Pd verso le primarie, scontro tra candidati in convenzione

ROMA - Chiusa la prima parte
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ROMA – Chiusa la prima parte del congresso, il Partito Democratico si prepara alle primarie del 30 aprile. Con l’inno nazionale e un minuto di silenzio in ricordo delle vittime siriane e del terrorismo a Stoccolma, si apre la convenzione del Pd, all’hotel Ergife. Il presidente della commissione per il congresso Roberto Montanari ha letto i risultati, decretando il passaggio alle primarie di Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano, assente dopo l’infortunio al tendine di Achille.

“La volta scorsa alle primarie abbiamo avuto 9mila seggi. Vi faccio una proposta: questa volta arriviamo a 10mila. Facciamone di piu’, anche nelle zone terremotate”, dice il presidente della commissione per il congresso Roberto Montanari, aprendo i lavori della convenzione.

ORLANDO: SE INSEGUIAMO I POPULISTI, VINCONO I POPULISTI

A prendere la parola per primo è stato il ministro della Giustizia Andrea Orlando, arrivato secondo nella consultazione tra gli iscritti dem. “La sinistra sta perdendo la sfida delle parole”, ha detto il Guardasigilli alla platea dei delegati. “Negli anni 90 ha usato le parole seppure piu’ sbiadite della destra. Ma oggi c’e’ un rischio ancora piu’ grande: inseguire le nuove formule della destra. Dei populisti. Ogni volta che diventiamo la copia sbiadita dell’originale, e’ l’originale a prevalere”.

“I populisti sono dei fascisti 4.0”, ripete. “In questo tempo di turbolenze, le proposte dei populisti, che sono fascisti 4.0 distruggeranno la speranza di un cambiamento che non e’ la ricerca di capri espiatori”.

Orlando torna poi sull’esperienza del governo Renzi, capace di “rappresentare una speranza” ma sostanzialmente fallita perchè “alla fine siamo apparsi non solo come quelli che non hanno fatto saltare il tappo” dell’establishment “ma in molti casi abbiamo avvitato il tappo piu’ stretto. Il nostro errore principale e’ stato fare le riforme senza un popolo. Alfredo Reichlin ci ammoniva fin dagli anni ’90 dei limiti delle riforme dall’alto. E aveva ragione. Se i giovani voltano le spalle al governo piu’ giovane della repubblica, ci vogliamo chiedere perche’? E’ stato detto che e’ un complotto dell’establishment. Da qualcuno viene avvertito come il primo autocomplotto della storia”, aggiunge.

Il Guardasigilli parla di un popolo lontano dal Partito Democratico, quello di chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, di chi ha perso il lavoro ed è escluso dalla narrazione ‘renziana’ di un paese che si rialza.  “Sono andato ai cancelli di Mirafiori- racconta Orlando- e se mi avessero mandato via a calci, non mi sarei stupito. Forse sono stati clementi, devo essergli sembrato un soggetto strano. Un ministro che va ai cancelli al primo turno. Ma il punto e’: da quanto tempo sistematicamente non andiamo li’?”.

EMILIANO: USCIRE DALLA LOGICA DELL’UOMO SOLO AL COMANDO

Interviene poi il governatore della Puglia Michele Emiliano, costretto ad inviare un video-messaggio perchè ancora in ospedale a causa daell’infortunio al piede occorsogli qualche giorno fa. “Ringrazio di cuore coloro che si stanno ponendo il problema di un rinvio delle primarie a seguito del mio infortunio- ha detto Emiliano- in particolare ringrazio Andrea Orlando per le sue parole e per la sua immediata disponibilità. Ci tengo anche a dire che non voglio assolutamente condizionare i tempi delle primarie, non ho chiesto nulla in tal senso, ringrazio ancora chi ha mostrato spontaneamente sensibilità e immedesimazione”.

Nel suo messaggio, Emiliano riprende il tema della sua campagna elettorale: passare dall’io al noi. E’ questa, secondo il governatore della Puglia, la sfida più urgente per il Partito Democratico ed il vero fallimento del governo Renzi. “Dobbiamo uscire dalla logica di un uomo solo che salva tutti e dobbiamo entrare nella logica dei tutti che salvano ciascuno, dei tutti che aiutano ciascuno nello svolgimento del proprio ruolo e che gli evitano gli errori”, ripete Emiliano.

