Tg Ambiente, edizione del 9 marzo 2021

In Italia 31mila metri cubi di rifiuti radioattivi collocati in 8 Regioni: lo dice il nuovo report di Legambiente lanciato in vista del X anniversario dall'incidente di Fukushima tra le notizie dell'edizione di oggi
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IN ITALIA 31MLA MC RIFIUTI RADIOATTIVI IN 8 REGIONI

In Italia ci sono 31mila metri cubi di rifiuti radioattivi collocati in 24 impianti distribuiti su 16 siti in 8 Regioni. A questi andranno aggiunti i rifiuti radioattivi ad alta attività che torneranno dopo il ritrattamento all’estero del combustibile esausto proveniente dagli ex impianti nucleari italiani, e quelli di media attività generati dallo smantellamento degli impianti dismessi. Il tutto senza contare la produzione quotidiana da attività mediche e industriali. Ce lo dice il nuovo report di Legambiente lanciato in vista del X anniversario dall’incidente di Fukushima. Intanto, però, siamo in ritardo sulla realizzazione del deposito unico nazionale per i rifiuti a media e bassa attività. La pubblicazione della carta CNAPI, arrivata ad inizio gennaio, rappresenta un primo passo al quale deve però seguire un percorso trasparente, partecipato e condiviso con i territori, raccomanda l’associazione. “I rifiuti radioattivi italiani sono in depositi insicuri pericolosi e spesso a rischio idrogeologico, e vengono anche trafficati e smaltiti illegalmente. È per questo che bisogna applicare un serio sistema tracciabilità per i rifiuti dai luoghi di produzione ai luoghi di smaltimento- dice Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente- Bisogna realizzare il deposito per i rifiuti a media e bassa attività in modo trasparente e assolutamente partecipato, e poi bisogna avviare subito le procedure per trovare presto un accordo con gli altri Paesi europei per ospitare le poche quantità di rifiuti ad alta attività in uno dei depositi internazionali previsti dalla direttiva europea”.

IN CORSO A MONTECRISTO RECUPERO RELITTO ‘BORA BORA’

In corso il recupero del relitto del motopeschereccio ‘Bora Bora’, che si incagliò il 12 giugno 2019 sulla scogliera dell’isola di Montecristo, nel cuore del santuario dei cetacei Pelagos e del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano. Le operazioni, sospese dopo due giorni di intenso lavoro a causa del vento da nord est, ripartiranno appena le condizioni meteo-marine consentiranno di operare in totale sicurezza. Un motopontone ha già recuperato dal fondale, a 10-12 metri di profondità, diversi metri cubi di materiale, tra cui il fasciame in legno e le parti più rischiose da un punto di vista ambientale, come motore e serbatoi, del vecchio peschereccio. All’atto del naufragio la Capitaneria li aveva già svuotati di 2mila litri tra olii e carburante, ma sul luogo è presente anche un mezzo della flotta Castalia per fronteggiare eventuali dispersioni. Il tutto viene trasportato in sicurezza nel porto di Piombino per lo smaltimento. A guidare il recupero l’ammiraglio Aurelio Caligiore, capo del Reparto Ambientale Marino delle Capitanerie di Porto che coadiuva il ministero della Transizione ecologica.

CUNEO, PERICOLOSI FANGHI SPARSI SU CAMPI AGRICOLI

Spargevano su campi agricoli pericolosi e inquinanti fanghi provenienti da impianti di depurazione delle acque reflue, 11 arresti a Magliano Alfieri. Ha scoperto tutto il Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri Forestale di Cuneo. Principale preoccupazione degli indagati era quella di piazzare i fanghi non trattati: il materiale inquinante veniva sparso nei campi nel corso delle lavorazioni o semplicemente coperto da un sottile strato di terreno. Risultato: i campioni analizzati riportano valori di mercurio e idrocarburi incompatibili con l’uso agricolo, ma anche contaminazioni da salmonella e valori oltre soglia di azoto inorganico, oltre a macroscopiche impurità e abnormi quantità di plastica. Per coprire l’attività illecita gli indagati si erano addirittura infiltrati nelle proteste dei cittadini contro gli odori molesti da loro stessi causati, secondo gli inquirenti per escludere possibili concorrenti dal redditizio business illegale che fruttava circa un milione e mezzo di euro l’anno.

ROVERSI (FFI): RIPRESA NON PUÒ PRESCINDERE DA CIBO

La ripresa economica non può prescindere dal cibo e da tutte le tematiche connesse a esso. Per questo motivo le risorse del Recovery Plan devono essere in linea con le strategie messe in campo dall’Europa che pongono il cibo al centro dello sviluppo sostenibile. Lo dice Sara Roversi, fondatrice e presidente del Future Food Institute, in una videointervista con l’agenzia Dire. “Quando parliamo di cibo si aprono svariati orizzonti- spiega- Il tema dell’alimentazione, infatti, deve essere trattato in correlazione con i settori che vengono coinvolti. Insomma, le nostre scelte alimentari molto spesso producono effetti che neanche ci immaginiamo, e l’esecutivo Draghi fa ben sperare. Il tutto con un approccio olistico, perché dal cibo nascono molte cose”. Il Future Food Institute nasce a Bologna su queste basi e da subito ha assunto una connotazione globale, aprendosi ai partner e agli stakeholder degli altri Paesi. Oggi è un centro di ricerca che promuove programmi di educazione alimentare, formando attivisti, manager d’impresa e ricercatori attraverso eventi e attività laboratoriali che hanno l’obiettivo di approfondire il tema del food, mettendolo in correlazione con tutti i settori coinvolti.

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