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Coronavirus, a Napoli l’emergenza si vince (anche) coltivando la terra

Lo raccontano all'agenzia Dire Giulia e Fabrizio, 30enni napoletani che si sono rimboccati le maniche cercando di trarre il meglio dalla crisi che si sta vivendo a livello mondiale
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NAPOLI – “L’improvviso tempo libero dovuto a questa crisi inizialmente ci ha spaesati. Poi, anche leggendo una serie di contributi, sia sulla modalità capitalistica di consumo della società, invadente la natura, sia della possibile crisi dei trasporti e una successiva difficoltà a comprare verdura ed ortaggi, abbiamo deciso di rimettere in sesto e coltivare un piccolo terreno che abbiamo davanti casa”. Lo raccontano all’agenzia Dire Giulia e Fabrizio, 30enni napoletani che si sono rimboccati le maniche per immaginare, cercando di trarre il meglio dalla crisi che si sta vivendo a livello mondiale, un nuovo approccio al loro quotidiano.
“Ci siamo messi all’opera – spiegano – anche perché la buona volontà non ci manca. Ci siamo ritrovati anche nella paura di pensare a come riuscire a fare la spesa, lavorando soprattutto con il turismo, e avendo dovuto chiudere lo studio appena aperto (Giulia è una psicologa, ndr), ma dovendo ancora pagare affitti e tasse. Abbiamo pensato che forse era arrivato il momento della concretezza e niente te la fa vivere di più di lavorare su un terreno, cosa – ammettono – per niente facile per due persone che hanno vissuto molto lontano dalla campagna. Nel nostro orto, su cui ci sono ancora lavori in corso, inizieremo piantando quello che abbiamo a disposizione al momento: pomodori, cipolla rossa di Tropea, peperoni, radicchio, ravanelli e fragole“.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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