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Lavoro, Istat: “Per la crescita meglio gli sgravi contributivi del jobs act”

ROMA - "Per la metà delle imprese manifatturiere che hanno dichiarato un aumento dell’occupazione tra gennaio e novembre
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ROMA – “Per la metà delle imprese manifatturiere che hanno dichiarato un aumento dell’occupazione tra gennaio e novembre 2015, gli esoneri contributivi hanno costituito un elemento rilevante“. Così l’Istat nella Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana. L’Istat ricorda l’introduzione degli sgravi contributivi e del jobs act (Legge di Stabilità del 20lavoro15 (L.190/2014) e ‘Contratto a tutele crescenti’ (D.Lgs. n. 23/15), provvedimenti che “si inseriscono in un contesto di crescita moderata della domanda di lavoro: il tasso di posti vacanti è cresciuto tendenzialmente di un decimo nel quarto trimestre”.

In particolare, secondo i dati di contabilità nazionale, “nel 2015 la crescita delle unità di lavoro totali è stata dello 0,8% rispetto all’anno precedente mentre l’aumento delle unità di lavoro dipendenti è risultato più elevato (+1,3%)”. Alle imprese è stato chiesto di indicare il ruolo esercitato dai fattori normativi e fiscali sulla decisione di aumentare lo stock occupazionale (nel periodo da gennaio a novembre del 2015. Anche il nuovo contratto a tutele crescenti “sembra aver esercitato un ruolo positivo, seppure con minore intensità (nel periodo oggetto di indagine)- spiega Istat- tra le imprese della manifattura che hanno fatto ricorso a nuovo personale, esso è stato giudicato molto o abbastanza importante ai fini dell’assunzione dal 35% delle imprese, soprattutto nel settore dei mezzi di trasporto”. L’importanza delle agevolazioni Irap, per i datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato, “appare meno determinante rispetto ai provvedimenti precedenti”.

Nel terziario, prosegue Istat, “il ruolo esercitato dagli esoneri contributivi sulle decisioni di nuove assunzioni appare più incisivo: la quota delle imprese che hanno ritenuto tale novità normativa molto o abbastanza rilevante è pari al 61%, soprattutto nei settori della informazione e comunicazione e nel turismo”. Anche il contratto a tutele crescenti “sembra aver avuto nei servizi un rilievo maggiore rispetto alla manifattura”. La quota di chi ha giudicato la normativa molto o abbastanza rilevante nella decisione di assumere “è stata pari al 49,5%, soprattutto tra le aziende del settore informazione e comunicazione, contro il 40% delle imprese che hanno dichiarato una scarsa o nulla rilevanza”.

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