Articolo 18, riforma costituzionale e referendum sulle trivelle: sono questi i tre passi falsi che il candidato alla segreteria dem rimprovera al suo Partito. “Quando abbiamo deciso di cambiare l’articolo 18- ricorda- una discussione vera dentro al partito, nei circoli, l’avremmo potuta fare. Quando abbiamo deciso di mettere mano alla Costituzione e di cambiarla profondamente, avremmo potuto discutere anche dentro la struttura del partito, e aprire ed evitare molti degli errori che sono stati compiuti nella strutturazione di questa riforma. Mi ricordo quando tentammo disperatamente di comporre il dissidio col governo con riferimento alla questione delle trivelle. Sarebbe bastato nulla: incontrarsi, vedersi, volersi bene, stimarsi, ascoltarsi e avremmo evitato quel referendum che, devo dire, certamente è stato l’inizio di un declino del consenso del Pd che ovviamente mi ha profondamente addolorato”, aggiunge.

Ma il governatore pugliese non si limita alle recriminazioni sul passato e fissa due paletti per il futuro: no alle larghe intese e guardare agli elettori del M5S per vincere le elezioni. “La nostra mozione- specifica Emiliano- è l’unica che ci dà assicurazione in margine all’esclusone delle larghe intese, l’esclusione di un modello di governo nel quale destra e sinistra si confondano e rischiano di nuovo di dovere dialogare, su questioni importantissime, con partiti la cui natura, la cui storia, la cui identità è completamente diversa dalla nostra”.

Idee chiare anche nel rapporto con i 5 stelle: “Noi insistiamo, e ci facciamo tirare dentro anche numerose provocazioni, nel tenere un rapporto molto duro nei toni, nelle espressioni, ma la stragrande maggioranza di quegli elettori- spiega Emiliano- sono nostri elettori che sono ancora lì, a metà, che pensano ancora che noi reagiremo di fronte alla minaccia che loro ci manifestano: di votare il movimento 5 stelle. Che noi saremo capaci di tornare ad essere trasparenti, chiari, coerenti, capaci di dire una cosa anche se non è conveniente, di affermare principi, di non fare scambi parlamentari, come è successo di recente in un importante voto sulla decadenza di un senatore”.

RENZI: NOSTRO POPOLO CI PRECEDE, E NON NE PUO’ PIU’ DI POLEMICHE

“Ha detto qualcuno che il nostro popolo non ci segue piu’. Questo congresso ha dimostrato che il nostro popolo ci precede, ci aspetta nel luogo dove finiscono le polemiche. Nel luogo dove l’unita’ e’ un valore praticato, non solo conclamato. Dice: ‘Non ne possiamo piu”. Dalla Bolognina ai circoli aziendali, questo e’ il messaggio che viene dall’assemblea degli iscritti”. Intervenendo alla convenzione del Pd, Matteo Renzi prova a liquidare le polemiche, a superare gli altri candidati impegnati a guardare cosa non è andato nell’esperienza del suo governo e punta già il suo vero nemico: il Movimento 5 Stelle.

“Il Cinque Stelle ha chiuso le polemiche individuando un leader nella persona di Davide Casaleggio”, dice Renzi. “La sfida sul futuro dei Cinque Stelle noi la accettiamo a viso aperto. Ma il futuro non e’ inseguire chissa’ quali fobie dei social sui complotti dei big pharma. Cominciamo a immaginare il futuro, ma come facciamo se blocchiamo le metro con la logica del no e poi facciamo i convegni a Ivrea sul futuro? Io credo alla mammografia perche’ tutela la salute delle donne. Non credo alle scie chimiche”.

“‘Onesta” e’ una parola che non lasciamo a nessun altro- attacca ancora l’ex premier- perche’ e’ la nostra carta di indentita’. Vogliamo sapere cosa e’ successo, sempre. Noi lezioni di onesta’ da partiti fondati da pregiudicati non ne prendiamo e non prenderemo mai. Per noi parla la fedina penale”.

Infine, un attacco al ministro Orlando: “Sai perche’ gli operai di Mirafiori non ti hanno preso a calci? Forse perche’ quelle fabbriche noi abbiamo contribuito a tenerle aperte, anche grazie a Sergio Marchionne. Noi siamo il partito del lavoro”.

 

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