8 Marzo, in Cassazione sit-in Comitato Madri unite contro Violenza Istituzionale

Laura Massaro stamattina non si è fatta fermare nemmeno dalla pioggia e al centro della piazza, con un gruppo di madri del Comitato, ha scandito al megafono le sue parole di indignazione
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ROMA – ‘La giustizia è uguale per tutti ma non per tutte‘. È molto più di uno slogan il messaggio che stamattina il Comitato Madri Unite contro la Violenza Istituzionale ha voluto lanciare in occasione dell’8 marzo a Roma, proprio davanti al Palazzo di Giustizia, sede della Corte Suprema di Cassazione, in piazza Cavour.

“Un luogo simbolo della giustizia”, lo definisce Laura Massaro, la mamma coraggio che stamattina non si è fatta fermare nemmeno dalla pioggia e al centro della piazza, con un gruppo di madri del Comitato, ha scandito al megafono le sue parole di indignazione contro “la rivittimizzazione feroce che investe le donne che osano denunciare violenza e mettere in protezione loro stesse e i figli. Abbiamo lanciato più appelli negli ultimi mesi- spiega Massaro all’agenzia di stampa Dire- abbiamo visto l’interesse da parte di alcune figure istituzionali, ma molto disinteresse da parte della stragrande maggioranza. Chiederemo formalmente alla nuova ministra della Giustizia, Marta Cartabia, di poter intervenire, per le competenze sue e del potere legislativo, per una modifica strutturale del sistema giustizia, perché è sotto gli occhi di tutti che c’è qualcosa che non funziona”.

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E chiarisce: “Nel momento in cui le donne denunciano violenza si ritrovano in un vuoto, completamente da sole, a lottare anche contro le stesse istituzioni che avevano loro promesso protezione”. Il prezzo più alto viene pagato proprio dalle madri che “si ritrovano a perdere i propri figli, sottoposte a consulenze tecniche d’ufficio (ctu), a un’analisi della loro persona e della loro vita, quasi fossero loro le colpevoli. C’è un totale ribaltamento del ruolo vittima-carnefice”, denuncia Massaro.

Centinaia i casi di madri alle quali “vengono sottratti o che vengono costantemente minacciate di essere private dei figli con l’accusa di alienazione parentale o concetti simili” segnalati al Comitato, “ancora neonato, perché siamo nate nel settembre 2019. Molto è il sommerso- precisa- per cui quello che la Commissione femminicidio sta analizzando è solo una parte della realtà dei casi che ci sono in tutta Italia, perché spesso le donne e le madri hanno paura di denunciare in maniera pubblica temendo, giustamente dico io, delle ritorsioni a livello personale e della causa giudiziaria che stanno affrontando”. Comunque “un passo importante”, l’indagine della Commissione secondo Massaro, “un qualcosa che non si era visto in precedenza, soprattutto nei casi di violenza istitizionale”, causati da quello che la mamma definisce “un sistema molto vendicativo nei confronti delle donne che osano alzare la testa”.

Ma qual è il vulnus del sistema giudiziario in questi casi? “Uno dei tanti, il maggiore, è la modificabilità dei provvedimenti del diritto di famiglia”, spiega all’agenzia Dire Simona D’Aquilio, avvocata e vicepresidente dell’associazione, Maison Antigone, da tempo in prima linea nella difesa delle madri accusate di alienazione genitoriale e in piazza stamattina al fianco del Comitato”.
“Questo strumento- ricorda la legale- nasce come un’esigenza di protezione, ma anche di adeguamento di una sentenza alla situazione reale di una famiglia. Paradossalmente, è diventato un boomerang, perché è lo strumento usato da uomini violenti e maltrattanti per continuare a trascinare le ex nei tribunali”, chiarisce D’Aquilio, che porta un caso concreto.

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“Mi hanno chiamata mamme da tutta Italia raccontando che appena otto mesi dopo una sentenza di Corte d’Appello sono state di nuovo portate dinanzi al tribunale, quindi in primo grado, con delle richieste nuove, diverse, di modifica dei provvedimenti ottenuti in Appello. La cosa terribile- denuncia- è che il tribunale apre e dà seguito a questi fascicoli. Questo deve finire, il vaglio preventivo dei giudici è molto importante”.

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Anche per l’avvocata, poi, è necessaria una riforma della giustizia. Due le principali direttrici da seguire, la prima è che “i tribunali per i Minorenni devono sparire. Devono esistere i tribunali per la Famiglia- spiega- con dei giudici davvero competenti, formati fuori da scienze che non sono scienze, e parlo dell’alienazione genitoriale, che è stata rigettata dall’Oms, dall’Icd-11, e non è elencata da nessuna parte come disturbo della personalità, malattia mentale o disagio, quindi non esiste. È ora che magistrati, consulenti, avvocati, curatori e tutori, chiunque operi in diritto di famiglia si formi adeguatamente nella vera scienza, non nella fantascienza“.

Il secondo punto da aggredire, poi, è quello delle ctu: “Occorre limitarne l’intervento- sostiene la vicepresidente di Maison Antigone- La consulenza nasce come una necessità estrema, ma da quando esiste la legge sull’affidamento condiviso praticamente c’è un automatismo: qualunque stupidaggine o diverbio accada in una coppia, fa finire la coppia in ctu”. Uno scenario “ancor più grave se c’è stata violenza- conclude D’Aquilio- La mamma da vittima viene definita quasi carnefice. È assurdo quello che sta accadendo alle mamme ai bambini, è la giustizia al contrario, non è accettabile“.

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