Alternanza scuola-lavoro, Rosati: è cosa buona, e si puo’ creare ufficio di monitoraggio presso le Regioni per eventuali correzioni e miglioramenti

di Antonio Rosati, esponente del Pd e amministratore unico di Arsial La norma che prevede l'alternanza scuola-lavoro è una cosa
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di Antonio Rosati, esponente del Pd e amministratore unico di Arsial

La norma che prevede l’alternanza scuola-lavoro è una cosa buona perché è in grado di creare una rete civica di scambio e conoscenza del Paese. Settori importanti per l’Italia, come l’agroindustria, sono quasi sconosciuti a tanti ragazzi. Moltissimi 16enni, per esempio, non hanno mai assistito a una mungitura, o non hanno mai visto un allevamento o una coltivazione. È buffo, ma è così. Tuttavia, se da un lato l’alternanza scuola-lavoro può essere un veicolo per la conoscenza della ricchezza italiana, dall’altro dobbiamo stare attenti, perché questa ricchezza è fatta anche di tante piccole e medie imprese. Soprattutto in questa fase iniziale, alcuni piccoli imprenditori hanno paura ad assumersi la responsabilità di un ragazzo minorenne. Per questo, le associazioni e la rete delle istituzioni pubbliche dovrebbero offrire un sostegno e un aiuto, soprattutto ai presidi. In questo senso, credo che la formazione possa essere sì fatta in azienda, ma attraverso incontri con uomini e donne che hanno costruito qualcosa e che possano raccontare ai ragazzi il loro sapere. Soprattutto nel campo dell’artigianato, dalle pasticcerie al tessile. In un momento in cui la disoccupazione giovanile in Europa è ancora al 39%, il lavoro manuale, che per troppi anni è stato messo ai margini, può rappresentare un antidoto: si tratta di lavori creativi che danno realizzazione e soddisfazione, ma anche dignità economica. Pensiamo, ancora una volta, al campo del cibo. Ecco perché credo che l’alternanza scuola-lavoro sia una grande possibilità, ma dobbiamo seguire e monitorare questo progetto. Credo che il ministero, in accordo anche con lo Sviluppo economico, potrebbe creare un ufficio di monitoraggio, magari presso le Regioni, in modo che l’alternanza scuola-lavoro si possa correggere e migliorare e, i ragazzi e le ragazze con  le loro famiglie, possano vederne l’utilità e la concretezza. Non solo strumento di conoscenza, l’alternanza scuola-lavoro può diventare anche l’anticamera di un volontariato civico. Per dirla con Vittorio Foa, il servizio civile obbligatorio lo considero una delle grandi carte che il Paese dovrebbe giocare nel futuro.

 

 

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