Raggi abbia coraggio e ammetta anche sue responsabilità sulla gestione dei rifiuti

Una classe politica che ammette di non aver raggiunto un obiettivo preserva la propria integrità e, riconoscendo gli errori commessi, può anche indicare dove intervenire.
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ROMA – L’operazione verità su Ama, così l’ha ribattezzata la sindaca Virginia Raggi, arriva fuori tempo massimo e stride con l’immagine di Roma sommersa di rifiuti. Sarà la magistratura a stabilire se i bilanci dell’azienda capitolina sono stati scritti con trucchi e artifici, ma i cittadini hanno espresso da tempo un giudizio negativo sulla gestione dell’azienda.

Non basterà gridare allo scandalo del buco da 250 milioni di euro, trovato dopo cinque anni nella società partecipata, per convincere i romani che le strade piene di rifiuti dipendono da ‘quelli di prima’. Il dato, ammesso che sia vero, arriva tardi e dopo una sequela di avvicendamenti al timone di Ama con molti scontri tra azienda e socio Roma Capitale proprio sui conti del 2017, 2018 e 2019. Quello dei rifiuti, poi, è il settore più esposto e in sofferenza della Capitale.

In questi ultimi cinque anni la città ha fatto parlare di sé nel mondo con le immagini di gabbiani, cinghiali e altri animali cresciuti all’ombra dei cassonetti stracolmi. È difficile credere, e non per un pregiudizio ideologico, che ora “vedremo più operatori ecologici in strada, nuovi mezzi per la raccolta, cassonetti e isole ecologiche” e anche “un piano serio per la pulizia della città”. Queste parole avrebbero senso se ascoltate da un candidato sindaco, ma dette da un’amministrazione a fine mandato suonano come promesse vuote.

E pensare che l’ambiente e un diverso ciclo dei rifiuti rappresentano proprio una delle cinque stelle del Movimento. Uno dei pilastri su cui ci si aspettava un’inversione di tendenza. Se in cinque anni la differenziata è rimasta al palo e i rifiuti di Roma ancora vanno in giro per l’Italia e per l’Europa perché mai i cittadini ora dovrebbero aspettarsi un cambiamento?

Nell’operazione verità, forse, andrebbe anche inserita – e questa sì che sarebbe una grande novità per la politica – un’ammissione di responsabilità. Una classe politica che ammette di non aver raggiunto un obiettivo preserva la propria integrità e, riconoscendo gli errori commessi, può anche indicare dove intervenire. Altrimenti, ragionando per astratto, se il prossimo sindaco di Roma dopo cinque anni di stasi sulla raccolta dei rifiuti dicesse che è colpa di chi lo ha preceduto saremmo condannati all’immobilismo. E alla sporcizia.

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