Bologna, grido disperato degli ambulanti della Piazzola: “All’inferno da 14 mesi”

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I commercianti dello storico mercato si sono radunati nella 'loro' piazza e hanno disposto i furgoni su file parallele addobbandoli con bandiere e cartelli
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BOLOGNA – Senza più neanche i soldi per comprare il regalo di compleanno della figlia. E, per fortuna, che per ora ha rimediato con l’aiuto di una collega: ma è arrivato fin qui il dramma dei commercianti ambulanti dello storico mercato della Piazzola di Bologna. Oggi sono tornati nella ‘loro’ piazza, ma senza poter aprire i banchi: hanno disposto i furgoni su file parallele addobbandoli con bandiere italiane e cartelli che dicevano “Mai più chiusi”, “Adesso basta” per chiedere una urgente riapertura del mercato. “Non ce la facciamo più”, sintetizza al microfono Natascia Merighi che, dopo il presidio in piazza 8 agosto, dove si sono radunati una quarantina di furgoni e oltre un centinaio di ambulanti (con colleghi anche dalla Romagna e dall’Emilia), si metterà alla testa del corteo di mezzi diretto in Regione per incontrare l’assessore al Commercio Andrea Corsini e il sottosegretario alla presidenza Davide Baruffi. “E non verrò giù finché non ci danno delle risposte”, promette Merighi. Vista dall’alto, la piazza mostra i furgoni disposti in modo da formare la scritta di un grande “Sos” composto sistemando le lettere sui tetti dei furgoni.

“Siamo qui per raccontare qualche storia di sopravvivenza, ma non ce la facciamo più: abbiamo bisogno che cui aiutino, chiediamo solo di poter lavorare”, esclamano gli oratori che si alternano al microfono nel piccolo presidio pre-corteo. Che viene preceduto dalle note dell’inno di Mameli perché, “anche se chi ci governa non ci rappresenta, ci sentiamo italiani”, affermano gli ambulanti. Con loro protestano i colleghi ‘fieristi’: “Siamo stati chiusi per una questione nominale: è bastato dire che le fiere vengono fermate…”.

Gli ambulanti in piazza si alternano al microfono. “Siamo qui perché non è vero che non serve a niente. Non serve a niente stare a casa sul divano. Sul divano attaccati a un computer: non è quella la vita, la vita è il lavoro”, grida una commerciante con pettorina gialla dopo che Merighi aveva esortato a lasciare la parola alle donne.

Si ascoltano ringraziamenti per la solidarietà e l’appoggio alla causa degli ambulanti venuti dai ristoratori chiusi pure loro, con menzione di merito anche per lo slancio battagliero pro riaperture di Giovanni Favia. Anche se poi, dal presidio, viene scandito anche un “non siamo degli incivili che vanno a bloccare l’autostrada“. Ad ogni modo, il tema è uno solo: far ripartire i mercati. “Siamo all’aperto, all’aperto”, ripete una commerciante. “E siamo stufi di sentire, ‘faremo’, ‘abbiamo dato'” i ristori, “E che la violenza non è tollerabile: sono frasi fuori dalla realtà” se paragonate con le situazioni economiche dei commercianti dell’ambulantato. Riassunte appunto nel caso della mamma che non ha più nemmeno i soldi per comprare il regalo di compleanno della figlia. E “di storie simili ce ne sono tante. Siamo in questo inferno da 14 mesi“, taglia corto Merighi.

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