ROMA – “Il nostro corteo non è riuscito a raggiungere la sede della Monusco, a Goma, perché la polizia ci ha respinto indietro e disperso con forza“. Così riferiscono alla ‘Dire’ responsabili della rete dei movimenti civili del capoluogo del Nord Kivu, nell’est della Repubblica democratica del Congo, al termine della seconda giornata di mobilitazione per chiedere la fine delle violenze.

Nell’area decine di gruppi compiono regolari attacchi e imboscate contro i civili. A febbraio, l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo hanno perso la vita in un’aggressione dei ribelli armati in Nord Kivu, sulla strada che da Goma porta verso nord in direzione di Rutshuru.

A fronte di “morti quotidiani”, le associazioni cittadine denunciano l’inerzia delle autorità e delle forze di sicurezza locali, assieme al “fallimento” dei caschi blu della Monusco, la missione Onu nel Paese. Il corteo di oggi avrebbe dovuto raggiungere proprio la sede della Monusco per “chiedere pacificamente ai peacekeeper dell’Onu di andarsene”, ma gli agenti di polizia lo avrebbero impedito.

Sarebbe stata invece “un successo” la seconda forma di protesta lanciata dalla rete di organizzazioni: dati i frequenti arresti di manifestanti, gli attivisti hanno chiesto ai cittadini di restare a casa, non lavorare e rinunciare alle attività quotidiane. Dalle istituzioni “nessuna risposta alle nostre richieste, ci hanno solo chiesto di non fare ricorso alla violenza”, concludono i responsabili.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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