Coronavirus, previsti 20.000 malati in Lombardia entro il 26 marzo

Parla Antonio Pesenti, il direttore del dipartimento anestesia e emergenze del policlinico di Milano
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ROMA – “Il problema è che il numero di malati è altissimo, un quarto dei malati che va in ospedale deve andare in terapia intensiva. Le previsioni danno per il 26 marzo 20mila malati solo negli ospedali lombardi”. Lo dice ad Agorà Antonio Pesenti, direttore del dipartimento anestesia e emergenze del policlinico di Milano.

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“PER VACCINO 2 ANNI, ORA BISOGNA STARE A CASA”

“Per il vaccino ci vorranno ancora due anni, dobbiamo solo stare a casa adesso“, dice ancora il direttore del dipartimento anestesia e emergenze del policlinico di Milano.

IN LOMBARDIA 18 OSPEDALI PER URGENZE NON COVID-19

“Abbiamo individuato 18 ospedali hub che si occuperanno dei grandi traumi, delle urgenze neurochirurgiche, neurologiche stroke e cardiovascolari. L’obiettivo è quello di creare maggiore disponibilità negli altri ospedali per pazienti affetti da Covid-19“. Lo ha affermato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, illustrando una delibera approvata dalla Giunta straordinaria che si è riunita ieri. Su queste strutture, come spiega Gallera, si concentrano le prestazioni relative alle reti tempo-dipendenti (es. infarto, ictus..) e alle patologie le cui cure non possono essere procrastinate. Questi presìdi dovranno dunque “garantire l’accettazione continua nelle 24 ore di tutti i pazienti che si presentano- aggiunge- potendo anche contare su più équipe disponibili, provenienti e messe a disposizione da altri erogatori pubblici e privati accreditati e a contratto”.

Per l’accettazione di pazienti vittime dei cosiddetti ‘traumi maggiori‘, ossia quegli eventi che determinano lesioni singole o multiple di entità tale da costituire un pericolo per la vita della persona, i tre hub identificati sono il Grande Ospedale Metropolitano di Niguarda, lo Spedali Civili di Brescia e l’ospedale di Varese. Rimane riferimento per il trauma maggiore pediatrico l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Per quanto riguarda le urgenze neurochirurgiche, i centri identificati sono sempre il grande Ospedale Metropolitano di Niguarda con gli spedali Civili di Brescia e l’ospedale di Varese, a cui si aggiunge Irccs Besta di Milano. Per le urgenze cerebro-vascolari i presidi di riferimento sranno gli Spedali Civili di Brescia, l’Humanitas di Milano, l’ospedale Sant’Anna di Como, l’ospedale di Circolo di Varese, il San Matteo di Pavia, l’ospedale Carlo Poma di Mantova (in collaborazione con l’équipe di Cremona), l’ospedale di Legnano, il San Gerardo di Monza, il Grande Ospedale Metropolitano di Niguarda e l’ospedale di Lecco. Per le urgenze cardiologiche i punti di riferimento saranno gli Spedali Civili di Brescia, la Poliambulanza di Brescia, il Papa Giovanni XXIII di Bergamo, l’ospedale di Sondrio, l’ospedale di Varese, il San Matteo di Pavia, il Carlo Poma di Mantova, l’ospedale di Legnano, il San Gerardo di Monza, il Monzino, l’ospedale San Paolo, il San Raffaele, l’ospedale di Lecco. Esclusivamente per attività di elettrofisiologia d’urgenza rimane attiva anche la struttura dell’Irccs di San Donato.

Per le urgenze cardiochirurgiche vanno individuate le patologie che devono essere trattate in emergenza urgenza, non procrastinabili per un periodo superiore ai due mesi e che possono accogliere e trattare pazienti provenienti da tutte le cardiologie, cardiochirurgie e dal territorio. I Centri hub hanno la possibilità di accogliere équipe chirurgico-anestesiologiche e personale tecnico-infermieristico specializzato. I centri che sono stati identificati sono: Monzino, Poliambulanza di Brescia, ospedale di Legnano e ospedale San Raffaele. Rimane come riferimento per la cardiochirurgia pediatrica l’Irccs San Donato.

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9 Marzo 2020
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